Di Laura Baldelli

L’occasione dell’incontro è la nefasta: la ricorrenza della fondazione della Nato, nata 77 anni fa il 4 aprile 1949 a Washington, dopo la seconda guerra mondiale, come alleanza militare intergovernativa nel settore della difesa, con l’obiettivo di preservare la sicurezza e la libertà dei suoi paesi membri, che oggi sono 32, di cui 30 europei e 2 nordamericani: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Repubblica della Macedonia del Nord, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. L’Alleanza riconosce la priorità delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: l’articolo 5 è il cuore dell’Alleanza e sancisce il principio di indivisibilità della sicurezza e difesa collettiva, perché un attacco contro un Alleato, è considerato come un attacco contro tutti. L’organo decisionale dell’Alleanza è il Consiglio Atlantico, in cui partecipano i rappresentanti permanenti dei 32 alleati ed il segretario generale dell’alleanza, come tutti gli alleati hanno uguale diritto di parolae tutte le decisioni dell’alleanza devono essere unanimi e consensuali.
Ma non è andata così, in quanto sappiamo quanto potere esercitino ed abbiano esercitato gli Usa e quanto siano state ignorate le decisioni dell’Onu; soprattutto la Nato si è costituita in chiave anti-sovietica ed anti-paesi socialisti dell’est Europa, su spinta degli Usa.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, lo scioglimento del Patto di Varsavia del 1991 e la frammentazione dell’Urss, la principale ragion d’essere dell’alleanza, ossia la contrapposizione al blocco sovietico, non aveva ragione di esistere, ma la Nato ha adottato una nuova dottrina: il concetto strategico, che ha posto le basi per un rapporto non conflittuale con gli ex avversari del Patto di Varsavia e dall’altra ha riconfermato la necessità di una difesa comune in termini convenzionali e nucleari, per via dell’instabilità generata dal mutato quadro strategico nel continente europeo; ma il rapporto non conflittuale si è evoluto nel coinvolgimento militare, tanto che sono entrati a far parte dell’alleanza con molteplici basi Nato ed Usa, poste ai confini della Federazione russa, in quanto fallita la strategia Usa e Ue d’impossessarsi delle ricchezze energetiche e minerarie dell’ex territorio sovietico. Ma non è bastato, in quanto l’alleanza ha anche stretto programmi di collaborazione con paesi esterni al quadrante euro-atlantico: il Dialogo mediterraneo avviato nel 1994, che coinvolge Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Marocco, Mauritania, Tunisia e l’Istanbul Cooperation Initiative, lanciato nel 2004, di cui fanno parte Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar. Dall’aprile 2011 la Nato ha inoltre dato una veste ufficiale “Partners across the globe” ai legami che da tempo intrattiene con Australia, Colombia, Corea del Sud, Giappone, Iraq, Mongolia, Nuova Zelanda e Pakistan., in chiave non solo anti Federazione Russa, ma anche anti-Repubblica popolare cinese e dei Brics plus.
Fatta questa necessaria premessa, il coordinatore della tavola rotonda il compagno Stefano Tenenti ha presentato i video-collegamenti con Manlio Dinucci e Moni Ovadia.
Il compagno Dinucci ricordiamo è noto per l’impegno come pacifista, giornalista e geografo, autore di testi di geografia umana per 30 anni nella casa editrice Zanichelli, direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985, quando ancora il premio aveva un valore, è autore di numerosi saggi sui temi della pace e della guerra ed è stato tra i fondatori del Comitato No Guerra No Nato.
