Dipartimento Esteri PCUP

Leggiamo oggi sul sito istituzionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale un singolare comunicato stampa ufficiale (qui), sotto il titolo “Voto all’Onu sull’embargo Usa a Cuba: l’Italia si è astenuta e indica con la Germania e altri paesi alleati la sua posizione”, con il quale il governo Meloni cerca di giustificare in qualche modo la sorprendente decisione di astenersi nel voto in Assemblea Generale sulla bozza di risoluzione A/81/L.5 circa la “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba”.
Un tentativo di giustificare la posizione assunta dall’Italia che, al netto di ogni ulteriore considerazione di merito, pare davvero maldestro e contraddittorio. Il comunicato della Farnesina da un lato afferma “la vicinanza al popolo cubano”, ma dall’altro giustifica la scelta di non votare per la fine immediata di un blocco che, oltre ad essere del tutto unilaterale e illegale ai sensi del diritto internazionale, colpisce pesantemente la sopravvivenza stessa dello stesso popolo cubano al quale si ribadisce, assai cinicamente e ipocritamente a questo punto, la propria “vicinanza”.
Per giustificare la scelta, da più parti giudicata insostenibile e vergognosa, della astensione, la Farnesina mette in primo piano, nel suo comunicato, il fatto che tale decisione sia stata assunta insieme con “altri paesi alleati come Germania, Olanda, Polonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Croazia”: un modo sorprendente di giustificare le proprie deliberazioni, che dovrebbero essere assunte in virtù di una postura sovrana nel massimo organismo democratico delle Nazioni Unite, e che invece ci si trova a giustificare facendo ricorso a quella che, espressa in questi termini, pare più una “chiamata di correo” che non l’espressione argomentata di una posizione politica.
E allora, verrebbe naturale dire, la Francia e la Spagna, ad esempio, che correttamente hanno votato a favore della fine immediata del blocco genocida contro Cuba, non sarebbero forse nostri “alleati”? Preferiamo dunque, come Paese, di fronte a una votazione così importante, esibire l’alleanza – con tutto il rispetto per carità – con Estonia e Lettonia, anziché quella con Francia e Spagna, che assumono una postura ben più dignitosa, in questa circostanza, in Assemblea Generale?
Il comunicato stampa e i suoi funambolismi, purtroppo, non finiscono qui. Di fronte al blocco imposto dagli Stati Uniti che, solo nella durata della prima parte della sessione di voto in Assemblea Generale, come ricordato dal Ministro degli Esteri di Cuba, ha causato danni alla popolazione cubana per oltre 22,9 milioni di dollari, il comunicato della Farnesina si arrischia, con grande azzardo, nel sostenere la tesi per cui è “la mancanza di libertà” a causare di fatto la crisi attuale; e tuttavia appena poche righe prima aveva ricordato, testualmente, che “l’embargo economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba ha conseguenze economiche e umanitarie negative per il popolo cubano”. L’evidenza è cioè talmente palese e forte che non si può né negare né mascherare: è proprio “l’embargo economico imposto dagli Stati Uniti” la causa.
E quindi, se manchevoli sono le premesse, inconsistenti diventano le conseguenze: nel breve volgere di poche righe, lo stesso comunicato della Farnesina, prima sostiene che a Cuba “le riforme non arrivano”, poi dichiara solennemente che “le 176 misure economiche e sociali adottate lo scorso giugno dovranno essere attuate rapidamente”. Evidentemente le riforme, intanto, sono arrivate.
Infine: “Attualmente sono in corso 12 iniziative della Cooperazione allo sviluppo italiana per un valore totale di circa 30 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 32 milioni di euro per la cooperazione delegata UE”. Meno male, verrebbe da dire, che esiste ed è forte una mobilitazione di popolo, in Italia e nel mondo, a sostegno di Cuba e che i popoli sanno attivarsi anche quando i propri governi sono al guinzaglio del potente di turno che impone loro cosa dire e come comportarsi.
In questo momento, ci sono circa 400 medici cubani (cardiologi, ortopedici, rianimatori, anestesisti, urologi, radiologi e medici di pronto soccorso) in Calabria e la presenza e il lavoro della missione medica cubana nel nostro Paese stanno letteralmente salvando dal collasso il sistema sanitario di un’intera, importante, regione italiana.
Forse, anziché scrivere paginette bislacche e contraddittorie, con sviste marchiane da matita blu, il nostro governo avrebbe potuto votare a favore della risoluzione di Cuba, e sarebbe stato, con tutto il rispetto degli alleati occasionali, in buona compagnia: la compagnia di ben 130 Stati del mondo, la vastissima maggioranza della comunità internazionale, che per l’ennesima volta hanno condannato il blocco unilaterale, illegale e genocida degli Stati Uniti contro Cuba.
