Gianmarco Pisa, segreteria nazionale del Partito Comunista di Unità Popolare, Italia
Intervento svolto in occasione della sessione aperta alle delegazioni internazionali del Parlamento della Gioventù della Repubblica Popolare di Donetsk, 30.04.2026

Innanzitutto, vorrei ringraziare gli organizzatori del «Press-Tur» nei Territori Liberati per l’insostituibile opportunità di visitare, dialogare e comprendere in modo diretto e informativo la realtà sul campo e la situazione del territorio; e al contempo, ringrazio tutti i membri del Parlamento della Gioventù della Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) per la preziosa opportunità di incontrare e confrontarsi con i giovani attivisti e le giovani attiviste direttamente coinvolti nella vita civica, sociale e politica della regione.
Per me, in quanto cittadino italiano, proveniente da un Paese con una lunga tradizione di solidarietà, cooperazione internazionale e attivismo sociale e politico orientato alla pace, è importante fornire, in primo luogo, una panoramica generale e sintetica del quadro politico alla base della posizione internazionale del Paese. L’Italia è membro fondatore dell’Unione Europea, che oggi è attivamente impegnata nel sostegno agli sforzi militari del governo di Kiev contro la Federazione Russa; attore chiave nel quadro dell’alleanza NATO e alleato fondamentale degli Stati Uniti nell’assetto post-Yalta, l’Italia ospita, in conseguenza del contesto politico post-bellico e della partnership all’interno di questa alleanza politico-militare, circa 100 basi e installazioni militari statunitensi e/o della NATO sul proprio territorio. Pertanto, il primo punto da evidenziare, anche in relazione all’impegno sociale e politico contro l’imperialismo, il colonialismo e il neocolonialismo, è la forte presenza militare statunitense sul territorio italiano e, unitamente agli accordi nell’ambito della NATO, l’orientamento che tale presenza militare straniera imprime, condizionandola, alla politica internazionale dell’Italia.
Mentre nella comunità internazionale si fa sempre più evidente la necessità di una soluzione politica, attraverso i canali della politica e della diplomazia, per la crisi ucraina, tenendo conto dei bisogni, dei diritti e delle aspirazioni fondamentali delle comunità direttamente interessate e colpite, ovvero i popoli del Donbass, nonché dei legittimi interessi delle parti coinvolte, degli interessi di sicurezza dei Paesi della regione e della Federazione Russa, e della necessità generale di una nuova architettura di sicurezza indivisibile per l’Europa, senza doppi standard e basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite, l’Unione Europea, al contrario, continua la sua politica di confronto, alimentando posizioni e misure contrarie al ripristino delle partnership con tutti gli attori coinvolti, in primis con la Federazione Russa, e varando addirittura il suo ventesimo pacchetto di c.d. sanzioni ancora contro la Federazione Russa. Diversi osservatori hanno ormai ampiamente messo in luce il carattere ambivalente e contraddittorio di queste misure, non efficaci e controproducenti anche per i Paesi membri dell’Unione Europea, non solo sul piano economico (aumento dei costi energetici e del costo della vita), ma anche su un piano politico e sociale più generale. Parlando di neocolonialismo, è chiaro che un tale orientamento politico, che alimenta i conflitti anziché ricostruire la pace, è contrario ai bisogni e alle aspirazioni dei popoli e può spingere a comprimere gli spazi stessi della democrazia.
Le misure coercitive unilaterali hanno un profondo impatto sui Paesi in generale e sui diritti dei popoli in particolare. Secondo la relazione della Relatrice speciale sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani, Alena Douhan, dal titolo “Impatto delle misure coercitive unilaterali sui diritti economici, del lavoro e sociali” (doc. A/HRC/60/36, 16.07.2025): “Le sanzioni finanziarie dell’Unione europea includono diverse migliaia di individui e imprese; molte di più sono elencate dagli Stati Uniti. I motivi per l’inserimento di imprese e individui all’interno dell’elenco si sono ampliati significativamente ben al di là dell’autorizzazione del Consiglio di sicurezza” (§ 15); E, ancor più: “Le sanzioni mirate producono una serie di implicazioni per tutti i diritti economici, lavorativi e sociali, in particolare per quanto riguarda i gruppi più vulnerabili, come gli anziani, i bambini, le donne, i senzatetto, le persone con disabilità, i migranti e i rifugiati. Tali diritti sono interconnessi; anche una sola implicazione negativa di solito innesca una serie di effetti contrari a tutti questi diritti umani, con conseguenti effetti a catena di vasta portata. Tali misure violano manifestamente … una serie di diritti civili, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il diritto a un giusto processo, la presunzione di innocenza e il diritto all’assistenza legale. Inoltre, tali misure violano il diritto allo sviluppo” (§ 66). Il documento è disponibile qui. Pertanto, come secondo punto da evidenziare, è necessario proseguire la lotta contro ogni forma di guerra economica imposta dalle potenze imperialiste, contro le misure economiche coercitive e le cosiddette sanzioni, come lotta per proteggere la vita, la dignità e i diritti fondamentali delle persone, e come lotta per l’autodeterminazione e il diritto dei popoli di decidere liberamente le forme della propria organizzazione sociale e le modalità del proprio sviluppo economico.
