di Fosco Giannini Segretario nazionale del Partito Comunista di Unità Popolare

Sembra siano passati decenni, ma il tentativo di presa con la forza, a Washington, di Capitol Hill è solo del 6 gennaio 2021. Trump, che guidava quella marcia dal segno “golpista” e si rifiutava di accettare la sconfitta elettorale, è tornato, con esiti devastanti, alla Casa Bianca. Di nuovo presidente, Trump ha concesso la grazia a più di millecinquecento “patrioti” di Capitol Hill, mantenendo la promessa fatta ai Proud Boys, una delle ali militari più dure e reazionarie dell’Alt-right suprematista USA. Apriamo con questo ricordo per affermare che non sappiamo ancora se il “trumpismo” sia un fenomeno transitorio o abbia radici profonde nel quadro economico, sociale, politico e “culturale” statunitense. Non sappiamo, cioè, se l’inclinazione “golpista” e neocolonizzatrice sul piano mondiale “trumpiana” sia strutturale e segnerà il mondo, sino alla guerra mondiale e all’anticomunismo più viscerale e “da esportazione” nei prossimi decenni, o potranno determinarsi contesti (sempre imperialisti, poiché non abbiamo fiducia alcuna nell’odierno assetto “partitico-democratico” USA) ma più “liberal”. Come non sappiamo se l’UE potrà reggere nella sua perdurante fatiscenza o crollerà su stessa. Ma ciò che sappiamo sicuramente è che i due fenomeni epocali che abbiamo di fronte agli occhi (crisi dell’imperialismo USA e crisi del neoimperialismo dell’UE) vanno determinando una più generale krisis dai caratteri storici che può rappresentare il crollo di un totale ordine euroatlantico con sbocchi (citando Gramsci) o reazionari, retrivi, su vasta scala o rivoluzionari. L’Italia, il popolo italiano, sono stretti in questa tenaglia. Ed è a partire da ciò che, oggi ancor più di ieri, occorre risollevare l’Italia, liberare il suo popolo!
Da troppo tempo lo spirito anticapitalista, liberatorio, democratico e volto alla pace e alla trasformazione sociale è stato soffocato, nel nostro Paese, dall’egemonica entrata in campo delle forze politiche di destra, liberiste e della “sinistra” liberale. Dopo le grandi stagioni della Resistenza partigiana e della Lotta di Liberazione; dopo i decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, segnati dalle grandi lotte operaie e contadine, condotte dal PCI storico e dalla CGIL di classe; dopo il grande sussulto giovanile, studentesco e operaio degli anni ’60 e ’70, dopo questa grande ondata trasformatrice, è venuto il tempo volgare, liberista ed oscuro del ventennio “berlusconiano”, storicamente accompagnato dalla progressiva e nefasta regressione, ideale e politica, delle forze di “sinistra” liberali di massa, quelle poi tristemente sfociate nel Partito Democratico e nel centro-sinistra.
Il lungo periodo socialmente, politicamente e culturalmente involutivo – dal “berlusconismo” ai governi di centro-sinistra – ha prodotto un Paese dalla coscienza di massa offuscata, dall’insorgere di un individualismo mercificato di massa e dalla speculare caduta dell’unità di classe e del sentimento solidale; dal riarmo incessante e dalla subordinazione ai progetti imperialisti di guerra sino all’avanzato processo di distruzione dello Stato sociale, nel quale spiccano, per annientamento, la Sanità, la Scuola pubblica e l’Università. Per i giovani, il lavoro è divenuto o una chimera od una schiavizzazione sotto il giogo di una feroce precarizzazione di massa.
Quattro macigni asfissiano letteralmente il nostro Paese, il nostro intero mondo del lavoro e il nostro popolo:
-la subordinazione all’imperialismo statunitense, che produce servilismo militare, economico, culturale, persino ideologico;
– la totale sottomissione alla NATO;
-la genuflessione all’UE;
-la subalternità al programma pianificato di lotta di classe da anni e anni sferrato e condotto dal grande capitale italiano, sia nella sua statura nazionale che neoimperialista (“Stellantis”) e che non ha trovato e non va trovando risposte, da parte della “sinistra” italiana e dal movimento sindacale confederale, all’altezza dello scontro e della sfida.
