Di Gianmarco Pisa della Segreteria nazionale e responsabile dipartimento esteri PCUP

Il III Forum Internazionale Antifascista a Mosca, promosso, come ogni anno, dal Partito Comunista della Federazione Russa, ha consentito di sviluppare il dialogo e il coordinamento tra le forze più avanzate della sinistra di classe a livello internazionale e ha permesso di approfondire contenuti ed elementi di prospettiva, a partire dalle due sessioni plenarie, in apertura e in chiusura, e nelle due sessioni di lavoro, rispettivamente dedicate a “Imperialismo e terrorismo internazionale nel XXI secolo: cause, obiettivi, metodi” e “Solidarietà nella lotta contro il terrorismo internazionale e le sue manifestazioni. Il ruolo delle forze progressiste di sinistra”. Vi ha preso corpo una riflessione sullo scenario internazionale attuale e le sue contraddizioni principali e un approfondimento circa il contesto e la natura attuale della guerra, del terrorismo, del disordine globale.
1. La situazione mondiale è sempre più caratterizzata da una vera e propria Terza Guerra Mondiale combattuta dall’imperialismo nei più diversi scacchieri, contro Cuba socialista, contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, contro la Federazione russa, e poi ancora in Africa, in Asia occidentale, con il genocidio del popolo palestinese, le aggressioni contro il Libano, lo Yemen, e la guerra di aggressione contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
2. La crisi del capitalismo e l’agenda di dominio e di controllo globale delle oligarchie scatenano la guerra e spingono i popoli gli uni contro gli altri, cercano di nascondere la natura di classe della crisi, puntano sulla guerra per superare le proprie contraddizioni e imporre una nuova configurazione del mondo. La crisi del capitalismo è, al tempo stesso, una crisi economica, sociale e perfino morale, spirituale e di civiltà, e rischia di portare con sé il tracollo della civiltà umana e l’abisso della morale (perdita di valori, disgregazione sociale, genocidio).
3. Le moderne applicazioni tecnologiche e i più recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale, insieme con la concentrazione dei fattori produttivi e delle risorse intellettuali in regime capitalistico, non muovono nella direzione della democrazia, ma, al contrario, nella direzione della concentrazione proprietaria, dell’accumulazione capitalistica, e quindi del potere dell’imperialismo e della guerra. Ciò comporta l’esigenza della lotta per una appropriazione e una gestione non capitalistica dei prodotti e degli esiti dell’innovazione tecnologica.
4. La manipolazione delle coscienze è oggi, senza dubbio, uno degli strumenti ideologici più potenti del capitalismo e delle oligarchie che intendono dominare il mondo, dominare i popoli e controllare le persone.
5. L’imperialismo è il capitalismo del nostro tempo (il capitalismo finanziario di natura monopolistica con una intrinseca propensione alla spartizione del mondo, al dominio globale e alla guerra) e il neocolonialismo è uno degli strumenti di cui si serve per dominare il mondo. La realtà dell’imperialismo è quella del capitalismo finanziario sempre più profondamente caratterizzato dalla concentrazione del capitale, dalla potenza dei monopoli, dalla centralità (non solo economica, ma anche politica) delle oligarchie, dallo scambio ineguale e dalla guerra. Il capitale ha infatti bisogno della guerra per contrastare la propria crisi nella misura in cui la guerra consente la distruzione in ampia misura di capitale fisso (strutture e infrastrutture, macchine e apparati produttivi) e di capitale variabile (proletariato e soggetti produttivi, tanto nella produzione materiale, di cose, quanto della produzione intellettuale, di conoscenza) e permette quindi la ricostruzione, cioè la rigenerazione di capitale produttivo, la sostituzione di vecchio con nuovo capitale, e il comando capitalistico sui nuovi soggetti produttivi.