L’intervento di Dinucci ha suggerito molte riflessioni che gli intervenuti hanno poi ripreso nelle loro relazioni ed ha iniziato proprio dal valore della Geografia e della Storia, discipline che permettono di leggere il mondo attraverso lo spazio e il tempo, volutamente quasi eliminate dalla scuola italiana, agevolando quell’azione perpetrata negli anni di raccontare i fatti in funzione dell’imperialismo e del colonialismo. Oggi il cosiddetto Occidente che ha attraversato 2 guerre mondiali e si è scontrato con la Rivoluzione di Ottobre ha cambiato fisionomia ma continua a dominare e condizionare il mondo, nonostante abbia perso terreno nel controllo del mondo. Non è andata come avevano pensato dopo disgregazione dell’Urss e del Patto di Varsavia, nel piano di colonizzazione e rapina della Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese non è stata solo lo strumento delle multinazionali per i grandi profitti. Infatti dopo la Rivoluzione di Ottobre, l’Occidente ha continuato il piano di combattere e distruggere il comunismo, ma la Russia ha recuperato il senso patriottico e salvato le proprie ricchezze, tanto da vendere a buon mercato l’energia, aiutando molti paesi, mentre la Cina ha recuperato terreno nella ricerca tecnologica da superare tutti, ed i Brics sono stati uno spartiacque al potere del dollaro e sono le fondamenta del multipolarismo. Tutto questo ha portato al colpo di stato in Ucraina, facendo leva sui nazisti ucraini addestrati dalla Nato, piano già preparato da Obama, assieme alle destabilizzanti primavere arabe, un altro immeritato premio Nobel. L’Ucraina è un attacco alla Russia, attraverso la popolazione russofona del Donbass. Sulla questione in Palestina, Dinucci ha sollevato dubbi sul fallimento dell’intelligence israeliana, suggerendo che l’attacco del 7 ottobre possa essere stato in qualche modo favorito o “lasciato accadere” per giustificare la successiva operazione militare ed il genocidio a Gaza. L’attacco all’Iran è un attacco alla Cina ed è il luogo geografico per una immensa base militare in Medioriente, come tentano di fare in l’Ucraina contro la Russia. Questi molteplici scenari sono tutti collegati e parlare di pace senza il marxismo per capire i fatti, non ha senso e oggi l’Onu è praticamente smantellato perché Usa e Urss agiscono contro il diritto internazionale. Non una guerra mondiale a pezzi ma un confronto mondiale a pezzi.
Dinucci, riguardo al nostro partito, nato con l’obiettivo di unire i comunisti e creare un fronte ampio, ha rimarcato la necessità che si faccia avanguardia e che l’unità vera si costruisce con la presa di coscienza; un percorso difficile, per il quale occorre una robusta formazione politica per i giovani, sulla pratica dei valori marxisti e del materialismo dialettico, che vanno diffusi dove ci sono le lotte per conquistare l’egemonia. Combattere la mentalità borghese che si è infilata ovunque, permettendo che si violasse la Costituzione perché ha elementi di socialismo che vincolano anche la proprietà privata. Anche l’individualismo ed il leaderismo va combattuti e occorre ritornare ad una visione storica fatta di verità, contro la falsa narrazione contemporanea, che nega persino il determinante e valoroso contributo dell’Urss contro il nazismo. La Storia deve insegnarci la complessità, essere aperti per comprenderla e saper cambiare direzione, ricordando come le grandi rivoluzioni sono nate da piccoli gruppi che hanno saputo orientare le masse.
I presenti in sala hanno applaudito calorosamente Manlio Dinucci e il compagno Tenenti ha ringraziato il pubblico che ha riempito la sala, ricordando che a breve celebreremo il 25 aprile Festa della Liberazione e quest’anno sarà ancora più importante il 2 giugno Festa della nostra Repubblica, che compie 80 anni, ma molte promesse della Costituzione sono state disattese, alcune cancellate ed altre messe in pericolo da destra, ma anche dal centro-sinistra.
E’ il momento del collegamento con Moni Ovadia, che tutti conosciamo come valente artista, ma anche come cittadino impegnato contro le guerre imperialiste; di origini ebraiche ed anti-sionista, come uomo e come artista, si è dedicato costantemente al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale, ma condanna il governo israeliano e protesta contro il genocidio in Palestina, .
