Il caso Syrotiuk: la sentenza contro il compagno ucraino, l’economia di guerra e lo sdoganamento del fascismo in Italia e in Europa 

Di Giovanni Petriccioli. Esperto di questioni russe e cinesi; del PCUP di La Spezia.

Il 10 agosto 2026, il tribunale distrettuale di Pervomajs’k, nella regione di Mykolaiv, Ucraina, ha pronunciato una sentenza destinata a rimanere una macchia indelebile nella storia dei diritti politici nell’Est Europa: il compagno Bogdan Syrotiuk, ventisettenne leader della “Giovane Guardia dei Bolscevichi-Leninisti” (YGBL), è stato condannato a 15 anni di reclusione con l’accusa di alto tradimento sotto la legge marziale. La sentenza prevede inoltre la confisca totale dei beni e, in un macabro richiamo ai periodi più bui del Novecento, l’ordine di distruzione dei libri e dei testi di teoria marxista e socialista sequestrati al momento del suo arresto.

Per i comunisti, per gli internazionalisti e per chiunque difenda la libertà di espressione contro il militarismo di Stato, questo verdetto rappresenta un gravissimo precedente di persecuzione politica. L’apparato statale ha cercato di inquadrare la legittima opposizione ideologica al conflitto all’interno del codice penale, equiparando il dissenso di classe a un atto di ostilità nazionale. Tuttavia, un’analisi rigorosa della sua attività pubblicistica e militante dimostra che la condanna colpisce esclusivamente chi rifiuta di allinearsi all’ideologia militarista dominante.

La reazione interna: fascistizzazione dello Stato e riabilitazione del collaborazionismo

L’arresto e la condanna di Bogdan Syrotiuk si inseriscono in un processo profondo di fascistizzazione delle strutture statali in Ucraina, accelerato sotto la copertura dell’alleanza con la Nato. Mentre un giovane comunista viene condannato a 15 anni per aver scritto articoli di impianto internazionalista, le istituzioni portano a compimento l’integrazione di battaglioni paramilitari dichiaratamente neonazisti e fascisti (come il Battaglione Azov e altre formazioni della destra radicale) all’interno delle forze armate regolari.

Questo processo non è solo militare, ma ideologico e culturale:

  • Il culto dei collaborazionisti: figure storiche legate al fascismo e responsabili di eccidi e collaborazionismo con il nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale, come Stepan Bandera e l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), sono state elevate ad eroi nazionali ufficiali.
  • La cancellazione della memoria: Parallelamente alla distruzione dei libri di testo marxisti ordinata nella sentenza Syrotiuk, lo Stato attua la rimozione sistematica dei monumenti antifascisti e della memoria della liberazione dal nazifascismo.
  • Criminalizzazione delle opposizioni: Tutti i partiti di sinistra, comunisti e le organizzazioni sindacali indipendenti sono stati progressivamente messi al bando, lasciando campo libero alle forze scioviniste.

Il ruolo del governo italiano e lo sdoganamento del fascismo in Europa

Il dramma di Syrotiuk non può essere isolato dal contesto continentale. Il silenzio complice dei governi europei sulla repressione interna rivela una spaventosa convergenza ideologica. In Italia e nel resto d’Europa assistiamo a un sistematico sdoganamento del fascismo, utilizzato dalle classi dominanti in funzione della mobilitazione bellica e della stabilità capitalista.

L’Italia rappresenta l’avanguardia di questa normalizzazione reazionaria sotto la guida del governo Meloni. Esponenti di spicco dell’esecutivo, a partire dalla stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal Presidente del Senato Ignazio La Russa e dal Ministro del Merito Giuseppe Valditara, portano avanti un’operazione quotidiana di riscrittura storica:

