A cura di Lura Baldelli della redazione di Futura Società

Importante e partecipata iniziativa, del Centro Studi Domenico Losurdo in provincia di Ancona a Serra san Quirico tra le colline marchigiane, in un territorio che risente della desertificazione industriale del distretto del “bianco” di Fabriano, ospitata nel prestigioso storico palazzo Piccioni. L’incontro per la ricchezza degli interventi e del dibattito ha avuto le caratteristiche di un convegno studi.
Nel corso degli interventi il riferimento all’Italia di questi giorni della vittoria referendaria è stato necessario, anche per tracciare quel filo che lega la politica nazionale con la politica estera.
Infatti il segretario regionale del Pcup, Carlo Zampetti, ha introdotto brevemente i lavori proprio sottolineando quanto i giovani siano stati decisivi per la vittoria del No, che ha riportato alle urne anche chi negli ultimi anni le ha disertate, perché nessuna forza politica ha rappresentato una vera alternativa alle politiche neo-liberali.

Quei giovani protagonisti nelle manifestazioni nelle piazze in tutta Italia, come nel resto del mondo, schierati con il popolo palestinese, contro il genocidio a Gaza e per la pace, sono la speranza del futuro, in un occidente, espressione di un potere corrotto nell’animo, senza civiltà, che si avventa contro i bambini per salvare i propri profitti: 25000 bambini uccisi in Palestina, il disgustoso traffico pedofilo pedofilia emerso nel caso Epstain e l’uccisione delle bambine della scuola femminile in Iran decisa dai programmi dell’Ai.
Ma non è da ora che che il mondo occidentale destabilizza la pace e la libera determinazione dei popoli, ricordiamo i conflitti degli anni ’80, ’90 e 2000 nel golfo persico, in Afghanistan, nella ex Jugoslavia.
Oggi l’occidente mistifica la l’attacco all’Iran come la liberazione delle donne iraniane, ma non proferisce parola riguardo ai paesi della penisola arabica, sultanati, emirati dove non esistono né votazioni, nè le donne esercitano le professioni e partecipano all’attività sociale come invece accade in Iran. Addirittura secondo Luigi Di Maio, spropositatamente Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per la regione del Golfo EUSR, nei paesi arabi e del golfo, ha diffidato l’Iran di di non attaccare i paesi limitrofi, sedi di basi militari Usa, da dove partono gli attacchi missilistici, che è come chiedergli di non difendersi dagli attacchi Usa e d’Israele.
E che dire del popolo israeliano, costretto alla fuga, che dovrebbe invece ribellarsi contro il loro governo guerrafondaio.

Ma è tempo anche di ascoltare il saluto della giovane sindaca di Serra san Quirico che ha concesso la sala della prestigiosa sede della biblioteca comunale, la dott.ssa Debora Pellacchia, che con coraggio sostiene a nome della giunta la causa del popolo palestinese con l’esposizione della bandiera nella sede del Comune ed ha portato la sua testimonianza alla grande manifestazione di Ottobre nella giornata dei blocco dei porti ed il saluto alla partenza della Flottilla per Gaza dal porto di Ancona; ma non solo: un parco giochi ricorderà i bambini di Gaza trucidati senza pietà. Anche lei ha evidenziato il ruolo dei giovani nella difesa della Costituzione, il ripudio della guerra e l’importanza di basarsi sulla diplomazia per la risoluzione delle controversie e dei conflitti. I popoli sono per la pace e vanno ascoltati. Ha parlato anche delle donne iraniane della loro battaglia di libertà, che è stato anche un momento importante di scambio dialettico con i relatori e il pubblico, condotto con rispetto reciproco sulle posizioni differenti emerse.
La parola è passata a Daniela Filonzi, attivista per la Palestina, la quale anche lei sottolinea il coinvolgimento dei popoli e soprattutto dei giovani di tutto il mondo per la causa palestinese, contro i governi complici del genocidio.