Le quattro subordinazioni producono oggettivamente un macrofenomeno: la totale e indegna perdita, da parte del nostro Paese, del nostro Stato e del nostro popolo, di ogni sovranità nazionale. Una sovranità da riconquistare, quale strada primaria per la riaffermazione della nostra indipendenza, della nostra libertà, della nostra democrazia e dello spirito trasformatore della nostra Costituzione repubblicana nata dalla Guerra di Liberazione contro il nazifascismo.
Occorre cogliere il nesso, facilmente individuabile, che si determina tra la subordinazione agli USA e alla NATO e la nostra forte esposizione ai grandi e drammatici pericoli di riarmo e di guerra, anche mondiale, e alla potente e destrutturante penetrazione economica e finanziaria del capitale USA e internazionale in Italia.
L’Italia è disseminata di basi militari (oltre cento) USA-NATO: tale, potente e perniciosa presenza, per il ruolo anche politico esercitato, ha molto spesso esautorato e tende sempre più ad esautorare di poteri il parlamento, le istituzioni democratiche e le stesse Forze Armate italiane. L’impegno economico richiesto all’Italia dagli USA e dalla NATO è imponente (il 5% del PIL nazionale, oltre ad altri innumerevoli e pesanti impegni economici) e lo spostamento di risorse verso la NATO diviene una delle più pesanti basi materiali della distruzione della Sanità e della Scuola pubblica e dell’intero stato sociale.
Il dominio militare e politico USA e NATO in Italia, oltretutto, si offre come viatico per la penetrazione economica e finanziaria del capitale statunitense ed internazionale nel nostro Paese: dal 2020 sino ad oggi oltre 400 grandi aziende italiane (dalla Bialetti alla Piaggio Aerospace; dalla Iveco Gruop alla Italiana Petroli; dalla Ita Airways alla Golden Goose; dalla Merloni alle grandi aziende di alluminio sino, in questa stessa fase, alle fiorenti aziende hi-tech del nord d’Italia) sono state acquistate dal capitale statunitense e internazionale, determinando con ciò sia un profondo e grave processo di deindustrializzazione, nel nostro Paese, che una vasta e nuova ondata di disoccupazione. La possibilità di poter utilizzare (a difesa dei lavoratori e delle stesse aziende italiane, sia contro la svendita dell’industria italiana al capitale estero che in relazione al grande e nefasto fenomeno della delocalizzazione) il Decreto Legge 21/2012 della Golden Power, è completamente rimossa ed evitata sia dal movimento sindacale confederale che dal centro-sinistra.
Il totale asservimento, in Italia, sia delle destre che del centro sinistra, all’ UE e alle sue politiche ultraliberiste, antioperaie e antidemocratiche e la piena assunzione, da parte di questi due poli politici, dello spirito e della lettera del Trattato di Maastricht, hanno aperto le strade a quelle politiche generali, ormai ultra decennali, volte all’abbattimento dei diritti, dei salari e dello stato sociale su scale strutturali e di massa.
In questa fase segnata, per mano di Trump, anche dalla crisi dell’Alleanza Atlantica e alla quale crisi l’UE risponde con un poderoso progetto di riarmo autonomo (i mille miliardi di euro richiesti dalla presidente della Commissione europea, von der Leyen) e con un progetto strategico di guerra contro la Russia (sono già circa 200 i miliardi di euro che l’UE ha inviato all’Ucraina di Zelensky, 120 come sostegno finanziario e 80 come sostegno militare, 200 miliardi circa ai quali vanno aggiunti i 90 miliardi per Kiev appena ratificati-22 aprile scorso-dal Consiglio europeo) particolarmente gravi appaiono le, speculari e acritiche, posizioni filo-UE delle destre e del centro- sinistra.
