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A cura del PCUP Lazio

A settembre nuova stangata su famiglie e imprese. Tra guerra in Ucraina, crisi di Hormuz e dipendenza energetica dagli Stati Uniti, il conto delle scelte geopolitiche lo pagano i lavoratori. 

Il rientro dalle vacanze rischia di portare agli italiani una sorpresa tutt’altro che piacevole: una nuova, pesante impennata dei costi dell’energia.

Le stime elaborate da Nomisma Energia per Il Sole 24 Ore indicano per settembre un aumento della spesa energetica delle famiglie nell’ordine del 23%, mentre per le imprese l’incremento potrebbe arrivare al 54%. Nel complesso, per una famiglia tipo, l’aggravio annuale tra luce e gas potrebbe raggiungere circa 515 euro, che salgono a quasi 877 euro considerando anche i carburanti. (ADUC)

Non si tratta dunque di numeri astratti. Parliamo di bollette, benzina, gasolio, costi di produzione, trasporti e prezzi dei beni di consumo. È il costo concreto che milioni di famiglie e lavoratori saranno chiamati a sostenere. E la Meloni e il suo governo mentre mandano soldi e armi a Zelensky non trovano risorse per far fronte ai prezzi energetici che corrono. 

IL FATTORE HORMUZ

A rendere ancora piΓΉ grave la situazione c’è un elemento che non puΓ² essere ignorato: la crisi dello Stretto di Hormuz.

Il conflitto in Medio Oriente e la persistente difficoltΓ  di transito attraverso questo strategico corridoio marittimo hanno prodotto uno shock sui mercati energetici internazionali. Lo Stretto rappresenta infatti uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e GNL: le tensioni nella regione hanno contribuito a spingere verso l’alto sia il prezzo del petrolio sia quello del gas. (Lab24)

Il problema Γ¨ evidente: l’Italia e l’Europa hanno scelto di affrontare una situazione geopolitica sempre piΓΉ instabile aumentando la propria esposizione ai mercati internazionali dell’energia, anzichΓ© costruire una vera politica di sicurezza e autonomia energetica. Sostenere Israele e USA contro l’Iran non solo Γ¨ moralmente e giuridicamente inaccettabile, ma Γ¨ insostenibile sul piano economico, un suicidio assistito della nostra industria e della nostra economia. 

E così ogni crisi internazionale si trasforma immediatamente in una nuova tassa sulle famiglie.

LA GUERRA IN UCRAINA E IL PARADOSSO DEL CARBURANTE

Ma c’è un altro elemento che deve essere affrontato senza ipocrisie.

La guerra in Ucraina sta coinvolgendo sempre piΓΉ direttamente le infrastrutture energetiche russe. Gli attacchi contro raffinerie, terminali e infrastrutture petrolifere hanno effetti non soltanto sulla capacitΓ  russa di esportare energia, ma anche sui mercati internazionali.

È un paradosso evidente: l’Europa finanzia e arma Kiev mentre una parte delle conseguenze delle operazioni contro le infrastrutture energetiche russe ricade anche sui mercati europei e quindi sui cittadini europei.

Lo stesso Financial Times ha recentemente riferito che il vicepresidente statunitense JD Vance avrebbe chiesto a Kiev di interrompere gli attacchi contro petroliere operanti dal porto russo di Novorossiysk, proprio perchΓ© tali operazioni stavano destabilizzando i mercati petroliferi e danneggiando interessi di societΓ  statunitensi come Chevron ed ExxonMobil coinvolte nel trasporto del greggio kazako attraverso il Caspian Pipeline Consortium. (Financial Times)

Il messaggio Γ¨ chiarissimo: quando la guerra rischia di danneggiare gli interessi economici americani, Washington interviene. Quando invece il conto ricade sulle famiglie europee, a Bruxelles e nelle capitali europee sembra prevalere la rassegnazione e la geopolitica dell’autocastrazione: l’Europa finanzia e sostiene Kiev nella sua offensiva alle raffinerie russe, che comporta l’innalzamento del costo di benzina e diesel, perchΓ© la Russia reindirizza al consumo interno tutti i prodotti raffinati per compensare i danni degli attacchi ucraini. Senza gli 800.000 barili russi giornalieri di prodotti raffinati ( soprattutto diesel ) sul mercato internazionale, l’offerta cala e i prezzi schizzano alle stelle e per noi europei Γ¨ un salasso su bollette e carburanti. Una mannaia sociale che colpisce il tessuto vivo della nazione. 