E subito dritta come una freccia ha detto le verità inconfutabili che i nostri media occultano: Israele è interamente su un territorio occupato e pratica un colonialismo d’insediamento, con il permesso di agire indisturbato, come se godesse di una speciale immunità, tanto che ha costruito il muro della separazione o muro dell’apartheid, che in inglese mistificano con security fence, “chiusura di sicurezza”, un sistema di barriere fisiche, costruito in Cisgiordania nel 2002 per 730 km. Un muro funzionale ad un paese ossessivamente militarizzato che ha sfruttato il dramma della Shoah per le proprie mire espansionistiche, costruendo una narrazione che mette all’apice l’olocausto come il dramma più imponente della Storia, superiore a quello degli altri popoli come gli Armeni, dei quali Shimon Peres negò il genocidio; inoltre chi ostacola il loro espansionismo, come fece Yasser Arafat è paragonato ad Hitler, senza tralasciare che il Sionismo si è eretto a custode dell’Olocausto al fine di avere uno stato. Daniela Filonzi cita testi a verifica di quanto affermato, come il libro Dell’invenzione del popolo ebraico di Shlomo Sand, storico israeliano che mette in crisi la storia ufficiale del popolo ebraico, ipotizzando che sia stata costruita e tramandata dagli studiosi, come un mito con cui giustificare l’impresa coloniale dello stato di Israele, quindi un falso ideologico di una storiografia di stampo nazionalista; l’autore smonta anche la teoria dell’esilio forzato ad opera dei Romani, sostenendo invece che gli ebrei discendano da una moltitudine di convertiti provenienti da varie aree del Medio Oriente e dell’Europa orientale. Infatti Sand basandosi su fonti e reperti archeologici, mette in discussione con coraggio le fondamenta della politica identitaria dello Stato di Israele, per costruire un futuro di pace e in una società israeliana aperta e multiculturale. La Filonzi ricorda anche il libro di Faris Yahia Relazioni pericolose. Il movimento sionista e la Germania nazista, edito coraggiosamente da Sergio Manes per Città del Sole, ricco di terribili, quanto inaudite trame del sionismo connivente, complice del nazismo; questi sono gli strumenti essenziali per una formazione contro il mainstream che da decenni ci racconta un’altra storia funzionale ad Israele ed alle sue mire espansionistiche.
La parola passa ad Hammar Hamadnhe, Presidente di Sumud Marche, cittadino italiano di origine palestinese che ha studiato e vive in Italia da 36 anni, che aiuta il suo popolo con molte azioni concrete assieme ai tantissimi concittadini che sostengono la causa palestinese nelle Marche, come portare i profughi in Italia, sostenere gli studenti palestinesi vincitori di borse di studio e che recentemente ha coraggiosamente aperto una scuola a Gaza. Hammar, con rammarico, sottolinea come lo stato italiano invece collabori con Israele, fornendo armamenti e tecnologie militari e quanto sia coinvolto nella guerra in Iran in barba art. n°11 della Costituzione che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e promuove la pace e la giustizia tra le nazioni.
L’Onu non conosce i confini d’Israele, che fin da subito dalla sua proclamazione ha invaso, sterminato intere città, impossessandosi della terra e dei possedimenti dei Palestinesi: un milione di coloni assassini che hanno agito indisturbati, crimini coperti, negati, impedendo con ogni mezzo violento a tantissimi giovani palestinesi di vivere la propria esistenza da sempre perché la guerra non è iniziata il 7 ottobre 2023. Oggi l’Ue non dice nulla sui 25000 bambini palestinesi massacrati e non parla di genocidio del popolo palestinese.
E senza che nessuno lo fermi e senza ricevere condanne Israele attacca Libano e Iran.
