Di Laura Baldelli

Visitare a Jesi la mostra dedicata a Fidel Castro Ruz il 26 luglio è una piacevole coincidenza, che riporta alla mente quel 26 luglio 1956, quando il leader cubano guidò l’assalto alla caserma Moncada a Santiago de Cuba per procurarsi le armi, al fine di coinvolgere la popolazione in un’insurrezione contro la dittatura di Fulgencio Batista, il fantoccio al servizio degli Usa. Fu l’evento che sancì il primo atto rivoluzionario, il passaggio dalla protesta di piazza alla lotta armata.
Mi è sembrato di onorare ancora di più la memoria di Fidel, di cui in questo drammatico 2026 ricorre il centenario della nascita e i 10 anni della sua scomparsa. Un leader, che in tutto il mondo viene ricordato con il primo nome, sta a significare quanto la sua azione politica sia entrata nel profondo dei sentimenti e nell’immaginario collettivo dei popoli.
La mostra inaugurata il 14 giugno presso Palazzo Bisaccioni, la prestigiosa sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, grazie al Presidente Paolo Morosetti, sta riscontrando un grande successo per l’affluenza di pubblico, tanto che si è ricorsi ad aperture serali straordinarie con visite guidate. il Centro Fidel Castro Ruz di l’Habana ha fornito il materiale fotografico ed è stato importante il supporto dell’Associazione culturale Para un Principe Enano di Jesi, e la mostra ha ricevuto il Patrocinio della Regione Marche e naturalmente dell’Ambasciata Cubana in Italia.
Le foto inedite sono di grande valore storico: ripercorrono la vita del leader cubano, in cui le immagini pubbliche di Fidel, si alternano a quelle della sfera privata e la mostra è stata curata da Mauro Tarantino, segretario generale della Fondazione Cassa di risparmio di Jesi e da Renè Gonzales Barrios, direttore del centro Fidel Castro Ruz dell’Habana.
Inoltre è correlata di una pregiata pubblicazione, un catalogo, dove, oltre le foto, sono riportati i puntuali interventi dei soggetti coinvolti nella realizzazione.
Il curatore italiano Mauro Tarantino ha ribadito che la mostra dedicata a Fidel rientra nel progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, centrato sui grandi maestri del ‘900 che si sono distinti per la promozione e costruzione di civiltà in vari ambiti, dall’arte alla politica; all’inaugurazione della mostra ha testualmente dichiarato:”La soddisfazione e l’onore di restituire al pubblico italiano la dimensione storica e umana di Fidel Castro sono grandi”, evidenziando anche le difficoltà di comunicazione via internet a causa del blocco Usa, e la grande vicinanza della Fondazione marchigiana al popolo cubano.
Le sezioni fotografiche seguono l’ordine cronologico della vita personale e politica di Fidel, sono anche esposti oggetti personali e video: le foto dell’infanzia, adolescenza e giovinezza a Biran, in cui si alternano le immagini della scuola presso gli istituti religiosi a quelle delle passioni sportive per il basket e il baseball, fino all’Università a L’Habana, studente di giurisprudenza, che dopo la precoce consapevolezza delle profonde ingiustizie e delle diseguaglianze, muove i primi passi per la costruzione della propria coscienza politica, attraverso lo studio delle questioni sociali, che lo portarono a guidare l’assalto alla caserma Moncada, all’arresto, alla difesa personale durante il processo, in cui nella lunga e famosa arringa pronunciò la fatidica frase: la Storia mi assolverà; e poi l’esilio in Messico, l’incontro con gli esuli cubani e soprattutto con Ernesto Che Guevara, come documenta una foto bellissima, in cui vediamo Fidel che anche in carcere non rinuncia alla giacca e alla cravatta, accanto ad un giovanissimo e bellissimo Che: i due rivoluzionari costruirono il nucleo fondativo del Movimiento 26 de julio.
Fidel aveva compreso il potere della comunicazione fotografica e noi possiamo quasi rivivere la spedizione del Granma del 1956 e il rifugio nella Sierra Maestra, in cui scatti bellissimi e leggendari ci fanno rimpiangere quei tempi di grandi ideali collettivi pieni di speranza che portarono alla vittoria di Santa Clara e alla liberazione di Cuba dalla dittatura assieme a tutto il popolo cubano, oppresso e derubato, che si ribellò e lottò per la piena indipendenza.
Un’immersione in quegli anni di grandi ideali di riscatto per l’umanità oppressa: non solo nostalgia, ma anche un momento per ricaricare le energie, in questi tempi nefasti, verso imprese quasi impossibili, lottando per la giustizia sociale e la sovranità dei popoli al fine di costruire una pace duratura.
