“Ottobre nero” 1993, la nostra solidarietà e il nostro appoggio alla lotta del Partito Comunista della Federazione Russa

A cura della Segreteria del Partito Comunista di Unità Popolare

Lo scorso 4 ottobre, il Comitato Centrale e il Comitato di Mosca del Partito Comunista della Federazione Russa, insieme con altre formazioni della sinistra di classe, hanno organizzato una manifestazione con deposizione di fiori presso il memoriale in onore dei difensori caduti della Camera dei Soviet.

All’evento hanno partecipato la direzione del Partito Comunista della Federazione Russa, i deputati della Duma di Stato e della Duma di Mosca, i rappresentanti delle sezioni locali del partito, i membri del Komsomol, e ancora militanti, simpatizzanti, cittadini e cittadine.

Al termine della protesta, circa 60 persone, in gran parte giovani e giovanissimi attivisti, sono state fatte salire sui furgoni della polizia, fermate e avviate in diverse stazioni di polizia della capitale. La gran parte dei fermati è stata rilasciata e in ogni caso, subito, come comunicato attraverso i canali del Partito, i rappresentanti del Partito Comunista della Federazione Russa si sono attivati per ottenere il rilascio. Da subito, inoltre, il Comitato di Mosca del Partito, con il supporto del Comitato Centrale, ha confermato tutta l’assistenza necessaria e rilanciato le ragioni della iniziativa.

Al di là dei singoli episodi, infatti, ribadendo la nostra piena solidarietà a tutti i compagni e le compagne del Partito Comunista della Federazione Russa, e sostenendo appieno l’impegno costante del Partito Comunista della Federazione Russa a difesa della democrazia e della giustizia sociale, sono proprio le ragioni della manifestazione a racchiudere il dato politico, profondo e attuale, delle iniziative e delle lotte nell’occasione della ricorrenza del 3 e 4 ottobre.

Furono quelle, infatti, le giornate in cui, attraverso il ricorso alla violenza e con l’impego della forza armata, si compì il golpe che pose definitivamente fine a quanto restava dell’esperienza sovietica di democrazia e di giustizia sociale e diede l’abbrivio definitivo al programma di restaurazione eversiva e capitalistica che avrebbe mutato il volto stesso della Russia e cancellato, attraverso la più devastante delle piattaforme shock neoliberiste, decenni di conquiste economiche, sociali e tecnologiche, spingendo la Russia dell’epoca nel baratro del capitalismo predatorio, della spoliazione delle proprietà pubbliche, dell’impoverimento radicale di massa.

Il 3 e 4 ottobre 1993, a Mosca si consumò infatti il golpe orchestrato dal presidente Boris Eltsin e dalla sua  cerchia di consiglieri ed economisti ultraliberisti e filo occidentali contro vasti settori delle masse popolari che sostenevano le ragioni dell’ancora esistente Soviet Supremo: un golpe, con tanto di violenza e colpi di cannone contro l’edificio del Soviet, che lasciò nelle strade decine di morti e centinaia di feriti e dispersi.

Il Soviet Supremo, composto da più di mille deputati, aveva adottato legittimamente, in base alla Costituzione in vigore, numerose decisioni per bloccare la privatizzazione predatoria, avviata dall’entourage liberista di Gajdar, tramite “voucher”, al fine di impedire la totale liquidazione di ciò che restava della proprietà pubblica e sociale, per impedire l’impoverimento di massa e l’accaparramento speculativo dei beni di Stato e, in definitiva – viste le sue pesanti responsabilità – per destituire lo stesso Eltsin. Indimenticabili restano le immagini della grande manifestazione dei lavoratori del Primo Maggio 1993, quando migliaia e migliaia di persone scesero in piazza nella ricorrenza della solidarietà operaia e si scontrarono ancora una volta con la polizia.

Come ha ricordato il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa Gennadij Zjuganov nel corso della manifestazione, nel 1993 in definitiva furono colpiti e giustiziati i vincitori che, nel maggio 1945, avevano liberato non solo l’Europa ma il mondo intero dalla piaga fascista. Con gli eventi dell’ottobre 1993 si diede l’innesco decisivo al processo di distruzione della più solida economia del mondo.

“Dopo il tradimento di Gorbaciov e Eltsin, Yakovlev e Shevardnadze, questa vera e propria banda americanizzata e filo occidentale distrusse 80 mila imprese industriali costruite dal lavoro del popolo in quasi 80 anni di storia sovietica, conquiste che avevano fatto della civiltà sovietica la più avanzata al mondo non solo sul campo di battaglia, ma anche nell’organizzazione economica e sociale, nella scienza e nella tecnologia”. Quella cricca distrusse la scuola sovietica, che tutto il mondo seguiva come esempio; distrusse l’internazionalismo, la solidarietà e l’amicizia tra i popoli che erano stati forgiati lungo le generazioni, unendo, nel cantiere sovietico del progresso e dello sviluppo, non solo russi, ucraini e bielorussi, ma ben 190 popoli ed etnie, senza distruggere una sola lingua, una sola fede, una sola cultura, un solo patrimonio culturale.