Infatti il suo contributo parte dalla necessità di dare corpo e orizzonte ad un grande movimento per la pace, la libertà, la giustizia sociale, contro il capitalismo che esprime una criminale economia di morte, sostenuta dalle lobby delle armi che devastano territori e popoli. Senza il pilastro dell’eguaglianza si calpesta la vita umana nella sua dignità personale e sociale, se non c’è umanità libera non si va verso il progresso. Ci vuole una volontà di rispetto verso i lavoratori e i diritti sociali.
Prima di dare la parola agli invitati, Tenenti ha ricordato il New York Times che ha erroneamente definito l’acronimo Nato come North America Tready Organization invece di North Atlantic Tready Organization, un errore divenuto virale,che svela cosa è stata l’azione della Nato. Dopo le ultime dichiarazioni di Trump l’alleanza potrebbe essere addirittura abbandonata, e si pensa che rimanga tutta europea, vedremo gli sviluppi.
E’ la volta del segretario regionale del Prc Gabriele Marcozzi, che traccia il quadro noto della situazione, citando l’economista Emiliano Brancaccio nell’affermazione che il libero scambio ha generato squilibri: infatti gli Usa sono un paese indebitato ed usano cannoni e finanza per eliminare il loro debito in mano alla Cina e non solo. I dazi non sono serviti, la classe dirigente americana ha perso il controllo e il Medioriente non è importante solo per l’energia e le terre rare, ma anche per la via della seta e gli Usa non possono perdere l’impero e l’influenza in Europa, specie se decidesse di abbandonare la Nato.
Marcozzi ha sottolineato come oggi la Nato ci chieda di portare le spese militari al 5% per il riarmo, per cui è importante costruire un fronte o una convergenza di forze per la pace, in cui dovrebbero stare anche i comunisti ed è necessario coinvolgere tutti quelli che hanno votato No al referendum e portarli su questi temi.
Dopo Il segretario regionale del Prc, è intervenuto Alessandro Belfiore di No guerra No Nato ed anche No Ue, che ha ricordato 3 date importanti: 24/10/45 la nascita dell’Onu; 22/12/47 approvazione della nostra Costituzione; 4/04/49 viene fondata la Nato ad uso e consumo degli Usa che mai hanno rispettato il diritto internazionale, quindi non è solo un’azione di oggi; sono stati sempre in guerra ed hanno organizzato 50 colpi di stato nel mondo con motivazioni sempre fantasiose: dalle guerre umanitarie, all’esportazione di democrazia e recentemente paladini contro la droga e la liberazione delle donne per mascherare e mistificare le loro guerre imperialiste. Gli Usa hanno sempre creato arbitrariamente proprie regole per giustificare le guerre imperialiste per accaparrarsi materie energetiche e terre rare.
Belfiore ha ricordato che l’Italia ha anche appoggiato le loro guerre: dal 1992 al ’99 nei Balcani, in Libia nel 2011, ed oggi in Ucraina e in Iran, violando la Costituzione ed il diritto internazionale. Negli ultimi 8 mesi però è nato un movimento in tutta Italia per la Palestina, la solidarietà per Cuba e lo sdegno per l’attacco al Venezuela, soprattutto per la violazione dei diritti umani, che ha visto coinvolte le nuove generazioni. La falsa retorica dell’aggressore e dell’aggredito per il conflitto in Ucraina, non è scattata per l’Iran, né per l’espansione della Nato tra i media italiani asserviti alle veline del governo e le persone cominciano a farsi qualche domanda. Oggi l’Iran che resiste è importantissimo per l’assetto mondiale, anche per arginare il prepotente e distruttivo obiettivo della costruzione della grande Israele, che rappresenta davvero con le sue azioni il male assoluto.
