Del Dipartimento Esteri PCUP

All’approssimarsi del vertice della Nato di Ankara dei prossimi 7-9 luglio la stretta repressiva si fa sempre più feroce e la militarizzazione dei territori e degli spazi pubblici, insieme alla compressione dell’agibilità democratica e degli stessi diritti democratici, avanza sempre più minacciosa. È di ieri la notizia della irruzione, un vero e proprio raid condotto in stile militare, delle forze di polizia turche all’interno del campo della Piattaforma Anti-imperialista Mondiale dei Giovani, con l’arresto di decine di compagni e attivisti, tra cui la delegazione internazionale della Piattaforma Anti-imperialista Mondiale dei Giovani e giovani attivisti e attiviste turchi.
Il raid avviene nel contesto della III Conferenza Internazionale Anti-imperialista della Piattaforma Giovanile e nel quadro delle attività della Piattaforma Anti-imperialista Mondiale e degli altri movimenti che saranno impegnati, nelle giornate del vertice della Nato, in una serie di attività e iniziative contro la Nato, contro la presenza di occupazione Usa e Nato nei nostri territori, contro la minaccia crescente, perfino nucleare, dell’imperialismo occidentale, contro la guerra e per la pace.
L’innalzamento del livello dello scontro, da parte dei governi imperialisti e alleati dell’imperialismo nord-americano, va di pari passo con la crescita dell’organizzazione e del coordinamento delle diverse forze impegnate contro la guerra e contro l’imperialismo e con il crescente coinvolgimento di più ampi settori sociali e popolari, intellettuali e accademici, e, in primo luogo, il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.
La repressione, la cancellazione delle tutele democratiche, la violenza poliziesca e l’aggressività militare vanno di pari passo con la sempre più soffocante militarizzazione dei territori e degli spazi pubblici: il governo Erdoğan ha praticamente trasformato il territorio turco in una zona franca al servizio del vertice Nato e, con i dispositivi delle limitazioni di accesso e delle zone rosse, blindato e chiuso interi settori della capitale Ankara.
All’insegna, come al solito, di una presunta “operazione antiterrorismo”, oltre 500 persone nel corso degli ultimi giorni, tra cui membri di partiti progressisti turchi, nonché attivisti sociali, sindacali e giovanili, sono stati arrestati in una vasta campagna di arresti preventivi; nel periodo tra il 28 giugno e il 10 luglio, ogni forma di assemblea pubblica, manifestazione, corteo, distribuzione di volantini, esposizione di striscioni è stata completamente vietata ad Ankara e in tutte le aree in cui si trovano basi militari Nato, confermando ancora una volta il significato del dispositivo della presenza delle basi Usa e Nato sul territorio dei Paesi nominalmente alleati e sovrani: un vero e proprio dispiegamento militare di occupazione, che impedisce lo sviluppo di una politica internazionale indipendente, e rappresenta una minaccia dispiegata per la stessa democrazia.
Come Partito Comunista di Unità Popolare, membro della Piattaforma Antimperialista Mondiale, esigiamo senza esitazione l’immediato rilascio della delegazione internazionale della Piattaforma Anti-imperialista Mondiale dei Giovani e di tutti i compagni e le compagne, gli attivisti e le attiviste impegnati nella mobilitazione internazionale contro l’imperialismo e le sue guerre.
Contrastiamo fermamente, del tutto consapevoli della sempre più stringente saldatura tra fronte esterno e fronte interno della Terza Guerra Mondiale in corso nei più diversi scacchieri del pianeta, la repressione, la militarizzazione dei territori e degli spazi pubblici, la compressione democratica sempre più asfissiante che il progetto di riarmo e di guerra porta con sé.
Lottiamo contro le guerre dell’imperialismo, che sono al tempo stesso guerre contro i lavoratori e le lavoratrici, aggressioni che vengono fatte pagare direttamente ai lavoratori, con l’innalzamento dei costi dell’energia, della benzina e di tutti i generi di prima necessità, con la chiusura di fabbriche e aziende, e con la cancellazione sistematica di posti di lavoro: un milione e mezzo di posti di lavoro direttamente a rischio nella sola Ue, il piano criminale di centomila licenziamenti alla Volkswagen, in Germania, perdite economiche legate alla guerra stimate, solo in Italia, in oltre 150 miliardi di euro sono il segno tangibile della saldatura tra fronte esterno e fronte interno e del fatto che la guerra imperialista è sempre un dispositivo di lotta di classe dall’alto, dei padroni contro la classe operaia e il movimento complessivo dei lavoratori e delle lavoratrici.
Ribadiamo, oggi più che mai, le nostre parole d’ordine e le finalità della nostra lotta: per la chiusura delle basi Usa e Nato in Italia, per l’uscita dell’Italia dalla Nato, dall’Ue e dall’euro, per la ripresa delle relazioni con la Federazione russa e il consolidamento delle relazioni con la Repubblica popolare cinese, per una politica di avvicinamento strategico alle piattaforme dei Brics e del mondo multipolare, per un futuro di pace con democrazia autentica e giustizia sociale, di cooperazione paritaria e amicizia tra i popoli.
