Roma, 10 maggio: il PCUP alla celebrazione del Reggimento Immortale

Intervento per di Alessandra Ciattini, del Comitato Centrale PCUP, alla Celebrazione

Domenica10 maggio alle 11 di mattina, davanti alla grandiosa Basilica di San Giovanni in Roma, in una giornata tiepida ma nuvolosa, i residenti della Federazione russa in Italia, insieme ai rappresentanti di alcune forze politiche come il Partito comunista di unità popolare, il Partito della Rifondazione comunista, il Partito comunista e di altri gruppi, hanno ricordato un giorno importantissimo nella storia dell’Unione Sovietica e dell’attuale Federazione russa: il giorno della vittoria contro il nazifascismo. Non si è trattato di un semplice rituale commemorativo, ma di un atto politico, perché esso ha avuto lo scopo di ricordare che l’Armata rossa e lo stesso popolo sovietico hanno dato il maggior contributo alla sconfitta del nazifascismo.

Nel corso della celebrazione sono state recitate poesie, sono state cantate canzoni che si riferiscono a quella drammatica esperienza, la quale non può esser assolutamente dimenticata, anzi deve essere trasmessa alle giovani generazioni lì presenti. In particolare, nel mio intervento in quanto rappresentante del Partito comunista di Unione popolare, ho ricordato che nell’immediato dopoguerra tutti i popoli europei riconoscevano pienamente il contributo primario che l’Unione Sovietica aveva dato alla sconfitta del nazifascismo. Negli anni seguenti, in seguito al processo di amerikanizzazione, fondato sulla propaganda capillare statunitense, subito dall’Europa, la quale è stata trasformata in un continente occupato dalla NATO con la costruzione di numerosissime basi militari diffuse anche nel nostro paese, e nello stesso tempo con l’essere inserita nell’area di influenza statunitense. Essa è divenuta così un mercato per le merci in sovrappiù e per i capitali in cerca di investimenti esteri di quel potente paese ormai in declino.  

La celebrazione era intitolata al “Reggimento immortale”, Il quale è simbolicamente costituito dalle immagini dei caduti che i partecipanti alla cerimonia portano a ricordo dei loro parenti scomparsi in quei tragici eventi, che hanno segnato la storia dell’umanità. In alcuni casi i partecipanti hanno anche raccontato le storie commoventi di coloro che si trovarono a difendere la città di Leningrado dal terribile attacco sferrato dai nazisti o di coloro che hanno partecipato giovanissimi ad altre gesta gloriose che hanno scandito la Grande Guerra Patria.

Ho voluto sottolineare anche che l’imperialismo statunitense ha sempre avuto di mira l’Unione Sovietica e successivamente la Russia, come mostra la persistente guerra tra quest’ultima e la NATO, per la semplice ragione che desidera impadronirsi delle straordinarie risorse presenti nel nello Stato più esteso del mondo. E questo desiderio è ovviamente del tutto indipendente dal tipo di organizzazione politica che si sono data i popoli di quella vastissima estensione di territorio, che va dalla Europa centrale all’Estremo Oriente. Ho anche ricordato che il generale de Gaulle, non certo filosovietico, si è sempre rifiutato di partecipare alla celebrazione dello sbarco in Normandia avvenuto ad opera dell’esercito alleato e che costò un numero alquanto limitato di soldati deceduti, se comparato all’immenso tributo di sangue pagato non solo dall’Armata rossa ma da tutti i popoli sovietici. Infine, per ricordare la drammaticità di quegli eventi ho menzionato anche un celebre film di Andrey Tarkovsky L’infanzia di Ivan (1962), film nel quale si racconta la storia di un bambino dodicenne, che partecipa alla guerra contro i nazisti fornendo informazioni all’esercito sovietico e per questo viene addirittura impiccato da un ufficiale nazista. Al termine della cerimonia abbiamo tutti inneggiato in coro al ricordo del Reggimento immortale, sottolineando quale dev’essere la lettura corretta della storia contemporanea.

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