A cura della redazione
Gianmarco Pisa della Segreteria nazionale PCUP concludendo i lavori: ” è stato un congresso intenso, appassionato e appassionante, partecipato, in una parola, un congresso vero.”

il Congresso regionale del Partito Comunista di Unità Popolare in Calabria è stato aperto dalla relazione introduttiva di Lorenzo Fascì, responsabile per le questioni dello Stato e della Giustizia nella Segreteria nazionale del Partito, concluso dalla relazione finale tenuta da Gianmarco Pisa, responsabile Esteri del Partito, animato inoltre dal responsabile in Segreteria nazionale per le questioni del Mezzogiorno, Michelangelo Tripodi, ma soprattutto caratterizzato da un dibattito vero, non solo sulle grandi questioni di fase, di carattere nazionale e internazionale, ma anche sulle questioni di diretto intervento politico, che più specificamente hanno a che fare con i diritti, i bisogni e le istanze che vengono dal mondo del lavoro e del non-lavoro e dalle masse popolari, e che alludono, di conseguenza, a un intervento diretto, puntuale, concreto.
Una delle sfide, che il congresso regionale in Calabria ha delineato, è proprio quella di coniugare la concretezza della risposta politica sui bisogni concreti alla visione di una prospettiva radicale di superamento rivoluzionario, di trasformazione radicale dello stato di cose presenti. Ripresa in diversi interventi ed evidenziata nelle relazioni programmate poc’anzi richiamate, è questa anche una delle connotazioni dell’originalità del cimento stesso del Partito Comunista di Unità Popolare, che proprio in queste settimane va compiendo il tratto finale della propria stagione congressuale, con congressi regionali che sono stati già celebrati e che si andranno, gli ultimi ancora in programma, celebrando nelle prossime settimane in tutte le regioni: un Partito che non nasce da scissione di un soggetto politico preesistente, ma che viceversa nasce dall’aggregazione, dall’unione di tredici organizzazioni politiche, locali e nazionali, dal condiviso orientamento marxista e leninista, e che questa sua vocazione originaria intende concretizzare nella proposta strategica che ha messo a disposizione dell’intero panorama della sinistra di classe del nostro Paese, e su cui pure il congresso regionale della Calabria ha avuto modo di soffermarsi.
Si tratta delle due proposte, di un Tavolo permanente dei comunisti, attorno al quale confrontarsi liberamente sui temi e le iniziative di lotta da sviluppare, al fine di superare divisioni e frammentazione, e ricostruire nel Paese un partito comunista forte e coeso, e poi quella di un Fronte di popolo e di massa intorno al quale costruire iniziative e mobilitazioni unitarie non solo tra comunisti ma con tutte le soggettività democratiche e orientate al cambiamento più avanzate, contro la destra, fuori dal perimetro del centrosinistra, convergenti sui grandi terreni della lotta per la democrazia effettiva, per la piena attuazione della Costituzione antifascista, per la giustizia, per la ricostruzione e il potenziamento dello stato sociale, per una trasformazione generale del sistema economico e un significativo rilancio strategico dell’intervento pubblico in economia, per il lavoro, contro l’imperialismo e le sue guerre, per la pace.
Anche su questi terreni generali di lotta si sono soffermati i tanti interventi svolti nel dibattito congressuale in Calabria, terreni di lotta a cui la discussione congressuale ha offerto la propria declinazione e la propria aggiunta, quella di “portare” questa discussione sui territori, facendola vivere e traducendola nella materialità delle condizioni di vita delle persone, e di “trasferirla” nella concretezza, declinandola nel senso dell’azione per migliorare le condizioni materiali di esistenza di lavoratori e lavoratrici, precari, disoccupati, pensionati, giovani. Le problematiche della Calabria, come quelle di vasta parte del Mezzogiorno d’Italia, sono paradigmatiche di una condizione più generale e sono al tempo stesso una cartina di tornasole del fallimento del capitalismo e delle politiche portate avanti da tutti i governi che si sono succeduti, nella dinamica stabilizzatrice e conservatrice della cosiddetta alternanza, negli ultimi trent’anni e più, quelli delle destre e dei variegati centrosinistra.
