A cura del Dipartimento Esteri PCUP

E’ sempre più urgente rilanciare la prospettiva e la mobilitazione di un vasto movimento di massa contro la guerra e contro la Nato, a partire da due questioni fondamentali: praticare una linea di unità per la costruzione di un fronte vasto, di ampio respiro e di lunga durata, contro l’imperialismo, contro la guerra e per l’uscita dalla Nato, e lo sviluppo di una coscienza di popolo, capace di lottare, in maniera efficace, contro il riarmo e la militarizzazione.
In Ucraina, il regime di Kiev, ormai da mesi a questa parte, sta realizzando, in maniera sempre più radicale e violenta, una vera caccia all’uomo per alimentare le cosiddette “risorse di mobilitazione”. “Busificazione” è il termine, singolare ma efficace, con cui gli ucraini stessi chiamano la mobilitazione forzata, in cui gli uomini vengono rincorsi per le strade di città e villaggi, fermati, arrestati, sottoposti a brutali violenze e torture se oppongono resistenza, e infine portati nei Centri di Reclutamento Territoriali a bordo di minibus. In questo sistema, una persona cessa di essere tale, la sua dignità viene calpestata, i suoi diritti sono violati: diventa materiale sacrificabile nella guerra imperialista per procura che sempre più è venuta trasformandosi in uno scontro aperto, sul suolo ucraino e a costo della vita del popolo ucraino, di Unione europea e Nato contro la Russia.
Il regime di Kiev, armato, finanziato e sostenuto dall’Occidente collettivo, dal blocco Ue-Nato, è ormai fuori da qualunque cornice di legalità costituzionale. Il mandato ordinario di cinque anni del presidente, Volodymyr Zelensky, è scaduto il 20 maggio 2024, ma il presidente è rimasto in carica ed è tuttora al suo posto, illegittimo a tutti gli effetti, nascondendosi dietro il pretesto della legge marziale. La democrazia è letteralmente tenuta in ostaggio, in Ucraina, come mostra la dichiarazione dello stesso Zelensky di appena poche settimane fa, secondo la quale le elezioni democratiche rappresenterebbero “un rischio enorme per l’Ucraina”. Inoltre, sempre in Ucraina, sono stati messi fuorilegge ben diciannove partiti politici, praticamente l’intera opposizione al regime, tra cui lo stesso Partito Comunista di Ucraina, quest’ultimo perseguito sin dal 2015, all’indomani dell’approvazione della famigerata legge sulla decomunistizzazione, con cui il regime ha di fatto equiparato nazismo e comunismo, proprio come ha fatto l’Unione europea con la sua famigerata risoluzione del 2019.
Non solo, tuttavia, questioni di legalità costituzionale e democratica: il regime è ormai impegnato in una vera e propria guerra contro i propri stessi cittadini. Il 67% degli ucraini non si fida delle Commissioni, e il Difensore civico ha ricevuto circa 10 mila denunce e segnalazioni tra il 2022 e il 2025 su possibili violazioni dei diritti umani fondamentali durante la mobilitazione e l’attività delle Commissioni stesse. Centinaia di procedimenti penali sono stati aperti contro funzionari e agenti di queste ultime per atti di violenza e detenzione illegale di persone. Allo stesso tempo, secondo il Difensore civico della regione di Kharkiv, il 98% delle violazioni commesse da questi “cacciatori di uomini” viene sistematicamente e deliberatamente ignorato dalle forze dell’ordine.
Per questo motivo, la popolazione, rischiando la propria libertà e la propria stessa vita, cerca di resistere da sola a questi criminali. La regione di Kharkiv è in assoluto al primo posto per numero di scontri con i “cacciatori di uomini”, ma ampie proteste si sono svolte anche nelle regioni di Ivano-Frankivsk, Leopoli e Poltava. Centinaia e centinaia di persone – perlopiù madri, figlie, sorelle e mogli – hanno bloccato le strade, fermato i veicoli della Commissione, cercato di liberare i detenuti e impedire il trasferimento forzato, brutale, dei loro cari al fronte. Testimoni hanno riferito dell’uso di gas lacrimogeni da parte della polizia. Ciononostante, questi “cacciatori di uomini” continuano a dare la caccia anche a coloro che hanno ottenuto la possibilità legale di rinviare il servizio militare.
Per i Centri di Reclutamento, i cittadini non sono persone, ma carne da cannone per le esigenze della guerra e del regime. Nulla di tutto ciò ci viene mostrato nelle nostre televisioni e sui quotidiani del mainstream. È questo il regime, sono questi gli abusi, le violazioni e i crimini che l’Unione europea e lo stesso governo italiano stanno sostenendo, alimentando, supportando, finanziando e armando, dichiarando a ogni piè sospinto “sostegno fermo e incrollabile” al regime di Kiev e macchiandosi così di questa pesante complicità, non solo nella prosecuzione della guerra e delle sue conseguenze (politiche, umanitarie, economiche), ma anche negli abusi e nelle violazioni sistematiche della legalità democratica e dei diritti umani che avvengono pesantemente e quotidianamente in Ucraina.
Per questo le nostre parole d’ordine, come Partito Comunista di Unità Popolare, sono chiare, senza infingimenti: contro l’Unione Europea e contro la Nato, per la chiusura delle basi Usa e Nato in Italia, per l’uscita dell’Italia dalla Nato, dall’UE e dall’euro, per la ripresa delle relazioni con la Federazione russa e il consolidamento delle relazioni con la Repubblica popolare cinese, per una politica di avvicinamento strategico alle piattaforme dei Brics e del mondo multipolare, per un futuro di pace con democrazia autentica e giustizia sociale, di cooperazione paritaria e amicizia tra i popoli.
Per costruire tutto questo, è sempre più urgente e necessario rilanciare la prospettiva e la mobilitazione di un vasto movimento di massa contro la guerra e contro la Nato, a partire da due fondamentali questioni che rappresentano anche la “bussola” del nostro agire: la determinazione delle forze comuniste, antimperialiste e pacifiste più avanzate, di praticare una linea di unità per la costruzione di un fronte vasto, di ampio respiro e di lunga durata, contro l’imperialismo, contro la guerra e per l’uscita dalla Nato e, al tempo stesso, l’estensione, sul piano di massa, di una coscienza di popolo, in grado di lottare, in maniera consapevole ed efficace, contro il riarmo e la militarizzazione che attraversano l’intero Occidente capitalista e, sempre più profondamente, il nostro stesso Paese.
