di Laura Baldelli e Ivan Ercoli del Comitato Regionale PCUP Marche
25 febbraio, lavoratori e cittadini affollano la Casa delle Culture “In difesa della Giustizia e della Democrazia” e contro una riforma che non cura i mali della giustizia e attacca la Costituzione

Ancona,25 febbraio, iniziativa pubblica del Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP) presso la “Casa delle Culture” gremita di compagni e di cittadini per rafforzare il Comitato del No, in vista dell’imminente appuntamento referendario. Un incontro In difesa della giustizia e della democrazia, denso di contenuti grazie ai relatori, primo tra tutti il magistrato Presidente Emerito della Corte di Cassazione, da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, già senatore e scrittore, Domenico Gallo, affiancato da esponenti del mondo sindacale, politico e accademico, uniti nel denunciare quello che definiscono un assalto frontale all’indipendenza della magistratura e soprattutto alla nostra Costituzione, con derive autoritarie che mettono in grave pericolo la nostra democrazia.
I lavori sono stati aperti da Carlo Zampetti, segretario del PCUP Marche, ricordando e citando l’affermazione della senatrice leghista Giulia Bongiorno: “Questa riforma non risolve i problemi della giustizia”, per evidenziare come la stessa maggioranza sia consapevole dell’inefficacia del provvedimento al fine di far funzionare la Giustizia: non accelererà i processi che cadono in prescrizione, né metterà mano alla cronica carenza di personale, né investirà nella digitalizzazione del servizio, perché il vero obiettivo è pericolosamente politico, in quanto tocca ben 7 articoli della Costituzione. Inoltre c’è da sottolineare che all’apertura dell’anno giudiziario ad Ancona il Presidente della Corte dei Conti ha evidenziato come i fondi del Pnrr destinati alla Pubblica Amministrazione abbiano preso altre strade. Anche un’altra deputata della, Lega Simonetta Matone, già magistrato, in campo per il SI, ha mosso accuse gravissime alla Magistratura, calunnie prive di fondamento, mentre questa classe politica trascura i veri problemi del Paese, impoverito dalla de-industrializzazione, dove i giovani emigrano per mancanza di politiche giovanili ed occupazionali, dove i contributi dei cittadini sono destinati per inviare armi all’Ucraina e per il riarmo, piuttosto che per consolidare il welfare e i beni comuni come scuola, sanità pubblica.
A seguire, gli interventi degli esperti schierati per il No come Francesco Rubini, giovane avvocato con anni di esperienza come consigliere comunale di “Altra Idea di Città”, all’opposizione del governo di destra di Ancona, che ha sottolineato quanto sia scorretto ed errato presentare, da parte del fronte del SI, questa riforma della magistratura come una modifica esclusivamente tecnica: una modalità tipica della destra che invece persegue l’obiettivo di svuotare di potere democratico ogni istituzione, e l’attacco alla magistratura è il più potente, perché mette in pericolo la nostra democrazia e per farlo va a modificare la Costituzione.
Democrazia già minata con le riforme elettorali con il premio maggioritario, che hanno svuotato di potere non solo il dibattito parlamentare, ma anche le assemblee dei governi locali; Siamo di fronte a un continuo accentramento verso l’esecutivo, ha ammonito Rubini, denunciando un abuso della decretazione d’urgenza, che di fatto annulla la rappresentanza parlamentare ed il dibattito, trasformando la democrazia in una gestione verticistica anche i governi locali, guidati dai “sindaci-sceriffi e governatori”, legati al governo centrale: oggi nei consigli comunali e regionali gli eletti sono relegati al solo diritto di tribuna.
Domenico Gallo ha esordito affermando che non è una riforma per la separazione delle carriere, bensì sull’indipendenza della magistratura: Questi nuovi meccanismi sottometteranno i magistrati alla maggioranza di governo, ha dichiarato Gallo, ricordando l’inquietante “invito” del ministro Nordio all’opposizione: la riforma sarà anche a vostro favore se un domani sarete al governo.
