Dipartimento Esteri PCUP

Il partito Juntos por el Perú (Insieme per il Perù) del candidato progressista e socialista Roberto Sánchez ha chiamato i suoi sostenitori in tutto il Paese a costruire una grande mobilitazione nazionale a difesa del voto e della democrazia. Secondo l’organizzazione, questa mobilitazione si svolge “in difesa del voto, della vittoria del popolo e della democrazia” ed è stato quindi chiesto a tutti gli aderenti e sostenitori, provenienti da tutte le regioni del Paese, di riunirsi al Campo de Marte venerdì 19 giugno. Oltre alla mobilitazione nazionale, il movimento ha indetto inoltre numerosi sit-in in diverse regioni del Perù per mercoledì 17 giugno e una grande assemblea virtuale, aperta agli aderenti e simpatizzanti di tutto il mondo, per giovedì 18 giugno. Illustrando le ragioni della mobilitazione, Juntos por el Perú ha denunciato che il voto dei cittadini è stato stravolto e la volontà popolare non è stata rispettata, ribadendo, inoltre, che i risultati elettorali sin qui dichiarati non possono essere rispettati, dal momento che “non riflettono la volontà popolare con piena trasparenza” e fin troppi sono i casi di irregolarità e opacità che sono stati segnalati. «Denunciamo la mancanza di trasparenza degli organi preposti al controllo elettorale, le modifiche al regolamento elettorale nel pieno svolgimento del processo, una serie di irregolarità, nonché validi motivi di annullamento e manovre politico-mediatiche che minano la correttezza del processo elettorale e la volontà sovrana del popolo peruviano», si legge nella nota.
L’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) ha intanto completato lo spoglio al 100% dei voti per il nuovo Congresso e annunciato la composizione della Camera dei Deputati, una delle due camere che comporranno il Parlamento peruviano per la legislatura 2026-2031. I risultati finali hanno definito la distribuzione dei 130 seggi tra le sei organizzazioni politiche che hanno ottenuto una rappresentanza a livello nazionale. Fuerza Popular ha ottenuto 41 seggi, Juntos por el Perú 32 seggi, seguiti dal Partito del Buon Governo con 18, Rinnovamento Popolare con 15, il Partito Civico “Obras” con 14 e Nazione Ora con 10. La distribuzione finale dei seggi alla Camera dei Deputati mostra un Congresso senza alcuna maggioranza assoluta e una rappresentanza politica profondamente diversificata tra le diverse regioni del Paese. Forza Popolare è presente in dipartimenti come Piura, La Libertad, Áncash, Loreto e Ucayali, viceversa Insieme per il Perù ha ottenuto una parte significativa dei suoi seggi a Cajamarca, Puno, Cusco, Apurímac e Ayacucho.
Decisamente controverso, invece, l’andamento del risultato delle elezioni presidenziali, dove, secondo i risultati dell’ONPE, con il 99,10% dei voti scrutinati, Keiko Fujimori, espressione della destra “fujimorista”, corrotta, reazionaria, allineata agli interessi statunitensi, espressione dei privilegi storici delle classi possidenti, della borghesia compradora e del grande capitale, è in testa con il 50,09%, seguita da Roberto Sánchez, il candidato socialista, aderente peraltro alla Sovintern, il Forum internazionale per il Socialismo del XXI secolo, con il 49,91%. In più momenti dello spoglio, Roberto Sánchez è stato a lungo avanti nel conteggio delle schede, e, d’altra parte, non può non essere notato il risultato del voto all’estero, dove Keiko Fujimori ha addirittura il 63,28% delle preferenze, con 80 mila voti di vantaggio su Roberto Sánchez. Viceversa, completamente diverso il risultato in patria: nel voto in Perù, infatti, Roberto Sánchez è avanti con il 50,12% e oltre 40 mila voti di vantaggio sulla Fujimori. Da più parti si è gridato dunque alla frode, alla manipolazione del voto, per consentire alla Fujimori e agli interessi di potere che rappresenta di vincere le elezioni.
La portavoce di Juntos por el Perú, Anahí Durand, ha chiaramente rivendicato che difendere il voto non è in contrasto con il riconoscimento dei risultati ufficiali quando saranno determinati dalle autorità elettorali. “Non stiamo parlando di prove di frode. Nessuno sta incitando all’insurrezione, nessuno sta incitando alla violenza. Ci stiamo comportando in modo responsabile, ma stiamo anche esercitando il nostro diritto di difendere il voto, ad esempio, in relazione a quanto accaduto con il voto dei peruviani all’estero”. “Avere dubbi ragionevoli, presentare ricorsi, esercitare il diritto di difendere il voto non implica che non riconosceremo i risultati. Abbiamo dubbi assai ragionevoli e fondati e abbiamo anche intrapreso le opportune azioni legali perché abbiamo constatato che la situazione non è chiara né trasparente”, ha commentato.
È chiaro che il Perù è oggi a un bivio e che l’intera America Latina è al centro di una sfida storica tra il precipizio cui vorrebbero condannarla le forze di destra, eversive e filo-imperialiste, e la speranza di una rinnovata avanzata in senso democratico e antimperialista. La battaglia in corso richiede l’unità e la mobilitazione delle forze popolari, progressiste, per sconfiggere il fascismo, la continuità neoliberista e i poteri reazionari che hanno tenuto in ostaggio lo sviluppo del Paese e quelle forze che, a livello continentale, vorrebbero riportare indietro le lancette della storia. Il conflitto sociale, la mobilitazione popolare e l’unità delle forze di progresso e di trasformazione sono il motore della sovranità, dell’avanzamento della democrazia, della giustizia sociale.