L’ipocrisia dell’occidente che vuole liberare le donne iraniane è davvero un’offesa alla profonda cultura e spiritualità persiana e sciita, dice Hammar che conosce l’Iran per lavoro, che descrive come un paese tollerante verso tutte le religioni, tanto che esistono sinagoghe e chiese cristiane, ci sono le elezioni e sono rappresentate tutte le minoranze in parlamento, persino gli Ebrei. Le donne esercitano tutte le professioni perché hanno accesso all’istruzione ed è stata costruita una narrazione ad uso e consumo dell’occidente, in contraddizione evidente con la tolleranza esercitata negli altri paesi del Medio Oriente, soprattutto quelli ricchi, monarchie assolute, sultanati, emirati senza parlamento, né elezioni, né tolleranze religiose, dove le donne non partecipano come in Iran alla vita pubblica e sociale.
L’occidente vuole impadronirsi della ricchezza petrolifera dell’Iran e vendere armi, non liberare le donne iraniane e soprattutto non è mai stato capace di fermare le guerre. Già dalla guerra tra Iraq ed Iran, fomentata dagli Usa, destabilizzando il Medio Oriente per decenni erano chiari gli obiettivi rapaci degli Usa sulla ricchezza energetica di quei paesi.
E’ la volta del Segretario nazionale del Pcup Fosco Giannini, che ringrazia Hammar per il coraggio di lottare senza risparmiarsi e apprezza il valore degli interventi precedenti, puntuali ed esaustivi, e ribadisce che i comunisti mettono al centro il lavoro e la costruzione di civiltà.

Così il pensiero va subito a Gaza, al genocidio di 75000 palestinesi, di cui 25% sono bambini e lo sdegno non basta per gli atti perpetrati di genocidio, per i quali Israele è stato condannato più volte dall’Onu, fin dal 1967 con la risoluzione 242, condannando l’occupazione dei territori palestinesi, l’espansione degli insediamenti e chiedendo il ritiro alle frontiere pre-1967, che spezzettavano il territorio palestinese.
Non si dimentica la strage di Sabra e Shatila,
il massacro avvenuto negli omonimi campi-profughi palestinesi in Libano tra il 16-18 sett. 1982, nei pressi di Beirut, durante l’invasione israeliana del Libano: 3500 morti, di cui il ministro della difesa Sharon si vantò di aver sgozzato personalmente bambini palestinesi. La Shoah oggi però non basta più, né a giustificarli, né a credergli, come ha ribadito Daniela Filonzi.
Oggi l’occidente spudoratamente santifica il figlio dello Scià di Persia del regime sanguinario, dimenticando quanti dovettero scappare in esilio dalle persecuzioni e come nel 1978 ci fu una grande rivoluzione di popolo contro il tiranno filo-imperialista. Oggi l’attacco all’Iran, sia per le risorse petrolifere, che per la posizione strategicamente necessaria agli Usa come base, è palesemente un attacco alla Cina.
Noi comunisti non siamo innamorati dell’Iran, ma crediamo fermamente nell’affermazione di Lenin che i popoli si liberano come possono con la cultura che hanno. I media occidentali costruiscono informazioni e movimenti di ribellione inesistenti, per creare un senso comune che non corrisponde a verità, è il sistema mainstream funzionale all’imperialismo nel mondo della pervasività dei social.
