Il Nicaragua è una realtà importante nel Sud globale, nel mondo multipolare sempre più presente sulla scena internazionale..

L’incontro della delegazione del Partito Comunista di Unità Popolare guidata dal Segretario Nazionale Fosco Giannini e da Gianmarco Pisa responsabile esteri avvenuto lo scorso 27 marzo con l’Ambasciata in Italia della Repubblica del Nicaragua, in rappresentanza del Governo di Riconciliazione e Unità Nazionale, ha rappresentato un momento di grande importanza, caloroso, fraterno, di scambio e di dialogo, uno scambio vero, autentico, di riflessioni e punti di vista, un momento importante di confronto per aggiornarci circa l’evoluzione e gli sviluppi della rivoluzione sandinista in Nicaragua e per consolidare ancora di più i fraterni legami di vicinanza e di amicizia tra il processo sandinista e il movimento comunista nel nostro Paese.
Un incontro di grande utilità, peraltro, sotto i più diversi punti di vista. L’incontro si è svolto infatti in un clima cordiale e collegiale, favorendo uno scambio di opinioni su grandi temi di interesse comune e di attualità generale, dalla situazione internazionale e le grandi sfide del mondo contemporaneo, dove sempre più si afferma il dispositivo della guerra economica come parte della guerra multidimensionale scatenata dall’imperialismo nel contesto di una vera e propria terza guerra mondiale combattuta sui più diversi scacchieri del pianeta, sino a giungere a una riflessione sul ruolo delle forze politiche, in particolare di ispirazione marxista, nella promozione della pace e della giustizia sociale, del dialogo e della amicizia tra i popoli, nonché in relazione al contributo che le forze rivoluzionarie possono dare ai fini di un diverso ordine delle relazioni internazionali, che ponga in primo piano i principi fondamentali della indipendenza e della sovranità, della eguaglianza sovrana di tutti i Paesi, della non interferenza nelle questioni interne e del pieno rispetto del diritto di autodeterminazione, della libertà, cioè, di tutti i popoli, di decidere e determinare in piena indipendenza e in completa autonomia le modalità del proprio sviluppo economico e sociale e le forme della propria architettura istituzionale e politica.
Il dialogo in Ambasciata è stato dunque particolarmente fraterno e fruttuoso proprio perché ha consentito anche di condividere alcuni aggiornamenti nell’agenda di lavoro politica. Per noi, come Partito Comunista di Unità Popolare, l’occasione è stata preziosa anche per rappresentare l’indirizzo strategico lungo il quale il Partito si è incamminato, con una proposta complessiva, sinora assente nel panorama delle forze di trasformazione in Italia, che il Partito rivolge a tutto il panorama delle forze avanzate, da un lato per sviluppare l’unità del movimento comunista, promuovendo convergenza con i soggetti più vicini e affini dal punto di vista ideologico, politico e programmatico e coinvolgendo attivamente i tanti compagni e compagne, oggi dispersi, che non militano o non militano più nelle formazioni comuniste organizzate, e dall’altro per promuovere la creazione di un vero e proprio fronte ampio, un fronte di massa nel contesto del quale, di fronte alle grandi sfide che si stagliano di fronte all’umanità, la lotta contro la guerra, contro l’imperialismo e per la pace, la difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori, la grande questione ecologica, si possano sviluppare attività e iniziative comuni, si possano costruire momenti unitari e avanzati di mobilitazione e di lotta.
È stato ribadito altresì l’impegno del Governo di Riconciliazione e Unità Nazionale a continuare a rafforzare i legami di amicizia, cooperazione e intesa con le diverse realtà politiche, sociali e culturali presenti in Italia, in un quadro di rispetto, dialogo e perseguimento di obiettivi comuni. Importantissima, sotto tale punto di vista, è infatti l’esperienza, storica e politica, della rivoluzione sandinista in Nicaragua. Qui, dopo la straordinaria vittoria del movimento rivoluzionario nel 1979, che rovesciò Somoza, pose fine alla dittatura e instaurò un nuovo sistema democratico e sociale, il Paese ha compiuto sforzi straordinari e conseguito vasti progressi in termini di giustizia sociale, emancipazione e dignità, all’insegna, appunto, della sovranità popolare, dell’antimperialismo e dell’autodeterminazione. Il governo sandinista è riuscito in un’opera di trasformazione sociale di grande impatto; ha guidato una vera e propria crociata per l’alfabetizzazione, dispiegando migliaia di “pattuglie di alfabetizzazione” in tutto il Paese, che hanno aumentato il tasso di alfabetizzazione dal 50% all’87% durante gli anni Ottanta; ha promosso la costruzione di un sistema sanitario pubblico e universale, per la prima volta nella storia del Paese, riducendo la mortalità infantile al 40 per mille, fino ad arrivare al 13 per mille. Il tasso di povertà è sceso dal 42,5% al 30% tra il 2009 e il 2014 e continua a diminuire anno dopo anno, ed il tasso di utilizzo di energie rinnovabili è aumentato dal 25% al 52% tra il 2007 e il 2016.