6. L’agenda di dominio globale dell’imperialismo (delle potenze imperialistiche, in primo luogo gli Stati Uniti) punta, sul piano interno, alla soppressione del movimento di classe, alla sconfitta del movimento di liberazione dei popoli e alla cancellazione della democrazia (come si può vedere dalla crisi della democrazia, perfino della democrazia formale, cui si assiste in diversi Paesi dell’Occidente capitalistico, come, ad esempio, in Francia e in Italia) e, sul piano internazionale, alla sostituzione del diritto internazionale con l’ordine dominante (un nuovo ordine basato su regole ad uso e consumo dell’Occidente e fondato sul regime del doppio standard, “due pesi e due misure”) e alla cancellazione del diritto internazionale e del multilateralismo centrato nelle Nazioni Unite. Questa agenda di dominio globale dell’imperialismo prevede a tutti gli effetti il ricorso alla violenza di massa e al terrorismo, come fin troppo spesso la condotta di guerra dell’Ucraina e di Israele si incarica di dimostrare.
7. L’imperialismo è oggi all’offensiva su tutti i fronti e in tutti i campi, sociale, economico, politico, militare e perfino morale; le potenze occidentali hanno sistematizzato e generalizzato l’uso della violenza contro i popoli del mondo, come mostrano gli esempi delle cosiddette “rivoluzioni colorate” e le modalità di svolgimento delle cosiddette “nuove guerre” in particolare a partire dagli esempi storici dell’Iraq (1991) e della Jugoslavia (1999), passando per Cuba e per l’Iran, e le numerose aggressioni lanciate in tutto il mondo. Tali potenze sono le protagoniste nella guerra di «quinta generazione», che organizza non solo il dispiegamento militare e la forza armata, ma anche la guerra economica (sanzioni arbitrarie e illegittime, misure coercitive unilaterali, blocchi e veri e propri assedi economici, come quello scatenato contro Cuba), la guerra mediatica (definizione dell’agenda setting, accurata selezione delle notizie e delle fonti di informazione, progressiva erosione del confine tra informazione, propaganda e manipolazione), la guerra psicologica (disumanizzazione del nemico, costruzione dell’immagine del nemico di turno, mobilitazione delle coscienze e preparazione delle opinioni pubbliche alla guerra), e perfino la guerra condotta attraverso la manipolazione della diplomazia (come si è visto in modo lampante nella preparazione delle aggressioni al Venezuela bolivariano e all’Iran).
8. L’imperialismo è all’offensiva nello stesso Occidente contro i popoli e i lavoratori, distrugge la democrazia e contrasta le lotte e le battaglie dei lavoratori e delle lavoratrici; è inoltre chiaramente all’offensiva contro il Sud globale e in guerra contro tutti i popoli che lottano per la propria libertà e per i propri diritti.
9. Il fascismo storico ha rappresentato un’opzione del capitalismo e, nelle sue varie forme e manifestazioni nazionali, è stato sempre sostenuto, promosso e finanziato dal grande capitale; allo stesso tempo, il fascismo storico, nelle sue varie forme e manifestazioni nazionali, è stato sconfitto, in primo luogo grazie al contributo decisivo dell’Unione Sovietica e del movimento comunista internazionale; tuttavia, non è stato cancellato e si manifesta oggi in forme nuove e diverse, anche di neofascismo e neonazismo, nel mondo. Sotto tale versante, il caso dell’Ucraina è particolarmente emblematico (riproposizione di elementi del fascismo storico, del neo-fascismo e, persino, del nazismo, revisionismo storico, cancellazione della memoria e riscrittura della storia). È un chiaro indicatore di cosa sia l’Unione europea l’approvazione della Risoluzione europea del 2019 sulla “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, che arriva vergognosamente a equiparare, nella responsabilità storica, oppressori e liberatori, la tirannide nazista e il grande movimento di liberazione e di emancipazione incarnato dal comunismo e, in particolare, dal socialismo sovietico.
10. Il socialismo dunque non è finito con l’autodissoluzione dell’Unione Sovietica, e torna oggi sulla scena del mondo da protagonista, sia con importanti attori statuali (in primo luogo la Repubblica Popolare Cinese), sia nel movimento generale dei lavoratori e delle lavoratrici, per la democrazia, la giustizia sociale e la pace. Il marxismo è in definitiva l’unico progetto in grado di garantire democrazia effettiva, eguaglianza, libertà, giustizia e pace, l’unico a costruire dignità e sovranità popolare, liberazione dei lavoratori e dei popoli, pace.
