Sovintern e le premesse di una nuova Internazionale

Di Gianmarco Pisa responsabile esteri e delegato per il PCUP

È stata inaugurata lo scorso 25 aprile, nella data simbolica per il nostro Paese della vittoria della resistenza e della liberazione dal nazifascismo, per la durata di quattro giorni, sino al 29 aprile, a Mosca, la prima edizione del Forum Internazionale Sovintern per il Socialismo del XXI secolo.

Si tratta della proposta, e della promessa, di una nuova piattaforma globale, nella forma di una vera e propria Internazionale, di forze della sinistra di progresso, di orientamento socialista, comunista, democratico avanzato, dalla comune vocazione antimperialista, tale da unire non solo forze politiche ma anche organizzazioni sociali con un chiaro orientamento politico, e con l’ambizione di raggruppare le forze e coordinare gli sforzi nella lotta contro l’imperialismo, contro il dominio unipolare, contro le pretese dell’Occidente, di quello che potremmo, a buona ragione, chiamare l’Occidente collettivo, che, con la sua crisi, sempre più spinge il mondo verso il baratro della guerra e della barbarie, rendendosi responsabile di aggressioni, stermini e perfino il genocidio del popolo palestinese a Gaza.  

Nelle riflessioni condivise nelle giornate di lavoro, tre emergono come temi-chiave di questa, se saprà mantenere le promesse, nuova Internazionale per il XXI secolo.

Il primo è il riferimento, anche simbolico, all’esperienza storica dell’Unione Sovietica, e quindi del socialismo realizzato, dei suoi valori e delle sue conquiste, non come legato nostalgico, ma come “esperienza di civiltà”, patrimonio storico, culturale e tutto politico, manifestazione dell’attualità e della necessità del socialismo, del “movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti”. Nelle parole di Lois Pérez Leira, segretario dell’Internazionale Antimperialista dei Popoli, si manifesta l’esigenza di coordinare “le forze politiche della sinistra, e Sovintern è un riferimento esplicito all’appello per una “Internazionale Sovietica”, come un tempo esisteva l’Internazionale Comunista, o Comintern”.

Come si diceva, anche il profilo simbolico, di per sé politico, è attivato in termini caratterizzanti. La giornata centrale del Forum, quella del 27 aprile, si è interamente svolta, infatti, nella storica Casa del Sindacato di Mosca, un vero e proprio luogo della memoria, dove si sono celebrati diversi congressi del PCUS, dove, come ricorda Luciano Canfora, Palmiro Togliatti preannunzia la svolta dell’unità antifascista “nel discorso tenuto a Mosca il 26 novembre 1943 nella Sala delle colonne”; e ancora il luogo di celebrazione dello storico VII Congresso (1935) della Internazionale Comunista.

Qui, nella storica seduta del 5 agosto 1935 si tenne la relazione di Manuilskij sul tema “Engels nella lotta per il marxismo rivoluzionario”, nel 40° anniversario della morte di Engels, nella quale ammoniva che «sbaglia chi pensa che la rivoluzione debba svilupparsi seguendo una linea retta, una traiettoria come quella di una freccia lanciata da un arco, che nel processo di maturazione non vi saranno intoppi, interruzioni, ripiegamenti. Sbaglia chi crede che la tattica di un partito rivoluzionario debba costruirsi non sul rapporto di forze esistente, ma su quello che vorremmo ci fosse. Sbaglia chi crede che per un partito proletario basti appoggiarsi sulle forze di avanguardia e non sulla maggioranza della classe operaia. […] Sbaglia chi crede che si possa attuare una rivoluzione senza mettere a profitto le contraddizioni nel campo nemico, senza compromessi parziali o temporanei con le altre classi e gruppi che si avvicinano alle idee rivoluzionarie, e con le loro organizzazioni politiche. Marx, Engels e Lenin non hanno mai preteso di poter anticipare l’esatta via che seguirà la rivoluzione socialista, di poter indicare con esattezza le sue norme tattiche, di dare una risposta a problemi che ai tempi loro non erano risolvibili».

Mentre, per quello che riguarda lo storico discorso di Togliatti alla Casa del Sindacato, fondava i presupposti della trasformazione cui il PCI sarebbe andato incontro nell’immediato dopoguerra e che lo avrebbe fatto diventare la straordinaria forza politica che fu e il più grande partito comunista dell’Occidente capitalistico: “Ci hanno accusato di essere antinazionali […] Noi comunisti abbiamo il merito – e lo rivendichiamo – di avere sempre lottato contro la politica antinazionale del fascismo, dall’inizio sino alla fine, senza esitazioni e senza dubbi. […] Il nostro passato di lotta senza compromessi contro il fascismo è quello che ci dà il diritto di dire la nostra parola con autorità su tutti i problemi che oggi si presentano alla nazione”.

Il secondo tema-chiave è, chiaramente, il riferimento all’onda lunga della trasformazione progressista portata dal quadro strategico del Socialismo del XXI secolo. Come ha detto Rafael Mendez, giornalista ed ex deputato in Repubblica Dominicana, “dall’eredità di progresso e di integrazione di Hugo Chávez sino all’incontro di Mosca della Sovintern, si assiste a un cambiamento epocale nel quale è necessario unire le forze di progresso in una piattaforma politica moderna, capace di contrastare il declino morale di un Occidente unipolare che non offre più stabilità, ma esclusione, neocolonialismo, guerra, e un pericoloso abisso ambientale per l’umanità”.