Per decodificare ciò che accade oggi bisogna fissare alcuni punti chiave a partire dal 1991 dall’auto-dissoluzione dell’Urss, che, pur con le sue contraddizione, era stata un argine alle derive imperialiste; infatti di l^ a poco fu siglato il trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992, istituendo l’Unione Europea, trasformando la precedente Comunità Economica Europea, gettando gettato le basi per l’unione economica e monetaria, introducendo l’euro, la cittadinanza europea e soprattutto si era diffusa e rafforzata l’idea della fine della storia e che il capitalismo è natura; ma nel mondo, dall’America Latina all’Asia, si rafforzarono i paesi socialisti, ognuno secondo la propria cultura, storia e mezzi, soprattutto il titanico sviluppo della Cina e il percorso del coraggioso Vietnam: un processo antimperialista che confluì nella nascita dei Brics nel 2001. Ed occorre ricordare l’asse tra Nelson Mandela e Muammar Gheddafi, il solido legame politico nato dal sostegno economico e militare della Libia all’ANC, African National Congress, durante la lotta contro l’Apartheid, quando l’Occidente considerava Mandela un terrorista, coltivando il sogno di una grande Africa finalmente libera dal colonialismo, il Progetto Panafricano, in cui entrambi i leader lavorarono alla creazione di istituzioni continentali autonome, tra cui una Banca Africana e una moneta unica africana, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza economica dal dollaro e dalle potenze esterne. Per questo Gheddafi fu ucciso dopo le ipocrite primavere arabe con il loro vento di menzogne, costruite dall’occidente con la connivenza dei mezzi d’informazione.
Oggi siamo di fronte ad una terza guerra mondiale a pezzi, voluta dagli Usa in una crisi economica e finanziaria del dollaro profonda, alla quale risponde con il caos di sangue e di morte.
Occorre un grande movimento contro la guerra imperialista, in Italia abbiamo 130 basi Nato ed Usa anche con testate nucleari, che ci hanno tolto la sovranità territoriale, la decisione politica ed economica con qualsiasi governo. La strategia della destabilizzazione in Italia tensione in Italia inizia con la strage di Bologna del 2 agosto 1980 e con tutto quello che ne è seguito. Noi dobbiamo costruire un processo di liberazione dalla Nato, intraprendendo una battaglia di popolo culturale e politica. Il Pd non rappresenta l’alternativa perché è un pilastro della Nato e dell’Ue che chiede 1000 miliardi di euro per l’esercito europeo, denari dei lavoratori e delle lavoratrici, sottratti al welfare, alla sanità, alla scuola, alle pensioni, ai salari, alla cura e manutenzione del nostro territorio martoriato ed al nostro incommensurabile patrimonio artistico. Inoltre il centro sinistra appena dopo la vittoria referendaria si lancia in una battaglia per le primarie, piuttosto che impegnarsi per i problemi del Paese. Possiamo anche liberaci dall’Ue, dall’orrore sociale del trattato di Maastrict, grazie al successivo Trattato di Lisbona, in cui ci sono le clausole per uscirne, ma non è contemplato da questa moderata opposizione.
Giannini conclude affermando che l’alternativa non è il centro-sinistra e proponendo di costruire un fronte ampio, un’opposizione che manca, per lottare anche contro la finanziaria di guerra 2025, passata senza un segno di lotta delle opposizioni, dei sindacati confederali, in cui ben 60 miliardi vengono spesi per il riarmo e si finanziano le scuole private, mentre il rialzo del gasolio colpisce i ceti medi e bassi per l’aumento di tutti i prezzi dei generi di consumo. L’Italia è già in guerra.