Su questo, ha intensamente dibattuto il congresso calabrese: la povertà avanza (il 10% della popolazione italiana, 6 milioni di persone sono povere: non semplicemente “faticano ad arrivare alla fine del mese”, refrain abusatissimo, ma lottano propriamente con la povertà assoluta e con l’insostenibilità della vita quotidiana; e in Calabria il 48%, vale a dire la metà della popolazione, è a rischio di povertà grave ed esclusione sociale); il lavoro è degradato (sempre più lavoratori e lavoratrici sono poveri, l’Italia è l’unico Paese europeo in cui, nell’arco di oltre trent’anni, i salari reali sono rimasti fermi, e in Calabria non solo lo stipendio medio è sensibilmente più basso rispetto alla media nazionale, ma si combatte con una disoccupazione giovanile che supera addirittura il 40% e con un fenomeno sempre più drammatico di emigrazione giovanile di massa); il sistema complessivo delle protezioni sociali è sostanzialmente venuto meno, si pensi soltanto alla vicenda della sanità in Calabria, dove negli ultimi anni sono stati chiusi 18 ospedali, dove la cosiddetta “mobilità passiva”, vale a dire i trasferimenti dalla Calabria alle regioni del Nord per l’“emigrazione delle cure”, ammonta a oltre 360 milioni all’anno, e dove solo la presenza di oltre 300 medici cubani consente al sistema sanitario regionale, letteralmente, di non collassare.
Di fronte a tutto questo, forte è la spinta ad una mobilitazione del Partito verso le grandi questioni sociali, sullo sfondo, cosa di cui pure si è discusso ampiamente al congresso, della Terza guerra mondiale ormai dispiegata sui più diversi scacchieri del pianeta: se la guerra è la cifra del nostro tempo, fronte esterno e fronte interno sono sempre più interconnessi, e la guerra, con le sue conseguenze e i suoi impatti, direttamente precipita nella dinamica interna, drenando risorse, impoverendo lo stato sociale, concorrendo alla desertificazione industriale e all’impoverimento delle persone.
Le guerre dell’imperialismo, in particolare, contro la Russia e contro l’Iran, hanno già portato all’aumento dei costi energetici (la benzina ha già superato il costo di 2 euro al litro), all’incremento delle bollette (perfino per le utenze considerate vulnerabili, la bolletta della luce è aumentata dell’8% e la bolletta del gas addirittura del 19%), all’aggravamento del carovita: oggi, l’aumento medio del costo della vita è pari a quasi 700 euro all’anno a famiglia. E con tutto questo, l’Italia, con il governo antipopolare delle destre, sostiene attivamente il piano di guerra dell’Unione europea (oltre 800 miliardi di euro in guerra e riarmo) e promette, come vogliono Usa e Nato, di portare la spesa militare al 5% del pil entro il 2035: significherebbe per l’Italia, nel dramma sociale poc’anzi descritto, una spesa, per il riarmo e la guerra, pari all’esorbitante cifra di 110 miliardi di euro.
Anche nel congresso della Calabria è dunque risuonata la parola d’ordine della lotta per l’uscita dell’Italia dalla Nato e dall’Unione europea: proprio alla luce di tali condizioni economiche e sociali del Paese e, in particolare, del suo Mezzogiorno, non si tratta di una parola d’ordine ideologica o retorica, ma di un terreno di iniziativa necessario e strategico, sul quale confrontarsi e attorno al quale attrezzarsi. È un terreno di mobilitazione da consegnare anche ai territori: con l’elezione, in sede congressuale, della Segreteria regionale e di Lorenzo Fascì come Segretario regionale del Partito in Calabria, viene delineato dunque anche un mandato politico sia nel senso del radicamento territoriale, sia in quello della costruzione di iniziativa, mobilitazione e lotta, proprio nella prospettiva della trasformazione e del cambiamento radicale dello stato di cose presente.