Questa lotta è, al tempo stesso, una lotta per la pace, la giustizia sociale e l’amicizia tra i popoli, quale principio cardine di una convivenza positiva e di relazioni internazionali. In questo senso, è fondamentale sottolineare, nel caso specifico dei nostri Paesi, i forti e profondi legami storici tra Italia e Russia e il profondo e sincero sentimento di dialogo e amicizia tra il popolo italiano e il popolo russo, ovvero, in generale, tutti i popoli della Federazione Russa, straordinario esempio di Paese multietnico, multilingue e multireligioso, con la sua varietà e ricchezza di popoli, comunità e culture. Questo è il presupposto di base per il terzo punto da evidenziare: il rispetto per le culture dei popoli e i promettenti sforzi della diplomazia popolare, e il suo corretto esercizio, sono al centro del dibattito tra le delegazioni internazionali e i rappresentanti del Parlamento della Gioventù della Repubblica Popolare di Donetsk (DNR).
La diplomazia popolare incarna l’aspirazione comune dei popoli alla pace e alla giustizia sociale e promuove iniziative e attività volte a costruire ponti di amicizia e solidarietà, dialogo e comprensione, capaci di forgiare legami di condivisione e di amicizia, aprendo la strada alla pace e prevenendo lo scoppio di nuovi conflitti e l’escalation di quelli esistenti in scontri violenti e guerre. Si sviluppa su più livelli – sociale, sportivo, artistico, culturale – attraverso scambi di delegazioni, eventi di conoscenza, seminari, conferenze, dibattiti e tavole rotonde, fornendo un contributo fondamentale alla comprensione reciproca e alla promozione dell’amicizia tra i popoli. Amplifica ciò che unisce, anziché esacerbare ciò che divide. Può inoltre spianare la strada all’immaginazione di soluzioni positive ai conflitti esistenti e alla creazione di attività proficue per dare vita e rafforzare i principi fondamentali dello spazio internazionale: sovranità e autodeterminazione dei popoli; uguaglianza sovrana tra le nazioni; non ingerenza negli affari interni dei singoli Stati; rifiuto di approcci egemonici e di potenza; rifiuto dei doppi standard; riconoscimento degli interessi legittimi nelle soluzioni politiche e di sicurezza. Nella prospettiva del mondo multipolare emergente, e di fronte all’ascesa del Sud globale, con le sue architetture fondamentali come il sistema dei BRICS+, in un nuovo scenario internazionale, con attori di grande rilievo come la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, questa rappresenta una sfida e un compito di primaria importanza.
Ciò è chiaramente delineato nell’importante Dichiarazione di Kazan del XVI Vertice BRICS, sotto il titolo “Rafforzare il multilateralismo per uno sviluppo e una sicurezza globali giusti”: “Riaffermiamo il nostro impegno nello spirito BRICS di rispetto e comprensione reciproci, uguaglianza sovrana, solidarietà, democrazia, apertura, inclusività, cooperazione e consenso. Ci impegniamo ulteriormente a rafforzare la cooperazione nei BRICS allargati sotto i tre pilastri della cooperazione politica e di sicurezza, della cooperazione economica e finanziaria, e della cooperazione culturale e tra i popoli, nonché a rafforzare il nostro partenariato strategico a beneficio dei nostri popoli attraverso la promozione della pace, di un ordine internazionale più rappresentativo ed equo, di un sistema multilaterale rinvigorito e riformato, dello sviluppo sostenibile e della crescita inclusiva” (§ 3), e inoltre: “Riaffermiamo l’importanza degli scambi tra i popoli dei BRICS per rafforzare la comprensione, l’amicizia e la cooperazione. Apprezziamo gli eventi, tenuti sotto la presidenza russa nel 2024, anche nei settori dei media, cultura, istruzione, sport, arti, gioventù, società civile, diplomazia pubblica e scambi accademici, e riconosciamo che gli scambi tra i popoli svolgono un ruolo essenziale nell’arricchire le nostre società e sviluppare le nostre economie. Sollecitiamo maggiori sforzi per rispettare la diversità delle culture, valorizzare il patrimonio, l’innovazione e la creatività, promuovere congiuntamente solidi scambi e proficua cooperazione tra i popoli” (§ 119). Le Dichiarazioni dei Vertici sono raccolte qui. Queste enucleano anche alcune proposte concrete, effettive, contro l’imperialismo e contro qualsiasi forma di neocolonialismo.
In un momento in cui i conflitti rischiano di congelarsi e la diplomazia istituzionale sembra bloccata o, peggio ancora, manipolata per scopi di conflitto e interessi egemonici, è fondamentale sviluppare forme e pratiche di diplomazia popolare, che coinvolgano giovani, studenti, esperti, ricercatori, accademici, professionisti e, soprattutto, i lavoratori, per alimentare prospettive e rafforzare i legami tra i popoli, favorendo il dialogo e la comprensione, promuovendo una pace basata sulla giustizia sociale e la soluzione positiva dei conflitti armati.
