Roberto Sánchez avanti, per le forze progressiste si profila un successo alle presidenziali in Perù.

Dipartimento esteri PCUP

Lo scorso 7 giugno si è svolto in Perù il secondo turno delle elezioni presidenziali, con due candidati radicalmente contrapposti: il socialista Roberto Sánchez, aderente peraltro alla Sovintern, il Forum internazionale per il Socialismo del XXI secolo, e la candidata di destra Keiko Fujimori, espressione della destra “fujimorista”, corrotta, reazionaria, allineata agli interessi statunitensi, espressione dei privilegi storici delle classi possidenti, della borghesia compradora e del grande capitale. Con uno spoglio letteralmente all’ultimo voto e il 95% delle schede scrutinate, con un vantaggio maturato solo alla fine, quando sono giunte le schede votate nelle regioni più interne e a maggior presenza indigena e popolare, Roberto Sánchez, di Juntos por el Perú – Insieme per il Perù, formazione costituita inizialmente nel 2017 come coalizione di sinistra e oggi strutturata come vero e proprio partito socialista e progressista, è avanti con oltre 8.8 milioni di voti e una maggioranza che si va consolidando. 

Per il Perù questo risultato segna un momento decisivo: dopo il golpe del 2022, la crisi politica nel Paese si è avvitata su sé stessa e l’esigenza di un cambiamento sociale e democratico è sempre più avvertita tra le masse popolari. Tutti i leader politici peruviani di progresso, a partire da Pedro Castillo, sono stati infatti rimossi dal potere e colpiti perché non hanno inteso piegarsi alle direttive di Washington. Gli Stati Uniti, il cui capitale ha profondi interessi nel Paese e la cui Dottrina Trump vuole rendere sempre più asfissiante il controllo e il dominio sull’America Latina, non si fermeranno davanti a nulla pur di impedire lo sviluppo sovrano del Paese, e l’esito elettorale risultato in una maggioranza di stretta misura e con il voto decisivo dei settori indigeni e popolari dovrà essere difeso e messo al riparo da tentativi di brogli e manipolazioni cui le destre potrebbero ricorrere. Che il Paese rivesta un ruolo importante nei piani imperialisti e neocoloniali degli Stati Uniti lo dimostra anche il progetto di costruzione di una nuova base navale a Callao e il recente potenziamento della base aerea a Las Palmas, presso la capitale Lima, per operazioni e supporto delle forze statunitensi.

In vista del ballottaggio, il candidato socialista Roberto Sánchez ha presentato il suo piano di governo con le “Priorità strategiche per il governo e lo sviluppo equo del Perù 2026-2031”. Il documento è il risultato di un consenso raggiunto tra Insieme per il Perù (JP), diversi partiti quali Alianza Venceremos, Ahora Nación, Obras e Primero la Gente, e la Piattaforma per la Democrazia, che riunisce diverse organizzazioni politiche e sociali. Il documento mette a fuoco i quattro problemi principali del Perù: la disuguaglianza, la corruzione, la criminalità e l’abuso di potere, che impongono cambiamenti urgenti e la mobilitazione della popolazione, delle comunità organizzate nelle strade, nei quartieri, nei centri produttivi, nelle aree rurali e nei luoghi di lavoro.

Il programma propone un Accordo di Governo che attui misure urgenti elaborate attraverso la partecipazione dei cittadini, il dialogo sociale e il controllo popolare e una serie di interventi in tutti i settori, tra i quali quello economico e sociale. In ambito sociale, il piano propone di potenziare il sistema sanitario, di ampliare la copertura sanitaria e di rafforzare l’assistenza nelle aree vulnerabili. Per quanto riguarda l’istruzione, propone un miglioramento della formazione degli insegnanti, un rafforzamento dell’istruzione bilingue e dell’educazione interculturale e l’ampliamento dei programmi rivolti alle comunità indigene e ai settori storicamente esclusi. Per quanto riguarda la sfera dei diritti, propone misure relative alle pari opportunità e alla lotta contro la discriminazione, tra cui la formazione obbligatoria in materia di diritti umani per i dipendenti pubblici e meccanismi per migliorare la gestione delle denunce di atti discriminatori.

Sul piano strutturale, d’altro canto, il piano propone una strategia volta ad aumentare la partecipazione statale e la presenza pubblica nei settori strategici per lo sviluppo nazionale, incrementare l’industrializzazione e combattere l’esclusione sociale. Tra le proposte, vi è l’applicazione di tasse sugli extraprofitti derivanti dalle attività estrattive in modo da finanziare programmi di ripristino ambientale, di nuove infrastrutture e di sviluppo sociale in diverse regioni del Paese; inoltre, il rafforzamento delle piccole e medie imprese attraverso prestiti, assistenza tecnica e accesso a nuovi mercati, e sostegno alle filiere produttive legate all’agricoltura, all’industria manifatturiera, all’innovazione tecnologica e all’economia circolare. Il tema fondamentale è quello, dunque, del rilancio del ruolo dello stato nell’economia e in tutti i settori vitali per il Paese.

La campagna elettorale ha via via visto crescere la mobilitazione popolare, in particolare attraverso l’Accordo Storico Cittadino (AHC), che si basa su sei condizioni democratiche per il buon governo nel periodo 2026-2031, finalizzate a restituire dignità, giustizia e diritti a 34 milioni di peruviani. La stessa avanzata di Roberto Sánchez è giunta al termine di una campagna per il turno di ballottaggio che ha saputo mobilitare ampie masse e ridare energia alla partecipazione dei settori popolari del Paese. Le sei condizioni democratiche, alla base dell’accordo tra Roberto Sánchez e un vasto schieramento di forze sociali e popolari, sono state dibattute nel corso della campagna: l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità; i risarcimenti per le famiglie delle vittime della repressione e degli omicidi del 2022-2023; l’istituzione dell’ergastolo per i funzionari corrotti; l’abrogazione delle riforme costituzionali imposte dal Congresso; il varo di progetti infrastrutturali liberi da ogni forma di corruzione; la riforma dell’istruzione (a tutti i livelli, universitaria, tecnica, superiore e di base), l’implementazione di borse di studio, e l’avvio di uno sviluppo industriale ecologico a livello locale e nazionale, un pacchetto di misure volto a potenziare l’intero sistema delle protezioni sociali.

Come Partito Comunista di Unità Popolare, nella prospettiva del Socialismo del XXI secolo, salutiamo dunque questo importante risultato di Roberto Sánchez, leader del partito Insieme per il Perù (JP), in questo decisivo processo elettorale per il futuro del Paese. Riconosciamo che il Perù è oggi a un bivio storico e che l’intera America Latina è al centro di una sfida storica tra il precipizio cui vorrebbero condannarla le forze di destra, eversive e filo-imperialiste e la speranza di una rinnovata avanzata in senso democratico e antimperialista. La battaglia in corso richiede l’unità delle forze popolari, progressiste, per sconfiggere il fascismo, la continuità neoliberista e i poteri reazionari che hanno tenuto in ostaggio lo sviluppo del Paese. La mobilitazione popolare e l’unità delle forze di progresso e di trasformazione sono il motore dell’affermazione della sovranità, dell’avanzamento della democrazia, della giustizia sociale, per l’unità dei popoli della Patria Grande latino-americana in senso antimperialista, per la più vasta trasformazione nel senso del Socialismo per il XXI secolo.

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