Gli ultimi decenni hanno inoppugnabilmente dimostrato come il sistema liberale binario italiano (centro-destra e centro-sinistra) sia stato succube del grande capitale.
Non solo l’intera esperienza “berlusconiana” ha svolto sino in fondo il proprio compito volto a tesaurizzare gli interessi capitalisti contro l’intero mondo del lavoro, ma anche la “teoria e la prassi” del centro-sinistra si è totalmente piegata a questi interessi.
La stagione liberista del centro-sinistra, apertasi in modo stupefacente attraverso la privatizzazione del gigante pubblico Telecom diretta da Massimo D’Alema, che aveva già guidato la vergognosa guerra NATO contro la Jugoslavia, è stata poi indefessamente portata avanti da Luigi Bersani, poi da tutto il PD, attraverso la massiccia privatizzazione dei comparti dell’Energia, dei Servizi e della Sanità pubblica.
In questi giorni di drammatica crisi energetica e ulteriore colpi alle condizioni di vita dei lavoratori, tutto dovuto alla guerra imperialista USA-Israele contro l’Iran, rispondendo alla richiesta dell’Amministratore delegato dell’ENI, Claudio Descalzi, che ha proposto, per il bene comune, di congelare le sanzioni contro il gas russo, all’unisono, sia Giorgia Meloni che Elly Schlein, hanno dichiarato di essere nettamente contrarie alla proposta del Ceo dell’ENI, “perché Putin non va perdonato”. In altri termini: destra e centro-sinistra uguali nelle politiche più conseguentemente antipopolari, entrambi indifferenti al fatto che sulle famiglie italiane si abbatteranno, e in tempi brevi, bollette della luce e del gas pesanti come droni per la guerra sociale.
Questo è il quadro sociale e politico generale del nostro Paese, oggi, nel quale drammaticamente è assente ogni possibilità di vera opposizione sociale e politica ed ogni orizzonte di alternativa.
Ed è a partire da ciò, con modestia e consapevolezza dei propri limiti ma con profondo senso unitario e di servizio, che il Partito Comunista di Unità Popolare sente di dover sollecitare le forze intellettuali, accademiche, operaie, sociali, politiche, sindacali e di movimento, quelle più avanzate e contrarie alla guerra imperialista, alla NATO, alle politiche liberiste dell’UE e allo strapotere del grande capitale italiano, a scendere in campo, ad impegnarsi e lavorare al fine di costruire (non per motivi ed obiettivi immediatamente e meramente elettoralisti, per non fare l’errore, appunto elettoralista, di “Pace Terra Dignità”, la Lista di Michele Santoro, ma per una strategia della trasformazione sociale di lunga lena che possa anche basarsi su di un radicamento sociale e territoriale), una terza forza rispetto alle destre e al centro-sinistra, un nuovo polo organizzato e vivo nelle città, nei luoghi di lavoro e di studio volto alla costruzione di un fronte ampio per la pace e per gli interessi popolari e di massa.
Diverse condizioni oggettive, anche dopo la vittoria del NO al referendum, dal voto dei giovani alle grandi lotte a favore del popolo palestinese e contro le guerre imperialiste, sono emerse e stanno emergendo. L’esigenza del cambiamento è necessaria e, da tante parti – dalle fabbriche alle università – sentita. I comunisti e altre forze di carattere antimperialista, anticapitalista, pacifista sono già in campo. Occorre unire, occorre l’unità!
Chiediamo agli intellettuali, agli operai, ai lavoratori, alle forze comuniste, antimperialiste, all’intera sinistra alternativa, popolare e di classe, alle forze più consapevoli e volte alla lotta, di risollevare l’Italia, di riprendere in mano le bandiere della pace e del lavoro!
Il Partito Comunista di Unità Popolare è in campo, disponibile ad ogni sincero e vasto sforzo unitario!