Particolarmente duro anche il giudizio sull’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, che Gallo non ha esitato a paragonare, per struttura e logica, al tribunale speciale di epoca fascista: un organo i cui membri sono di fatto espressione della politica, le cui sentenze non sarebbero appellabili in Cassazione. L’indipendenza della magistratura è l’unico argine alla dittatura della maggioranza di governo.
Inoltre Gallo ha ricordato che l’attacco alla magistratura è stato frequente in Italia, anche durante il Regno e soprattutto durante il fascismo ha raggiunto il suo apice, per queste ragioni i Padri e le Madri Costituenti hanno voluto scrivere la nostra Costituzione, ponendo l’assoluta autonomia della magistratura per preservare la democrazia. Ma la mentalità fascista si era così radicata nei giudici anche della nostra giovane Repubblica, che fino agli ’70 è stato difficile attuare i diritti costituzionali per un percorso di crescita dei diritti sociali.
E di pericoli la nostra democrazia ne ha corsi anche dopo con Gladio e con Cossiga che attaccò la magistratura ed oggi lo stesso Nordio dice la magistratura non deve attaccare la politica, che non vuole vincoli costituzionali e neanche quelli del diritto internazionale, ormai ridotto a carta straccia, come ci dimostra ciò che accade per i migranti in Italia.
Ma anche i diritti sociali sono diventati carta straccia: a Taranto di fronte all’incapacità politica è dovuta intervenire la Magistratura per chiudere gli altoforni dell’Ilva, già condannata per aver seminato morte per decenni nella città. Anche la questione delle correnti in magistratura, sempre sbandierata dalla destra, è invece un’ulteriore garanzia al pluralismo, ma la destra non tollera confronto e dialogo. Gallo ha inoltre ribadito quanto sia importante costruire il fronte del NO di tutte le forze democratiche e portare a votare anche chi non va più a votare perché non si sente rappresentato; ne vale la nostra democrazia e il futuro del nostro paese.
Il punto di vista di Alberto Sgalla, già docente di diritto, saggista, scrittore e dirigente PCUP, ha individuato il legame di questa riforma della magistratura, con il neoliberismo e il controllo sociale, che minano i principi della Costituzione; il pesante attacco alla Carta Costituzionale e alla democrazia è arrivato anche con l’Ue, perché tradiva i fondamenti su cui è nata dal vero patriottismo della Resistenza, di cui ha condiviso i valori, in quanto nel’48 con la stesura della Carta si è superato l’individualismo liberale, al fine di costruire il senso di comunità e solidarietà di popolo. Infatti il patto costituzionale ha tenuto fuori il neoliberismo e il fascismo, mentre invece, con l’entrata nell’Ue, l’Italia ha ceduto pezzi di sovranità, anche introducendo in Costituzione l’osceno ed ipocrita pareggio di bilancio, che non ha bloccato il debito pubblico, ma ha impoverito il welfare e sottratto investimenti alla tutela e conservazione del nostro patrimonio artistico-culturale e soprattutto non ha investito nella cura del nostro dissesto idrogeologico. Oggi questo governo di destra sta cancellando i principi economici della Costituzione, che prevede un’economia mista tra pubblico e privato, ripristinando i valori neo-liberali per i vantaggi esclusivi della proprietà privata ed affidando servizi vitali e strategici ai privati, da cui ne ricavano profitti, senza alcun benefico pubblico per la comunità; occorre quindi ritrovare i valori costituzionali perché devono essere viventi e vissuti,e andare tra la gente a parlarne. La Patria si difende non solo in armi, ma anche diffondendo i veri valori che difendono la giustizia sociale per dignità umana.
Per il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti ha parlato Marco Amagliani, che ha centrato il focus sul controllo della spesa pubblica, infatti la riforma esprime la volontà di assoggettare al governo la Corte dei Conti e la polizia giudiziaria, funzionali per quando esploderanno le tensioni sociali, una volta esauriti i fondi Pnrr. Il compito dei comunisti è dedicarsi alla difesa della Costituzione, che fu firmata anche dal compagno del Pci Umberto Terracini, partigiano in Val d’Ossola, e i Comunisti hanno sempre dato il tributo più alto alla lotta contro il nazifascismo per la libertà e la democrazia.
