
Il 17 ottobre oltre un milione di persone sono scese in piazza per la Francia della classe operaia contro coloro che cercano di distruggere il Paese e gettare i giovani nella disperazione. Riceviamo, traduciamo e pubblichiamo la Dichiarazione del PRCF (Pole de Renaissance Communiste en France).
Spingendo all’estremo la logica distruttiva di una “costruzione” europea sinonimo di marcia verso guerra, fascismo e smantellamento delle conquiste sociali, il regime di Macron ha infine portato il Paese sull’orlo dell’esplosione sociale e politica.
Confermando ancora una volta la valutazione di Marx sulla Francia come “classico Paese di scontri di classe portati all’estremo”, i giovani e una parte crescente del movimento popolare concordano sul fatto che, come il PRCF annuncia da anni, “Marianne”, ovvero la massa dei cittadini appartenenti alle classi popolari e medie, ne ha abbastanza di una situazione strutturalmente violenta, la cui principale responsabilità ricade sull’oligarchia capitalista, sui suoi servitori nei media dominanti e sul partito unico euro-atlantico, senza dimenticare i suoi ausiliari lepenisti (Rassemblement National, ex Fronte Nazionale) allineati con la NATO, l’euro, l’UE e il MEDEF, la classe padronale, la Confindustria francese.
Con grande disappunto dei media statali e privati francesi, la caratteristica distintiva del 17 ottobre 2026 non sono state le scene di vandalismo trasmesse in modo preponderante dalle emittenti televisive legate alla struttura di potere oligarchica, bensì la massiccia mobilitazione dei giovani e della classe operaia, che hanno manifestato in gran numero e, nel 90% dei casi, pacificamente nelle principali città e in numerosi capoluoghi regionali, da Amiens a Bayonne. Il numero dei manifestanti si stima ben oltre un milione (tradizionalmente il sindacato CGT tiene il conto delle manifestazioni, ma in quel giorno non ha indetto proteste nella maggior parte delle regioni) in tutta la Francia, di cui diverse centinaia di migliaia a Parigi, con una partecipazione massiccia di giovani studenti delle scuole superiori, universitari e lavoratori molto determinati.
Lo stesso Ministero dell’Interno ha dovuto quintuplicare le proprie cifre di partecipazione nel corso della giornata.
- La violenza scoppiata qua e là è principalmente il risultato di una politica di polizia e di repressione che, in realtà, non fa altro che esasperare la popolazione già arrabbiata, gran parte della quale vive in condizioni di estrema povertà. Questo fa il gioco di gruppi nichilisti o opportunisti che approfittano della situazione per vandalizzare e saccheggiare: l’incendio del municipio di Limoges va quindi condannato con la massima fermezza. Si tratta di immagini terribili che il governo sfrutta fin troppo volentieri per giustificare la sua politica fascista di repressione totale, incarnata in successione dall’ex presidente Sarkozy e dai ministri dell’interno Valls, Cazeneuve, Castaner, Darmanin e Nunez, invece di dare voce alle legittime rivendicazioni.
- L’esasperazione e la rabbia di molti giovani e lavoratori possono essere spiegate, nel lungo periodo, anche dal modo in cui ha operato la leadership europeista e istituzionalizzata della sinistra politica e sociale tradizionale – da non confondere con i 40 sindacati che hanno adempiuto al loro dovere di classe invitando alla partecipazione alle marce, o addirittura organizzandole, come a Lille, Nantes e Tolosa. La violenza incontrollata è dovuta anche alla mancanza di radicalità anticapitalista, antimperialista e anti-Maastricht all’interno delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio. Rifiutandosi di criticare fermamente la “costruzione” europea, e con la cosiddetta “sinistra” che appoggia la rovinosa e pericolosa “economia di guerra” di Macron, queste organizzazioni hanno contemporaneamente aperto la strada all’estrema destra del Rassemblement National e alla rinascita di certe idee anarco-nichiliste che il grande Partito Comunista Francese del Fronte Popolare e della Resistenza, con la sua linea marxista e leninista, aveva in precedenza emarginato. Di fatto, il rovesciamento del capitalismo e l’aspirazione alla rivoluzione erano sulle labbra di coloro che non ne potevano più, oggi in piazza, in una grande mobilitazione di lotta di classe nella Francia operaia.
- In queste circostanze, il PRCF, i cui volantini, slogan e bandiere rosse e tricolori sono stati generalmente accolti molto bene alle manifestazioni:
• Mette in guardia il cosiddetto partito dell’ordine, il partito di Lecornu, Retailleau e Le Pen, che in realtà è il partito della distruzione della Francia, del caos e del prefascismo, contro qualsiasi tentativo di sfruttare la situazione per limitare ulteriormente le libertà, manipolare lo stato di emergenza, criminalizzare il più grande partito di sinistra, La France Insoumise (LFI) (qualsiasi disaccordo esistente tra le forze della sinistra francese non deve in alcun modo limitare la solidarietà antifascista), o addirittura provocare una reazione “alla Versailles” che non farebbe altro che esacerbare le tensioni.
• Invita i sindacati di classe a riunirsi al più presto per organizzare con urgenza una forte offensiva popolare, quanto più inclusiva e ampia possibile, in difesa del progresso sociale, della pace, della democrazia e della sovranità del popolo francese. Invece di aspettare il via libera dai leader traditori del sindacato riformista CFDT, dobbiamo costruire, ora più che mai, la parola d’ordine di uno sciopero generale, tutti insieme e contemporaneamente, come fecero il 1936 e il 1968, momenti di grande progresso popolare. Non esitiamo inoltre a proclamare, facendo eco al movimento popolare: “Fuori Macron, Nunez (Ministro dell’Interno)! Soldi per i salari, non per la guerra; Soldi per l’istruzione, non per il super-riarmo! Soldi per gli studenti delle scuole superiori, non per l’Unione Europea e la sua guerra in Ucraina”.
• Invita i comunisti che non temono di abbracciare il fervore rivoluzionario rinato nella classe operaia e tra i giovani a sostenere insieme, come hanno spesso fatto le manifestazioni scolastiche e quelle odierne cantando la Marsigliese o sventolando la bandiera tricolore (che sono ormai i simboli di questo movimento), l’aspirazione della classe operaia alla sovranità popolare, a una Repubblica sociale e sovrana. Oggi più che mai, il movimento popolare del nostro Paese, e in primo luogo la sua classe operaia, ha bisogno di un partito comunista ampio e combattivo, così come i lavoratori del mondo e d’Europa hanno bisogno di un’Internazionale Comunista che lotti per una nuova generazione di socialismo-comunismo.
PRCF (Pole de Renaissance Communiste en France)
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Credit: Manifestation Lycéenne 6 octobre 2026 Paris via Wikimedia Commons.
