
La proposta di legge presentata, su iniziativa del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), alla Duma di Stato nello scorso mese di ottobre per ripristinare in via permanente i nomi sovietici, storicamente significativi e universalmente noti, di Leningrado (per l’attuale San Pietroburgo) e di Stalingrado (per l’attuale Volgograd), ha un obiettivo assolutamente chiaro e pienamente condivisibile: ripristinare i nomi storici, preservare la memoria della Grande Guerra Patriottica, della liberazione dall’occupazione nazista e della vittoria epocale contro il nazismo e il fascismo storico, quindi della liberazione dell’Europa e della riconquista della libertà, vietando altresì qualsiasi ulteriore modifica del nome per le città designate come “Città Eroe”. Peraltro, sebbene le più famose e universalmente note, Leningrado e Stalingrado non sono le uniche “Città Eroe”: il primo utilizzo ufficiale del titolo data infatti al 1° maggio 1945, quando Stalin emanò l’Ordine n. 20, che avviava la fase finale della liberazione e ordinava di sparare salve di cannone nelle “città eroiche di Leningrado, Stalingrado, Sebastopoli e Odessa”, cui si sarebbero successivamente aggiunte Mosca, Kiev, Novorossijsk, Kerch, Minsk, Tula, Murmansk, Smolensk.
A Leningrado e Stalingrado corrispondono, peraltro, due delle pagine più eroiche e gloriose non solo della Seconda Guerra Mondiale ma dell’intera storia del Novecento. Già nell’agosto 1941, i tedeschi avevano raggiunto la periferia meridionale di Leningrado e l’8 settembre la città fu completamente isolata via terra, con l’unica via di collegamento con il mondo esterno rappresentata da una piccola striscia d’acqua attraverso il lago Ladoga (la cosiddetta “Strada della Vita”). Non potendo conquistare militarmente la città, i nazisti decisero di sottoporla ad assedio per farla letteralmente morire di fame, al contempo sottoponendola a raid e bombardamenti. Sottoposta ad un assedio tra i più duri della storia, durato ben 872 giorni, le masse non si arresero e Leningrado non cadde. Quando, costrette a porre fine all’assedio, le forze naziste si ritirarono, il 27 gennaio 1944, oltre un milione di abitanti erano morti per fame, stenti e sotto i bombardamenti tedeschi e oltre 300 mila soldati avevano perso la vita nella difesa e nella liberazione della città. Quando, nel 1965, Leningrado fu insignita del titolo di Città Eroica, divenne, al tempo stesso, la prima città a ricevere tale onorificenza.
Destino analogo fu quello dell’eroica Stalingrado. La difesa di Stalingrado (luglio-novembre 1942), la controffensiva del 19 novembre 1942 che intrappolò le forze dell’Asse intorno alla città, e la resa tedesca (2 febbraio 1943), segnarono la svolta della Seconda Guerra Mondiale in Europa. Non solo: la portata della battaglia di Stalingrado ben illustra la ferocia dell’aggressione nazista e fascista, con i bombardamenti tedeschi che uccisero migliaia di civili e trasformarono la città in un paesaggio di rovine. I combattimenti si protrassero per mesi, strada per strada, casa per casa, tra edifici, abitazioni, scale, interrati, cantine. Qui i tedeschi persero oltre un quarto delle forze totali schierate sul fronte orientale e subirono una sconfitta strategica dalla quale non si ripresero più e che cambiò letteralmente le sorti della guerra. L’ordine di Stalin, lo storico, perfino leggendario, Ordine n. 227, emanato il 28 luglio 1942, era stato perentorio: «Non un passo indietro!». La battaglia durò quasi sei mesi (dal 17 luglio 1942 al 2 febbraio 1943); gli aggressori nazisti e fascisti vi persero oltre 1 milione di uomini tra morti, feriti e prigionieri, compresi migliaia di italiani che il regime fascista aveva mandato a morire sul fronte orientale; oltre 475 mila morti o dispersi e oltre 650 mila feriti, oltre a incalcolabili perdite tra i civili, furono le vittime sovietiche. Stalingrado fu dunque insignita del titolo di Città Eroica nel 1965.
Meno nota, ma fondamentale nella storia russa ed europea, la battaglia di Odessa: all’inizio di agosto 1941, il porto di Odessa sul Mar Nero fu attaccato e assediato dalle forze rumene che combattevano al fianco dei nazisti. La battaglia a difesa della città durò fino al 16 ottobre 1941, quando le truppe sovietiche, e 15.000 civili, furono evacuati via mare; i combattimenti partigiani continuarono, tuttavia, fino alla caduta della città. Dopo tre anni di brutale regime di occupazione da parte delle truppe tedesche e rumene, Odessa fu infine liberata dalle truppe del generale Malinovskij il 10 aprile 1944: il giorno stesso la bandiera rossa fu issata sul luogo simbolo della città, lo storico Teatro dell’Opera. Odessa fu insignita del titolo di Città Eroica nel 1965.
Le due città mantennero i loro nomi storici, Leningrado dal 1924 al 1991, Stalingrado dal 1925 al 1961. La loro storia, qui brevemente ricapitolata, mostra con chiarezza che, oltre che vicenda della memoria storica e della storia patria russa e sovietica, il loro valore e il loro eroismo hanno una importanza e un significato centrali per la storia d’Europa e per i popoli del mondo. Per questo salutiamo con vigore ed entusiasmo l’iniziativa politica e parlamentare del Partito Comunista della Federazione Russa per riconsegnare alle due città la loro storia e il loro nome. La memoria storica, com’è noto, si attiva non nel ricordo, bensì nella lotta, e non possiamo dimenticare, a tal proposito, il monito, imperituro, di Ernest Hemingway: “Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita”.
