di Lorenzo Fascì, avvocato; segreteria nazionale PCUP e segretario regionale Calabria PCUP.
Il due giugno 2026, la Repubblica Italiana festeggia 80 anni.

È assolutamente importante festeggiare, per fare memoria di un evento straordinario che ha chiuso definitivamente la stagione della Monarchia e della dittatura Fascista aprendo una stagione contrassegnata dai valori fondamentali della “Libertà” e della “Democrazia”; valori di lì a poco sacramentati nella Costituzione Italiana.
Non c’è dubbio: se al Referendum del 1946 non avesse votato a favore della Repubblica la maggioranza degli Italiani, l’Italia non avrebbe potuto vivere quella lunga stagione di democrazia e saremmo ricaduti in forme dittatoriali e/o oligarchiche.
E non c’è dubbio – e merita posizione centrale in questo ricordo – che il fondamentale ruolo nella vittoria del Referendum l’abbiano avuto le donne, ammesse nel 1946, per la prima volta, al voto e che hanno votato in massa per la Repubblica. È stato questo il primo segno tangibile della caduta del fascismo e dell’avvento di una nuova classe dirigente nata nelle montagne e composta dai giovani e delle giovani partigiane che tanta parte hanno avuto nella caduta della dittatura.
Perché – va detto con forza – il protagonismo sociale delle donne come ceto sociale di avanguardia è solo formalmente noto con il voto al Referendum, ma in realtà è nato nelle lotte per la Liberazione che hanno registrato la presenza nelle file partigiane di tante donne coraggiose e che hanno avuto un ruolo fondamentale.
Ed il ruolo sociale è proseguito anche dopo, se è vero che nell’Assemblea costituente erano presenti 21 donne e dopo, molte di queste divennero parlamentari e rappresentarono la migliore classe dirigente per 40 anni (9 comuniste, tra le quali Nilde Jotti, la quale insieme ad altre 5 fece parte dei 75 Costituenti che materialmente scrissero la Costituzione; a lei dobbiamo la scrittura degli artt. 29, 30 e 31e l’art. 37). Se abbiamo una Repubblica è anche grazie a loro.
Ma a distanza di 80 anni è necessario domandarsi: quanti concretamente oggi sentono veramente in maniera forte e convinta quei valori?
Basta vedere quanto negli ultimi 30 anni è successo allo Statuto dei Lavoratori.
Nato nel 1970 come espressione di legislazione concreta della Costituzione, avendo come finalità l’attuazione dell’art. 1, 3, 4 e seguenti, è stato più volte manomesso, riducendo i diritti dei lavoratori, diritti che oggi sono più che dimezzati rispetto alla versione originale (e, purtroppo, non si può non ammettere che a ridurre i diritti previsti nella versione originaria hanno contribuito anche governi cosiddetti di centro sinistra con grave offesa ai padri legislativi dello Statuto tra cui compare in prima linea l’ Onorevole le Lelio Basso, socialista).
O ancora quanto distante sia oggi la posizione del governo, che impegna enormi risorse finanziarie per comprare armi all’impazzata; che nega il genocidio dei palestinesi.
O, ancora, i reiterati tentativi di alterare l’impianto istituzionale dello Stato, così alterando i capisaldi sui quali i padri costituenti hanno costruito l’intero assetto costituzionale (vedi l’attacco al principio della indipendenza della Magistratura; vedi il tentativo di rompere il principio di equilibrio dei poteri dello Stato, che costituisce il vero principio antagonista rispetto alla dittatura: non un potere concentrato in poche mani , ma i poteri spalmati tra i 3 poteri dello Stato: Parlamento, Esecutivo, Organi Giudiziari con il padre spirituale incarnato nella persona del Presidente della Repubblica (ed anche qui, purtroppo, non possiamo dimenticare il precedente tentativo portato avanti dal Governo Renzi, governo di centro sinistra).
Senza dimenticare che i grandi poteri finanziari abiurano le Costituzioni (JP Morgan affermò, pochi anni orsono, che le Costituzioni sono da abolire).
Senza dimenticare che una limitazione sostanziale è arrivata con la Costituzione Europea, fondata su principi liberali spesso in contrasto con i principi costituzionali.
Crediamo che nel mentre festeggiamo gli 80 anni della Repubblica, abbiamo anche un dovere: come rendere concreti i valori che hanno costituito il terreno per la nascita della Repubblica ed anche e soprattutto come frenare i costanti tentativi di limitare i diritti costituzionali.
Ogni anno il 2 giugno si organizza la sfilata delle Forze Armate. Sempre più imponente. Ma la sfilata delle Forze Armate rappresenta un simbolo esattamente contrario al valore della Pace che è stato il terreno fertile che ha accomunato all’epoca tutte le forze politiche post fasciste e che davvero abiuravano le armi e la guerra.
Non vorremmo che le imponenti sfilate rimangano l’unico elemento di ricordo, mentre i valori ed i principi che hanno rappresentato le radici della neo nata Repubblica si offuschino e siano marginalizzati.
Il PCUP è nato per tante ragioni, ma anche e soprattutto per contribuire a difendere la Costituzione e rendere concreti i principi ed i valori contenuti nella Carta Costituzionale.