Il terzo è, non certo ultimo per importanza, il ruolo protagonistico del Sud del mondo e il costante riferimento al mondo multipolare. È un tema legato all’esigenza di aprire spazi e possibilità di trasformazione, in chiave antimperialista, a partire dalle grandi esperienze di progresso e di giustizia che muovono dal sud del mondo, a partire dalla Cina popolare, dalle esperienze latinoamericane, dalle più recenti esperienze anti-neocolonialiste e di dignità e indipendenza nazionale che agitano diversi Paesi africani, ma anche, al tempo stesso, di impostare un nuovo discorso pubblico di sinistra orientato alla trasformazione in senso rivoluzionario, alla giustizia sociale, alla democrazia reale, alla sovranità, all’autodeterminazione e all’indipendenza dei popoli, contro le derive “woke” di una sinistra borghese che, per il suo orientamento liberale, non è in grado di rappresentare un’alternativa efficace e costituisce un fattore di disorientamento per i lavoratori e le lavoratrici e, in generale, le masse popolari.

Come ha ricordato Adrian Zelaia, docente presso il Dipartimento di Economia Applicata dell’Università dei Paesi Baschi e presidente di Ekai Center, “la Guerra Fredda è finita, le chiare alternative geopolitiche sono scomparse e diversi gruppi politici si sono trovati in una posizione di debolezza. Le rivendicazioni socioeconomiche si stanno rapidamente indebolendo e questi gruppi cercano di differenziarsi basandosi principalmente su questioni culturali, che vengono presentate nello stesso modo delle grandi aziende perché questo contesto risulta loro familiare. La “sinistra” e la destra, pur essendo sempre più allineate agli interessi delle imprese, devono mantenere alcune distinzioni per presentarsi come tali agli elettori. In ambito economico, la destra è più neoliberista della sinistra, la sinistra è più post-capitalista della destra, sebbene in realtà siano tutte post-capitaliste e neoliberiste”.

Tornando a Sovintern, sulla base di questi assi politici, la prima edizione del Forum ha individuato tre temi strategici di discussione su cui si sono confrontati i delegati e le delegate presenti, oltre duecento, in rappresentanza di 100 partiti socialisti e comunisti da oltre 70 paesi di Europa, Asia, Africa, Nord e Sud America: il “nuovo socialismo del XXI secolo”; “la lotta antimperialista nel Vicino Oriente e nel mondo intero”; “il ruolo della Sovintern nel mondo contemporaneo e di fronte alle crisi e ai conflitti ai quattro angoli del pianeta”. Come ha ribadito, tra gli altri, alla vigilia del Forum, George Galloway, “c’è una sola scelta: socialismo o barbarie. Ci opponiamo alla barbarie in Libano e a Gaza. Ci opponiamo allo sterminio del nostro popolo da parte dei Paesi occidentali. Continuiamo a credere nel socialismo. Non tollereremo la barbarie degli Stati Uniti e dei loro alleati della Nato contro nessun Paese. Questo è ciò che ci unisce. Creeremo un fronte nella lotta contro l’egemonia e la dittatura occidentali”.

Non si tratta dunque, di un compattamento ideologico, né di un forum di soli partiti comunisti, e ciò rappresenta indubbiamente una sfida per il movimento comunista e una contraddizione per il campo del socialismo democratico e, soprattutto, delle socialdemocrazie; si tratta di una piattaforma centrata sul paradigma del “socialismo del XXI secolo”, della sinistra ancorata ai valori della centralità dei lavoratori e delle lavoratrici, del mondo del lavoro, della giustizia sociale e dei diritti sociali, e della sovranità dei popoli, che intende mantenere un costante canale di coordinamento e di cooperazione tra tutti i soggetti partecipanti, e adottare nuove forme e modalità di interazione anche online.

Quali primi atti, il primo forum Sovintern ha quindi adottato sei risoluzioni politiche: di condanna dell’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran; per la fine del blocco contro Cuba; a supporto della Repubblica Popolare Democratica di Corea; sulla compensazione per le conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo in Africa; sulla risoluzione della crisi in Ucraina; per l’immediato rilascio del legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro.

Non è un caso che l’atto inaugurale di Sovintern sia stato l’omaggio alla memoria degli eroi della Grande Guerra Patriottica, con l’omaggio e il tributo alla Tomba del Milite Ignoto. Come ha sottolineato il vicepresidente del partito Russia Giusta (uno dei partiti iniziatori del forum, insieme con il Partito Comunista Americano (ACP), il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), il Workers Party (Gran Bretagna), Tunisia Avanti, il Partito del Progresso e del Socialismo, Marocco, il Movimento dei Socialisti, Serbia, l’Unione dei Socialisti Democratici, Repubblica Democratica del Congo), Alexander Babakov, «siamo venuti qui per rendere omaggio a coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà e l’indipendenza della nostra patria. Il ricordo dell’eroismo del popolo sovietico unisce tutti coloro che lottano per la giustizia sociale e contro la barbarie moderna, che sta nuovamente rialzando la testa. Sovintern, in quanto erede delle migliori tradizioni del movimento socialista internazionale, ricorderà sempre il prezzo pagato per la vittoria sul nazismo».

Riferimenti:

Roberto Battistelli, “Perché un “partito nuovo”?”, Chaos e Kosmos XVII-XVIII, 2016-2017.

La politica di unità nazionale dei comunisti, www.associazionestalin.it/PCI_5_unita.html.

Il VII Congresso dell’Internazionale comunista, www.associazionestalin.it/IC_8_VIIcongresso.html.

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