Infine, il richiamo alla piazza di Marco Bini, responsabile del lvoro privato USB Ancona, che ha denunciato, come Amagliani, la “strategia securitaria” del governo contro i lavoratori, in quanto c’è la volontà del governo affinché i conflitti sociali vengano trasformati in problemi di ordine pubblico.
Per questo Bini ha lanciato un appello per la costruzione di un “No Sociale” che troverà la sua prima grande espressione nella manifestazione nazionale indetta a Roma per il prossimo 14 marzo. Bini ha richiamato ad un antifascismo attivo e concreto contro questa controriforma della magistratura voluta da un governo di destra che non dà risposte sociali e persegue invece le vie forti per criminalizzare le lotte sociali con lo stato di polizia. La Costituzione va difesa perché si fonda sugli equilibri dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, ma oggi invece si punta ad un esecutivo che controlli tutti i poteri e questo mina le libertà democratiche e sociali.
L’incontro si conclude con l’intervento del Presidente del Centro Studi “Domenico Losurdo”, professor Alessandro Volponi, che ricorda: “Già la riforma Cartabria, Decreto Legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, ha introdotto modifiche molto discutibili, quali la depenalizzazione del falso in bilancio, l’avviso preventivo di arresto e che abbreviando i tempi dei processi ne facilita la prescrizione; in tema di reati al patrimonio e all’ordine pubblico ha aperto la strada al decreto sicurezza Piantedosi D.D.L. 1660, che ha introdotto contromisure per tutelare l’ordine pubblico in contesti specifici, inasprendo quanto previsto dalla riforma: il governo ha paura delle proteste, delle iniziative di lotta per la pace, per il diritti sociali. E nelle carceri italiane non ci sono detenuti per i delitti della pubblica amministrazione, corruzione e concussione, frode fiscale, mentre in Germania ce ne sono 12.000. Nel corso di questi decenni la Corte dei Conti non ha certo brillato per aver perseguito chi ha sprecato in opere pubbliche; infatti in Italia c’è un partito ombra parallelo che non si presenta alle elezioni, ma governa: dallo scandalo politico-finanziario della Banca Romana di fine ‘800, a quelli del fascismo, alla mafia con Corrado Carnevale, presidente della prima sezione penale della Cassazione, noto come l’ammazza-sentenze, in quanto annullava le condanne per mafia negli anni ’80 e ’90 per vizi di forma. Giovanni Falcone lo considerava un ostacolo alle indagini e al decorso della giustizia, accusandolo di favorire i boss, scovando vizi formali nelle procedure. Sebbene condannato in appello per concorso esterno nel 2001, è stato definitivamente assolto nel 2002. Eppure bisogna ancora potenziare l’impunità e la Meloni si concentra, per imbrogliare le carte, sulla microcriminalità con il diffuso luogo comune che le forze dell’ordine arrestano, mentre i giudici rimettono in libertà i criminali, evitando un’analisi dei problemi a monte che generano i reati che spesso coinvolgono anche i minori, per i quali non esistono politiche giovanili, né progetti educativi extra scolastici.
Volponi afferma che dobbiamo lottare per una vera riforma del sistema giudiziario, che preveda investi come per la scuola e la sanità, in quanto settori strategici per la costruzione e la tutela della democrazia, e conclude dicendo: questo è un referendum sulla Costituzione e dobbiamo per questo andare a votare per il NO”.
Alla fine si fatica a liberare la sala, dei compagni e delle compagne del PCUP delle Marche e altri cittadini del Fronte del NO, che si fermano a parlare e ringraziare i relatori; un incontro che ci ha fatto sentire tutti vicini nella lotta per il nostro Paese in mano alle destre post fasciste, serve del rapace capitalismo neoliberale che vuole distruggere la nostra Storia, la nostra Costituzione, la nostra cultura, la nostra economia, il nostro patrimonio storico-monumentale e paesaggistico e, non certo ultime, le nostre conquiste sociali.