ABBIAMO RINUNCIATO AL GAS RUSSO. PER FARE COSA?

L’Europa ha rinunciato progressivamente al gas russo trasportato via tubo, presentando questa scelta come una conquista strategica.

Ma la domanda che il PCUP pone Γ¨ semplice: quale autonomia abbiamo realmente conquistato?

Abbiamo ridotto una dipendenza per aumentare altre dipendenze, acquistando sempre piΓΉ GNL dagli USA ( il 60 % dell’import di gas ) e pagando prezzi condizionati dalle dinamiche geopolitiche globali.

Nel frattempo, l’industria europea perde competitivitΓ , le famiglie fanno i conti con bollette sempre piΓΉ pesanti e le piccole imprese sono costrette a sostenere costi energetici che mettono a rischio produzione e occupazione.

E ora si aggiunge anche la crisi di Hormuz, che dimostra quanto sia fragile un sistema energetico fondato su rotte marittime, mercati finanziari e forniture provenienti da aree geopoliticamente rese instabili da USA, Israele e dall’Unione Europea stessa. .

IL CONTO DELLA GUERRA LO PAGANO I LAVORATORI

Il punto politico Γ¨ proprio questo.

Chi paga il prezzo delle scelte dell’Unione Europea e dei governi occidentali?

Non le grandi multinazionali dell’energia.

Non i grandi gruppi finanziari.

Non chi specula sui mercati.

Lo pagano i lavoratori, i pensionati, le famiglie, gli artigiani, i commercianti e le piccole e medie imprese.

Lo pagano quando fanno il pieno di benzina.

Lo pagano quando arriva la bolletta.

Lo pagano attraverso l’aumento dei prezzi dei prodotti trasportati e attraverso la perdita di potere d’acquisto dei salari.

E lo pagano anche attraverso la distruzione delle risorse pubbliche: mentre aumentano le emergenze sociali ed energetiche, miliardi vengono destinati al riarmo e alla prosecuzione della guerra.

SERVE UN CAMBIO DI STRATEGIA

Il PCUP lo sostiene da tempo: l’Italia deve smettere di considerare la guerra e le sanzioni come strumenti normali della propria politica economica ed estera.

Serve una politica energetica fondata sull’interesse nazionale e sulla tutela del lavoro.

Serve tornare a diversificare realmente gli approvvigionamenti.

Serve recuperare rapporti economici con tutti i Paesi e con la Russia, senza trasformare l’energia in uno strumento della guerra geopolitica.

Serve abbassare il costo dell’energia per famiglie e imprese.

Serve intervenire sulle accise e sulla fiscalitΓ  energetica.

E soprattutto serve fermare la spirale guerra–sanzioni–rincari–inflazione, che sta impoverendo l’Europa.

La crisi di Hormuz, l’aumento del gas e il caro carburanti ci consegnano una lezione semplice: la sicurezza energetica non si costruisce con le sanzioni, con il riarmo e con la subordinazione agli interessi geopolitici degli Stati Uniti.

Si costruisce con una politica estera indipendente, con rapporti commerciali aperti, con energia accessibile e con la difesa degli interessi dei lavoratori e del popolo italiano.

Meno guerra. Meno sanzioni. Meno dipendenza.

PiΓΉ energia a basso costo. PiΓΉ lavoro. PiΓΉ salari. PiΓΉ sovranitΓ . 

Questa Γ¨ la strada che il PCUP indica al Paese.

NON UN PASSO INDIETRO✊🚩

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