
Smentendo i pronostici della vigilia, e sull’onda di una straordinaria mobilitazione popolare, Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali ed è stato riconfermato presidente del Brasile, con un successo pieno e un risultato indiscutibile, il 51.8% dei voti, 4 milioni di voti di distacco dal candidato delle destre padronali, razziste e reazionarie, Flávio Bolsonaro.
Si tratta di un successo di vastissima portata: un successo che, per le sue caratteristiche e ribaltando il risultato del primo turno e i pronostici della vigilia, non ha precedenti nella storia recente del Brasile, al punto che, dalla fine della dittatura militare (1964-1985) nessun candidato giunto secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio; un successo che, anche in questo caso sancendo un vero scarto con gli esiti iniziali, va ben al di là di quanto prevedibile in base alle indicazioni di voto dei candidati che non avevano superato il primo turno, e si configura proprio in virtù della straordinaria partecipazione al voto e della vastissima mobilitazione popolare che ha accompagnato la campagna verso il secondo turno; un successo che conferma Lula per la quarta volta alla presidenza del Brasile e che sancisce un risultato indiscutibile non solo per il PT, il Partito dei Lavoratori di Lula, ma per tutto il panorama della sinistra brasiliana, delle forze autenticamente democratiche e progressiste che continuano a giocare un ruolo importante nella scena politica del Paese.
Si tratta di un risultato indiscutibile dal punto di vista elettorale: Lula è stato praticamente sempre in vantaggio nel corso delle operazioni di spoglio, ha conseguito una prevalenza indiscutibile alla fine delle operazioni elettorali, e la sua vittoria è stata diffusamente confermata e accertata: il presidente del Tribunale Supremo Elettorale, Kassio Nunes Marques, ha confermato la vittoria di Lula sottolineando che sarà, appunto, il 40° presidente della Repubblica e confermando “piena sicurezza e affidabilità circa l’intero processo elettorale”; gli stessi presidenti del Senato, Davi Alcolumbre, e della Camera, Hugo Motta, entrambi di partiti di destra, hanno riconosciuto subito la vittoria di Lula, smentendo tutte le meschine contestazioni di Bolsonaro, congratulandosi con il presidente eletto e difendendo la regolarità del voto.
Ma ciò che più conta, anche per difendere il successo elettorale da tutte le macchinazioni che la destra, e il clan Bolsonaro, hanno già minacciato di mettere in campo per rovesciare la volontà popolare e sovvertire l’esito del voto, è la grande mobilitazione di popolo che si è concretizzata, con una straordinaria attivazione e partecipazione, a sostegno e a difesa di Lula. Come lo stesso Lula ha richiamato, infatti, “devo ringraziare il popolo brasiliano, la sua generosità, la generosità del popolo brasiliano, la generosità della gioventù brasiliana, che si sono battuti a difesa della nostra democrazia. Voglio ringraziare chi ha lavorato attraverso le piattaforme digitali, che vogliamo difendere da interferenze estere, e che vogliamo regolare. È stata compiuta un’impresa straordinaria con cui abbiamo accresciuto e incrementato i nostri voti”.
È una vittoria che dovrà affrontare molte sfide, indubbiamente, sul piano interno, soprattutto in relazione alle vaste questioni che si profilano all’orizzonte per garantire ai lavoratori e alle lavoratrici, e alle sterminate masse popolari brasiliane, condizioni migliori e traguardi ancora più avanzati di quelli che sino a questo momento è stato possibile conseguire, anche a causa della complessa congiuntura regionale e internazionale e per i tanti ostacoli e ostruzionismi che le destre politiche ed economiche interne hanno frapposto ai programmi economici e sociali più avanzati, ma anche sul piano internazionale, in un panorama regionale, quello del subcontinente, dove forte è tornato a soffiare il vento della destra, che coltiva sogni di svolta reazionaria e neoautoritaria e si allinea al trumpismo e alla minaccia di vere e proprie riedizioni di Plan Condor 2.0.
Anche per questo la vittoria di Lula e del fronte di progresso in Brasile non poteva e non è passata inosservata: se Trump e i circuiti delle destre trumpiane variamente dislocate nel continente e altrove letteralmente schiumano di rabbia, evocando fantomatici e inesistenti brogli – un vecchio copione che non cessa tuttavia di risultare inquietante e pericoloso – tutti i principali attori del Sud globale e del mondo multipolare hanno salutato la vittoria di Lula. Così la Repubblica Popolare Cinese: “La Cina ha preso atto dell’annuncio del Tribunale Supremo Elettorale brasiliano sulla vittoria del presidente Lula al secondo turno delle elezioni e desidera esprimere le proprie congratulazioni”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Guo Jiakun, confermando che “La Cina è pronta a collaborare con il Brasile per continuare a promuovere la costruzione di una comunità sino-brasiliana dal futuro condiviso”.
E così tutte le forze del movimento internazionale dei lavoratori che guardano con rinnovata speranza al ruolo che il Brasile, che pur non sarà esente da ostacoli e contraddizioni, potrà giocare nei Brics, nel Sud globale e nell’avanzata del mondo multipolare.