Le conclusioni spettano al prof. Alessandro Volponi Presidente del Centro Studi Nazionale Domenico Losurdo che valorizza gli interventi densi di stimoli, da cui emergono sicuramente delle differenze, ma sono in accordo che le politiche degli Usa e di Israele non sono credibili; ma Trump non fa nulla per essere creduto: infatti prima accusa il presidente Maduro di narcotraffico e subito dopo rivela i predatori interessi sulle ricchezze venezuelane, in quanto gli Usa hanno finito le scorte e lo stesso gas, estratto con la micidiale tecnica del fracking, si sta esaurendo e pensare che l’Italia lo ha preferito al meno costoso e di qualità migliore gas russo. Volponi ripercorre la storia economica degli Usa dal’900, in cui furono trascinati nelle due guerre mondiali, ma che, da paese debitore diventarono paese creditore e alla fine della seconda guerra mondiale detenevano metà della produzione mondiale; ma già negli anni ’80 il Giappone stava per sorpassarli, nonostante l’uscita dagli accordi di Bretton Woods nel 1971, mentre oggi la Cina ha vinto la competizione mondiale. Oggi la colpa dell’Iran è la stessa di Gheddafi e Saddam Ussein che decisero la de-dollarizzazione. Anche le politiche sui dazi sono contraddittorie, in quanto producono inflazione perché fanno aumentare i prezzi, si alzano i tassi d’interesse per il credito facile al fine di consumare; inoltre Trump vuole la svalutazione del dollaro per esportare e far calare il loro enorme debito, così il dollaro non è più un bene rifugio per nessuno ed infatti c’è la corsa all’oro, bene-rifugio, in tutto il mondo. La loro soluzione alle crisi è sempre la guerra per ricavare profitti vendendo armi. Non c’è differenza tra Trump e Biden, il primo attacca l’Iran, il secondo ha destabilizzato l’Ucraina e poi scatenato il conflitto; azioni spesso confuse e contraddittorie, mentre Israele ha la chiarezza degli scopi: anche nello scandalo Epstein, uomo del Mossad, funzionale alla creazione del grande Israele, alla quale procedono anche falsificando la storia antica, rubando l’archeologia degli altri popoli, come hanno denunciato anche storici israeliani, perché nell’area mediorientale Israele è avulso da ogni storia e cultura di quella regione; inoltre gli stessi coloni sono il braccio armato da sempre nelle mire espansionistiche.
Il governo italiano di destra non ha detto una parola di condanna, né a Trump, né a Israele, anzi propone una legge di equiparazione antisionismo-antisemitismo, permettendo di considerare antisemite le critiche al sionismo e allo stato di Israele, criminalizzando così il dissenso politico verso il governo israeliano; ma anche partiti come Italia Viva e Azione votano con la destra ed il potere politico ha già seppellito il potere legislativo del parlamento con il ricorso alla fiducia, ai decreti legge. Siamo un paese senza giustizia dove i processi cadono volutamente in prescrizione e nella controriforma proposta, in pochi hanno sottolineato i criteri di priorità dello svolgimento dei processi, inoltre si sono già depenalizzati molti reati come il falso in bilancio nel 2002 e trasformato molte condotte in illeciti amministrativi. Questo lo aveva fatto lo stato fascista e questa è la nostra pericolosa deriva.
La ricchezza dialettica della discussione ha stimolato gli interventi del pubblico, tra cui la giovane sindaca rimarcando la sua vicinanza alle donne iranaine, seguendo la narrazione del mainstream, e la distanza con molte affermazioni dei relatori sulle questioni internazionali, ma le critiche fanno parte del confronto e stimolano la discussione tra i relatori e il pubblico e tra gli interventi si distingue quello del prof. Sgalla che sottolinea la complessità dell’Iran, in cui esiste una grande libertà religiosa perché è nella cultura e della religione degli Sciiti, di cui il mondo occidentale nella sua arroganza ignora la profondità spirituale e come tutti i relatori respinge la propaganda costruita da anni ad hoc sull’Iran, perché l’occidente ci ha abituato ad una serie di fakes, che puntualmente vengono smentite, ma che i danni li hanno prodotti creando scientemente confusione nell’informazione. Sgalla conclude citando Umberto Galimberti, filosofo e opinionista, che afferma che il distruttivo capitalismo neoliberale è all’origine dei conflitti nel mondo.
Aggiungo io una propaganda costruita anche premiando i registi fuoriusciti dall’Iran, i nobel per la pace assegnati a guerrafondai e guerrafondaie con un’informazione bugiarda e pervasiva che costruisce un occidente supremo su tutti gli altri popoli. Ma il mondo non è affatto così. A lavori conclusi si continua il confronto libero e civile tra i relatori e il pubblico nel rispetto delle idee.
C’è materiale per riflettere con la propria intelligenza.