Belfiore ha sottolineato come le manifestazioni abbiamo mobilitato molte forze, ma ora bisogna confrontarsi con tutti i movimenti che hanno manifestato per la pace e contro il genocidio del popolo palestinese per una comune visione globale e per i comunisti se si apre una strada per l’unità è davvero politicamente importante, perché abbiamo un avversario comune: il governo Meloni.
E’ stato decisivo anche l’impegno di molti intellettuali che si sono esposti come il prof. Angelo D’Orsi e il prof. Alessandro Orsini, come gli ex ambasciatori la dott.ssa Elena Basile e il dr. Alberto Bradamini, la loro influenza è un grande contributo.
Ha accettato il nostro invito anche la giovane portavoce di Evoluzione della Rivoluzione, Beatrice Marinelli, che alle scorse elezioni regionali del 2025, con l’1%, è la terza forza politica, che ha subito racconto l’invito di Dinucci e Moni Ovadia per parlare tra la gente dei comuni disagi e problemi quotidiani, perché oggi manca anche la consapevolezza di come cambia la nostra vita a causa delle decisioni globali: sono crollati i pilastri che hanno finora governato il mondo, ma in tutti i modi ostacolano il multipolarismo. Da giovane donna fa il confronto come la sua generazione sia cresciuta con i valori del disarmo, ma oggi come genitore si trova a raccontare ai suoi figli che non c’è più la sanità pubblica perché si sceglie il riarmo, però le speranze ci sono perché tanti giovani hanno animato le manifestazioni per la Palestina contro il genocidio. Bisogna cogliere l’urgenza del momento: Trump e Netanyau si sono mossi calpestando il diritto internazionale, non si nascondo più e sembrano non avere più bisogno della Nato ed é questo il nuovo paradigma che ha messo al bando la diplomazia, mentre il sionismo avanza, con la giustificazione inammissibile della Shoah per perpetrare il genocidio in Palestina e in casa nostra la premier Meloni va pregare i nostri fornitori di energia affinché non recedano dai contratti.
La Marinelli ha raccolto l’esortazione di Dinucci e Moni Ovadia di confrontarci e stare nelle lotte, anche per fondare nuove ideologie, cambiare simboli, rinnovate nel linguaggio per essere in grado di rivolgerci alla società civile che scende in piazza per la Costituzione, per il pacifismo, contro il sionismo, l’imperialismo, il capitalismo e la militarizzazione della società. Bisogna prepararsi per le prossime elezioni contro il centro-destra, ma anche contro questo centro-sinistra che ancora è contro la Russia e possiamo davvero costruire una forza alternativa importante.
Ultimo intervento quello del segretario nazionale del Pcup Fosco Giannini, che ha ringraziato quanti hanno accettato l’invito per confrontarsi e ha spiegato che la decisione di proiettare i contributi di Dinucci e Moni Ovadia è stata decisa nell’intento di coinvolgere gli intellettuali per il nostro progetto; ma anche il contributo degli invitati è stato prezioso, anche la sola presenza, come quella dei compagni Edoardo Mentrasti per Liberazione Movimento e Marco Amagliani del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti; importante quello di Beatrice Marinelli sul comune punto d’incontro di creare un fronte ampio sugli urgenti temi comuni con l’obiettivo di lavorare ancora assieme. Il Pcup, nato a gennaio è il frutto del lavoro di 7 anni di costruzione di unità, attraverso riviste online per il confronto teorico di analisi e prassi, iniziative comuni con altre forze comuniste, come manifestazioni, convegni, presidi nelle lotte dei lavoratori. Oggi, ha sottolineato il Segretario Nazionale, il Pcup è presente, per costruire unità d’intenti, dalla Val d’Aosta a Lampedusa.
A livello internazionale, proseguendo nel suo intervento, ha affermato che il vecchio ordine internazionale stia finendo, anche se l’Iran sta vincendo, ma bisognerà attendere nuovi esiti ancora molto incerti.