Tra le foto appaiono altri eroi della rivoluzione del popolo cubano come Camillo Cienfuegos e i Barbudos, a fianco ad un nuovo Fidel in versione guerrigliero, che aveva ormai dismesso definitivamente giacca e cravatta pre- rivoluzione.
A seguire la grande sfidadi costruire un paese socialista, dopo aver scelto il marxismo-leninismo con gli obiettivi di liberare le donne dallo sfruttamento della prostituzione, di debellare l’analfabetismo, di creare un sistema sanitario universalistico, a cui seguirono la riforma agraria e la nazionalizzazione delle industrie: grandi trasformazioni politiche all’insegna di Patria è Umanità, che restituirono dignità al popolo cubano e che rappresentarono nel mondo un modello di società equo, solidale ed egalitario, fondato sulla giustizia sociale, permettendo di sviluppare la ricerca medica a livello altissimo, in grado di curare tutta la Latino America.
Un tale esempio disturbò i paesi capitalisti, specie gli Usa, che dal 1960 proclamarono le sanzioni parziali per arrivare all’embargo commerciale totale nel 1962, proprio con il presidente John F. Kennedy.
Oggi è in atto la vergognosa minaccia e l’asfissia economica, come l’ha definita l’ambasciatore cubano in Italia Jorge Luis Cepero Aguilar, intervenuto all’inaugurazione, ribadendo anche quanto ancora oggi Fidel sia la guida del Paese, attraverso quelle azioni politiche, per il popolo cubano: non una memoria celebrativa, bensì attiva che ancora costruisce comunità.
Altre foto mostrano la crisi della Baia dei porci nel 1961, quando fuoriusciti cubani sostenuti dagli USA invasero il territorio cubano e Fidel guidò la difesa che respinse gli invasori; la crisi dei missili tra Urss e Usa nel 1962; poi nel 1991, dopo la morte dell’Urss, il periodo especial; una grande sezione è dedicata all’impegno nel dialogo con altri leader mondiali, tra cui la foto con un giovane di grandi speranze, Xi Jinping, e ancora personaggi del mondo della cultura, il disgelo con la Chiesa Cattolica e l’incontro con i tre pontefici; e poi il ritiro cedendo il governo al fratello Raul che fu sempre al suo fianco.
C’è la storia del secondo ‘900.
Il percorso si chiude con una suggestiva ricostruzione dell’accampamento durante la guerriglia con tanto di Ai che permette al pubblico di porre delle domande a Fidel in un’intervista impossibile, tramite alcune parole chiave.
L’associazione culturale Para un Principe Enano, (un famoso verso del poema di Josè Martì),nella figura della presente Olga Lidia Priel Herrera, durante l’inaugurazione ha sottolineato quanto il pensiero di Fidel si sia nutrito degli insegnamenti di Josè Martì, sua guida intellettuale e morale che ha guidato la lotta per l’indipendenza e per realizzare la giustizia sociale.
Infatti sia l’eroe nazionale Josè Martì, grande intellettuale cubano, che Julio Antonio Mella, fondatore del Partito comunista cubano nel 1925, attraverso il loro pensiero d’impronta rivoluzionaria e antimperialista, furono gli ispiratori di Fidel per la propria base ideologica, per il progetto socialista di Cuba, fondato sui valori di equità e solidarietà, al grido di Patria o muerte!
Olga Lidia Priel Herrera ha ricordato anche la politica estera di Cuba, che ha promosso e costruito legami e relazioni importanti con i paesi dei Caraibi e della Latino America, ma anche con i movimenti di liberazione dei paesi africani e che Fidel ha ricevuto riconoscimenti dalla comunità internazionale per l’impegno nella giustizia sociale concreta verso l’affermazione dei diritti delle donne, nello studio, nella cura ed anche nei progressi scientifici.
Questo deve ispirare il presente.
L’Italia, nella recente convocazione straordinaria dell’Onu, chiesta da Cuba per aprire un dibattito sulla stretta del blocco economico che sta devastando Cuba, si è vergognosamente astenuta assieme ad altri 30 paesi, mentre 9 hanno votato contro, tra cui Usa e Israele, i massacratori del mondo, ma 136 paesi hanno votato a favore dell’apertura di un dibattito, al fine di togliere il blocco economico.
Il nostro governo ha dimenticato i medici cubani, accorsi per aiutare durante il covid, ha dimenticato anche i 320 medici cubani in servizio presso la regione Calabria.
Questa è civiltà! Nonostante gli embarghi Cuba non ha tralasciato la cura e l’istruzione, noi invece con i nostri governi neo-liberali e guerrafondai dovremmo solo vergognarci per aver tagliato i fondi, all’istruzione, alla cultura, alla ricerca, alla sanità per dirottarli per armare l’Ucraina e dirottare la ricerca ai fini militari.
Noi comunisti ci sentiamo fratelli e sorelle del popolo cubano.
