QUANTO CI CONVIENE STARE NELL’UNIONE EUROPEA?” Roma, domenica 29 marzo,  Convegno unitario tra Partito Comunista di Unità Popolare  e Coordinamemto per l’Unità dei Comunisti.

A cura della redazione

Importante Convegno a Roma, domenica 29 marzo, presso la sala dell’Associazione “Enrico Berlinguer “, dalle ore 15.00, organizzato dal Partito Comunista di Unità Popolare e il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti.

Presiede la compagna Elisabetta Nardini, già Segretaria della Federazione PCI di Roma, ora dirigente del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti e militante dell’Associazione “Berlinguer”.

Nardini presenta i relatori: Walter Tucci, dirigente storico del movimento comunista romano e italiano ed ora dirigente nazionale del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti; Alberto Fazolo, giornalista e attivista antimperialista; Gilberto Trombetta, giornalista e analista politico; Fosco Giannini. Segretario generale del Partito Comunista di Unità Popolare.

È Walter Tucci ad aprire i lavori, ponendo con forza l’esigenza strategica di uscire dall’Unione europea e dall’Euro e di arrestare, dunque,  l’onda lunga liberista che ha soffocato nei decenni gli interessi e le condizioni di vita del movimento operaio complessivo. Aggiungendo, Tucci, che per la libertà del Paese occorre anche uscire dalla NATO e dal suo sistema di guerra e che per giungere a tali obiettivi è necessaria come il pane, e innanzitutto,  l’unità dei comunisti.

È poi la volta di Alberto Fazolo, che decodifica sono in fondo il sistema economico liberista e bancario dell’Unione europea germanizzata e il suo carattere antimperialista, ponendo la questione, per gli interessi popolari e per la pace, di uscire dall’Unione europea e dall’Euro. Pet una lotta che punti a questo obiettivo, aggiunge Fazolo, non basta certo la piattaforma da “sinistra dell’imperialismo” del movimento “no king”.

Trombetta rimarca come la questione della subordinazione dei 27 Paesi dell’Ue alle politiche di austerità di Bruxelles abbia portato alla distruzione del welfare italiano e di tutti gli altri Paesi deboli dell’Ue e come  le stesse politiche liberiste Ue rappresentino le basi materiali, specie in Italia, del crollo del valore del salario e dell’allargarsi della povertà di massa.

Fosco Giannini rimarca come la stessa presidente del Convegno e la stessa assemblea di partecipanti “parli” positivamente del progetto di unità dei comunisti e delle forze della sinistra di classe in corso. Rimarca il fatto che l’uscita dalla Ue non è affatto un progetto velleitario, essendo anche contemplato, come possibilità, per gli Stati e i popoli, nello stesso Trattato Lisbona del 2017 e , pone il problema del folle progetto di riarmo dell’Ue dettato dalla presidente della Commissione europea von der Leyen (mille miliardi di euro), ponendo anche la questione dell’Ue quale soggetto astorico e fatiscente, che oggi cerca una propria identità proprio nel riarmo e nella guerra contro la Russia. Giannini, a partire da tutto ciò,  rilancia l’idea-forza del PCUP: l’unità dei comunisti come architrave per un Fronte Ampio per la trasformazione sociale, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e dall’UE.

Molti sono poi gli interventi  del “pubblico”, così tanti che l’orario del Convegno (si deve chiudere alle 18.00) non riesce a contenere.

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