Comunicato del PCUP. Contro l’ennesima escalation in Libano, per la fine immediata del genocidio e per la liberazione della Palestina.

“Il mio ordine è di consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo seguendo”. Con queste parole incendiarie il capo del governo israeliano di ultradestra, Benjamin Netanyahu, ha lanciato una nuova escalation nella già violentissima aggressione che lo stato sionista, da ormai tre mesi a questa parte, ha scatenato contro il Libano, nel suo progetto di guerra regionale permanente volta a realizzare tutti gli obiettivi espansionisti e suprematisti della “Grande Israele”.

L’escalation di Israele non si pone limiti, travalica le norme basilari di diritto, non si preoccupa della vastità dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità che va collezionando, sfida, con la devastazione del Libano, il genocidio a Gaza, l’occupazione, la colonizzazione e l’apartheid in Cisgiordania, le più elementari ragioni dell’umanità e della giustizia. Sul fronte libanese, non sono bastate una campagna di terra e un’espansione territoriale distruttiva, che ha già propagato terrore e causato la morte di oltre 3400 libanesi; l’intenzione è ora, per bocca dello stesso Netanyahu, dopo la cattura del forte di Beaufort, di lanciare una vera e propria aggressione diretta perfino contro la capitale libanese, Beirut, contro città, villaggi e territori fortemente abitati, al prezzo di una prevedibile distruzione e di un altrettanto prevedibile bagno di sangue.

Gli obiettivi di Israele segnano il profilo di un vero e proprio disegno criminale: una campagna di terra di vasta portata contro il Libano, con il pretesto di assicurare una zona cuscinetto “di protezione”, ma con l’obiettivo vero, più che mai palese, di estendere il controllo militare e l’occupazione sionista a un’ampia fascia di territorio libanese; il sabotaggio di ogni tentativo diplomatico nella guerra in Iran, scatenata con la criminale aggressione congiunta di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica; l’approdo a una, mostruosa e inquietante, “soluzione finale” per il popolo palestinese, con la definitiva cancellazione della stessa presenza palestinese e con il conseguimento, su una terra ridotta ormai a cumuli di polvere e di macerie, del progetto suprematista della “Grande Israele”.

Non è un caso che, proprio mentre sabota qualunque ipotesi diplomatica sul fronte iraniano e scatena una violentissima escalation contro il Libano, Israele abbia già attivato tutti i piani per cancellare qualunque ipotesi di tregua per Gaza e procedere indisturbato alla più completa occupazione di ulteriore territorio palestinese. A Gaza, porta avanti il progetto, in aperta violazione di qualunque norma e accordo, dell’occupazione sionista del 70% dell’intera regione; in Cisgiordania, dopo aver approvato il piano E1 per il collegamento della colonia di Ma’ale Adumim con Gerusalemme, per circondare completamente Al Quds e dividere in due la Cisgiordania, promuove adesso il piano E2 per espandere e collegare un’altra colonia, Gush Etzion, per soffocare Betlemme, dividendo la Cisgiordania meridionale. Criminali sotto ogni punto di vista, le colonie sono lo strumento fondamentale del “colonialismo di insediamento” fatto di sostituzione etnica e appropriazione territoriale. 

Se le Nazioni Unite sono impotenti, gli Stati Uniti sono apertamente schierati dalla parte di Israele e l’Unione Europea, a parte insignificanti dichiarazioni e timidissime prese di “posizione”, è apertamente corresponsabile del genocidio, della violenza e dell’aggressione che si consumano nella regione ogni giorno. Condividiamo la recente presa di posizione del Partito Comunista Libanese: “L’invasione di terra si sta intensificando su più fronti; i bombardamenti hanno raggiunto la maggior parte delle regioni libanesi, in particolare i libanesi nei villaggi distrutti, coloro che hanno resistito e sono stati martirizzati, gli sfollati e la popolazione del sud. Nemmeno i medici e i giornalisti sono stati risparmiati”. “Non può esserci pace con un’entità fondata sulla segregazione razziale, l’aggressione, la pulizia etnica e il genocidio. Basta con trattative di sottomissione e di resa”.

Come ricordano i compagni libanesi, la Giornata della Resistenza e della Liberazione non è solo ricordo; è simbolo di liberazione, sovranità, indipendenza e realizzazione di un cambiamento democratico, di progresso e prosperità. Come Partito Comunista di Unità Popolare, incrollabilmente a fianco della lotta di resistenza e di liberazione del popolo palestinese, esprimiamo la più ferma condanna delle politiche e dei crimini portati avanti da Israele e dal suo governo, a partire da Netanyahu, già destinatario di mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, e confermiamo tutti gli impegni della nostra lotta, cessazione immediata del genocidio e delle aggressioni in Libano, Siria, Yemen, Iran; pieno sostegno alla resistenza palestinese; liberazione dei prigionieri e diritto al ritorno dei rifugiati; pieno riconoscimento del diritto di autodeterminazione; ripresa e rilancio della campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS), interruzione di ogni rapporto di gemellaggio di enti locali con Israele; contro ogni falsa e strumentale equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, avanzata con l’unico obiettivo di delegittimare la lotta di liberazione palestinese; cessazione dell’esportazione di armi verso Israele e, finalmente, legittime sanzioni economiche, diplomatiche e militari.

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