Ricostruendo i fatti degli ultimi decenni: all’inizio degli anni Duemila si ratificava la fine della storia, una sciocchezza smentita e sconfessata nel 2010 con i Brics ed oggi con i Brics Plusl, a cui hanno aderito il 60% dei paesi nel mondo; inoltre un’insurrezione antimperialista nella Latino-America, come in Africa con l’asse Gheddafi-Mandela per la costruzione della PanAfrica ed di una banca africana per combattere il neocolonialismo e per questo Gheddafi fu ucciso; ma anche in Asia lo sviluppo tecnologico, scientifico, economico, culturale della Cina e del piccolo Vietnam rappresentano il multipolarismo nel mondo. Per questo oggi c’è la risposta rabbiosa con la guerra che vuole tagliare le vene energetiche del petrolio iraniano alla Cina.
Ben 47 anni fa il popolo iraniano con una rivoluzione abbattè il regime sanguinario al servizio dell’occidente, cacciando lo Scià e così gli Usa non sono riusciti ad impossessarsi delle risorse petrolifere e soprattutto a non trasformare il Paese in una immensa base militare, come stanno tentando di fare in Ucraina.
Giannini proseguendo ha affermato che nel nuovo scenario si contempla la Terza Guerra Mondiale, mentre il dollaro perde valore e gli Usa sono sempre più un paese deindustrializzato, con un immenso debito pubblico, le cui risposte con i dazi alla crisi sono state fallimentari; però come diceva Lenin il capitalismo ha i secoli contati.
E l’Ue, che non sta meglio, è germanizzata, sanguinaria sul piano della guerra e risponde con il riarmo dei 27 paesi membri alla crisi della Nato, con conseguenze sul piano economico e sociale; infatti non si è dotata di un sistema fiscale equo e comune, mentre gli Usa, nati su basi materiali, una volta liberatisi dal capitalismo inglese, hanno strutturato un efficace sistema fiscale.
Non si può dimenticare che l’Ue è nata come soggetto storico a ridosso del dissolvimento dell’Urss con il trattato iper-liberista di Maastricht nel 1992 per accaparrarsene le risorse, attraverso il capitale trans-europeo.
E oggi il cancelliere Friedrich Merz, propone in Germania l’allungamento dell’orario di lavoro e il riarmo.
Per l’Italia, ha dichiarato Giannini, è necessario riconquistare la nostra sovranità nazionale in senso rivoluzionario, dopo la finanziaria di guerra del dicembre 2025, passata senza ostacoli mossi dai sindacati confederali, solo Usb e autonomi si sono mobilitati, il fronte ampio dovrebbe raccogliere le parti migliori del paese, dalle fabbriche alle università, che si oppongono e non hanno sponda politica.
Giannini ha condiviso l’idea di Beatrice Marinelli, che se necessario, quanto sia importante anche fare un passo indietro per costruire il fronte per dialettizzare il lavoro locale e quello nazionale, per costruire un’unità più vasta di quella dei comunisti, purché sia un’alternativa seria a questo inaffidabile centro-sinistra.
Ha inoltre ribadito quanto sia stato importante incontrarsi per confrontarsi, perché è emersa una grande qualità di analisi e di proposta per una futura mobilitazione delle forze sociali, culturali e politiche.
E’ seguito un dibattito grazie anche agli interventi del pubblico, sui temi della sovranità nazionale italiana in pericolo con le 130 basi Nato ed Usa, sull’ipocrita narrazione main-stream sull’Ucraina, Israele, Iran ed i pericoli dell’uso di armi nucleari che incombono nel mondo, la necessità di unirci attorno ai punti più importanti della nostra Costituzione e l’inaffidabilità del centro-sinistra.
L’augurio e l’obiettivo è quello di continuare concretamente il lavoro della costruzione del fronte con lealtà ed onestà intellettuale come ai tempi della Resistenza.