  • La delegittimazione dell’antifascismo: attraverso dichiarazioni istituzionali tese a equiparare l’antifascismo ai totalitarismi del Novecento, si tenta di svuotare i valori della Resistenza per riabilitare, in chiave moderna, il nazionalismo sciovinista e corporativo.
  • Il sostegno cieco al militarismo: questo revisionismo storico serve a giustificare l’allineamento totale dell’Italia ai diktat atlantisti ed europeisti, glorificando la retorica della “difesa della civiltà occidentale” e criminalizzando le piazze e i movimenti che si oppongono all’invio di armi.
  • La tolleranza istituzionale: mentre si applica il pugno di ferro contro i lavoratori in sciopero e gli studenti, le manifestazioni nostalgiche e le reti neofasciste vengono tollerate e protette, fungendo da manovalanza ideologica per la tenuta dell’ordine borghese.

L’impatto economico della guerra sulla classe operaia

Questa sovrastruttura ideologica e repressiva serve a mascherare i costi materiali dell’economia di guerra, interamente scaricati sulle spalle della classe operaia europea e italiana. Il conflitto non è neutrale: arricchisce i padroni e affama i proletari.

  • Profitti di guerra: I colossi dell’industria bellica italiana, come Leonardo, registrano profitti record e boom azionari storici, trainati dalle commesse statali finanziate con il denaro pubblico.
  • Tagli al welfare e austerità: per finanziare l’aumento delle spese militari richiesto dalla Nato, il governo italiano taglia drasticamente la spesa sociale, la sanità pubblica, l’istruzione e i sussidi di povertà. Le risorse vengono sottratte ai bisogni del popolo per essere convertite in munizioni.
  • Inflazione e carovita: i lavoratori pagano la guerra due volte: la prima attraverso la perdita del potere d’acquisto causata dall’inflazione e dalle speculazioni energetiche, la seconda attraverso salari reali che in Italia restano tra i più bassi d’Europa, bloccati da contratti collettivi al ribasso e dalla complicità dei sindacati concertativi.

La criminalizzazione di militanti come Bogdan Syrotiuk serve proprio a questo: impedire che i lavoratori comprendano che il vero nemico non è il proletario dall’altra parte della trincea, ma la propria borghesia nazionale che si arricchisce sulla devastazione.

La posizione della YGBL: Internazionalismo contro il militarismo

La realtà teorica e politica della YGBL, l’organizzazione giovanile guidata da Syrotiuk, smentisce le accuse di spionaggio. Le posizioni espresse si rifanno rigorosamente al leninismo e al principio del disfattismo rivoluzionario.

1. Contro l’imperialismo occidentale: denuncia dell’aggressione economica e militare della Nato sulla pelle della classe operaia.

2. Contro lo sciovinismo e il fascismo: rifiuto radicale della retorica dell’odio identitario promosso dalle fazioni neofasciste al servizio del capitale.

3. Fratellanza di classe: appello alla solidarietà globale dei lavoratori per fermare il massacro reciproco in nome del profitto e delle commesse militari.

Campagna internazionale e compiti dei comunisti

Il verdetto di agosto ha scatenato un’immediata ondata di indignazione. Il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale (ICFI) ha promosso una vasta campagna di mobilitazione globale che raccoglie il sostegno di intellettuali, accademici, sindacalisti e partiti della sinistra di classe a livello internazionale.

Mentre i legali di Syrotiuk preparano il ricorso in appello in un clima di pesantissima intimidazione politica, il dovere delle avanguardie comuniste nel nostro Paese è duplice:

  • Rompere il muro del silenzio dei media mainstream, che ignorano la repressione delle forze di sinistra e l’avanzata neofascista.
  • Collegare la lotta contro la guerra alla lotta salariale, denunciando come le spese militari siano la causa diretta della miseria e dello smantellamento dei diritti dei lavoratori in Italia.

La condanna di Bogdan Syrotiuk è il sintomo dell’incompatibilità strutturale tra l’economia di guerra e i diritti democratici. La solidarietà con il compagno Bogdan è una battaglia politica essenziale contro il ritorno del fascismo e per la pace internazionale.

Libertà per Bogdan Syrotiuk! Guerra alla guerra dei padroni!

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