Non c’è dubbio che oggi l’esperienza rivoluzionaria sandinista rappresenti una delle esperienze chiave del “socialismo del XXI secolo”. Il governo sandinista ha ripristinato il ruolo centrale dello Stato nell’economia; il Nicaragua destina oggi il 57% del suo bilancio alle politiche sociali, e le entrate fiscali vengono utilizzate per finanziare ospedali, centri sanitari, scuole, strade e infrastrutture, a partire da elettricità ed energia, che ormai coprono l’intero territorio del Paese, nel quadro di uno sviluppo sostenibile «incentrato sulla persona e sulla comunità». Il suo modello di sviluppo economico-sociale è infatti un originale esperimento di economia sociale. Da un lato, la creazione e il potenziamento di una vera e propria “infrastrutturazione sociale” per rispondere ai bisogni della popolazione: nazionalizzazione delle risorse fondamentali, riforma agraria, alfabetizzazione di massa, potenziamento dei servizi sanitari e sociali. Dall’altro, l’impostazione di un modello economico originale di carattere comunitario: un «socialismo cristiano e umanista, basato su economia mista e solidarietà sociale», combinando potere pubblico, programmi sociali e iniziativa del settore privato.
Particolarmente interessante, in tal senso, l’originale configurazione economico-sociale che il movimento sandinista ha saputo costruire. Basata sull’agricoltura, l’economia del Nicaragua è un’economia mista in cui lo Stato mantiene il controllo degli asset fondamentali, tra i quali in particolare l’acqua, l’energia, il sistema aeroportuale e altre società controllate dallo Stato o collegate al potere pubblico in settori strategici come il petrolio, la farmaceutica e la finanza, nonché con una serie di aziende nei settori dell’edilizia, della produzione e dei servizi. L’impresa privata ha il diritto di costituire e possedere imprese commerciali e di intraprendere attività imprenditoriali; la legge (2020) impone a chiunque riceva finanziamenti esteri di registrarsi presso il Ministero dell’interno e fornire resoconti mensili sull’utilizzo dei fondi ricevuti. Entità straniere possono essere azionisti di società locali, purché il rappresentante sia un cittadino/cittadina nicaraguense o straniero con residenza legale nel Paese; il governo può limitare la proprietà straniera per motivi di sicurezza nazionale o di salute pubblica. Quanto ai settori strategici, per gli investimenti nel settore petrolifero e minerario è richiesto come partner un’impresa statale nicaraguense. Si tratta cioè, in sintesi, di un modello economico di tipo orizzontale, che ha la sua base nelle imprese a carattere familiare e a dimensione piccola e media, e che si struttura attraverso l’estensione del welfare a tutti i bisogni primari della popolazione.
L’avanzata del mondo multipolare e l’affermazione del Sud globale rappresentano le cornici strategiche all’interno delle quali si collocano dunque queste trasformazioni. Il Nicaragua è una realtà importante nel Sud globale, nel mondo multipolare sempre più presente sulla scena internazionale, e intende far sentire la propria voce, chiedendo un nuovo approccio alle relazioni internazionali, una diversa cooperazione basata su relazioni armoniose, reciproche ed egualitarie e una riconfigurazione degli “equilibri del mondo”. Tutto ciò richiede un nuovo equilibrio globale, incentrato sulla dignità e la libertà dei popoli, il rispetto tra le nazioni e l’uguaglianza sovrana, la non ingerenza negli affari interni, lo sviluppo sostenibile e la giustizia sociale. Soprattutto oggi, di fronte alle tensioni nei Caraibi e nei più diversi scacchieri regionali, è sempre più necessaria una politica basata sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza tra le nazioni, sull’autodeterminazione dei popoli, sulla diplomazia e sulla pace, nella forma della pace positiva, pace vera con giustizia sociale.