Quello che è venuto dopo è noto e rende impietoso il confronto tra la barbarie del capitalismo e il progresso del socialismo: la privatizzazione selvaggia e la liberalizzazione dei prezzi produssero un’inflazione galoppante che letteralmente disintegrò il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati; la devastante espansione del mercato liberista e la drammatica riduzione del ruolo dello Stato portarono letteralmente alla cancellazione del sistema sovietico di protezioni sociali, abbattendo il welfare e privando i cittadini di storiche e consolidate tutele (lavoro sicuro, casa garantita e gratuita, sussidi statali, protezioni sociali, istruzione e sanità universali e gratuite).

I cittadini sotto la soglia di povertà passarono da meno di 2 milioni (su un totale di 148 milioni di abitanti in Russia) nel 1988 a 57 milioni (quasi il 40% della popolazione) nel 1995; si registrarono, solo tra il 1990 e il 1996, oltre 4 milioni di morti in eccesso rispetto ai tendenziali storici, causati da alcolismo, suicidi, stress psicosociale e collasso del sistema sanitario e delle politiche sociali; dato esemplare di quella catastrofe, l’aspettativa di vita scese, in media, a 64 anni, e, per gli uomini, addirittura ad appena 57 anni (1994), quest’ultimo considerato un record negativo per un Paese industrializzato in tempo di pace.

Il golpe del 4 ottobre 1993 fu dunque, indubbiamente, una tragedia che annunciava una catastrofe, peraltro già avviata all’indomani dell’autodissoluzione istituzionale dell’Unione Sovietica, che, peraltro, contrariamente all’opinione diffusa, non pose fine alle lotte, come dimostrarono, ad esempio, anche le elezioni presidenziali russe del 1996, quando i comunisti, con Gennadij Zjuganov ottennero il 32,5% al primo turno e il 40% al secondo turno.

La vittoria di Eltsin che, al primo turno, aveva ottenuto appena il 35,8% dei voti, fu oggetto di dibattito e controversie, oggi anche in chiave storica e storiografica, per il pesante sbilanciamento dei media dominanti a suo favore, per il sostegno degli oligarchi e per le pesanti ingerenze e interferenze occidentali (statunitensi) volte ad impedire la vittoria del Partito Comunista. Ancora oggi, per dire, il Partito Comunista della Federazione Russa è la principale forza di opposizione in Russia e, dopo Russia Unita, il più grande partito della Federazione, con il 14% e oltre nove milioni di voti nelle ultime elezioni parlamentari.

Come ha denunciato ancora Gennadij Zjuganov, “I rivali del Partito Comunista hanno fatto ricorso alle tattiche più spietate dell’arsenale dei “folli anni ’90”. Ai comunisti è stato impedito di tenere incontri con gli elettori […]. In altre circostanze sono stati segnalati irregolarità e comportamenti arbitrari nei tre giorni di votazione”. Ciononostante, “Il Partito Comunista della Federazione Russa e milioni di nostri sostenitori hanno superato la prova di forza con onore. Ciò è stato possibile nonostante brutali pressioni amministrative, manipolazioni spudorate, violazioni della legge, cinismo e pura arbitrarietà. […] Per sopravvivere e svilupparsi in mezzo alla crisi sistemica globale del capitalismo, il Paese ha bisogno di un rifiuto deciso della distruttiva via liberista. Tale scelta è dettata dal vero patriottismo, non da una qualche politica pregiudiziale. Solo il socialismo può aprire la strada al futuro e dare ad esso una solida base ideologica ed economica”.

Ecco perché la lotta contro la catastrofe politica, sociale ed economica del capitalismo va avanti. La Russia oggi è altra cosa rispetto agli anni Novanta e ha saputo riconquistare compattezza istituzionale, solidità economica e prestigio internazionale. Il Partito Comunista svolge un ruolo centrale nel promuovere l’iniziativa internazionale della Russia verso il Sud Globale e per l’affermazione del mondo multipolare e sostiene con convinzione le giuste ragioni dell’Operazione Militare Speciale a sostegno delle popolazioni russe del Donbass.

Ancora Zjuganov ha ricordato che “Il Partito Comunista della Federazione Russa ha sempre espresso i sentimenti dei suoi compatrioti e ha preso a cuore il futuro della Russia. Abbiamo avviato la campagna elettorale attraverso un’onesta valutazione della situazione del Paese e la messa in campo dell’iniziativa politica necessaria. Abbiamo costantemente rafforzato il nostro team di professionisti responsabili e patriottici. Il Partito ha tradotto le sue proposte e i suoi approcci in proposte concrete di leggi e programmi di sviluppo”. Al tempo stesso il Partito Comunista non ha esitazioni nel sostenere che “Per sopravvivere e svilupparsi in mezzo alla crisi sistemica globale del capitalismo, il Paese ha bisogno di un rifiuto netto della via liberista. Solo il socialismo può aprire la strada al futuro e darvi una solida base ideologica ed economica”.  

Per tutte queste ragioni, sempre più occorre relegare i tragici eventi dell’ottobre nero 1993 negli anfratti bui dell’oscuro passato della Russia di Eltsin e degli anni Novanta, e sostenere le ragioni e la battaglia dei compagni e delle compagne del Partito Comunista della Federazione Russa nella loro lotta per la democrazia più autentica, il progresso economico, sociale e tecnologico più avanzato, la più solida giustizia sociale. 

Credit: en.wikipedia.org/wiki/1993_Russian_constitutional_crisis#/media/File:%E3%83%99%E3%83%BC%E3%83%AB%E3%82%A4%E3%83%89%E3%83%BC%E3%83%A0.jpg

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