Gianmarco Pisa Segreteria Nazionale PCUP

Come Partito Comunista di Unità Popolare, siamo stati presenti, con i nostri compagni e le nostre compagne, sin dall’inizio nel percorso di costruzione del Coordinamento Nazionale No Nato e abbiamo partecipato a entrambi gli appuntamenti nazionali, a Milano, per l’assemblea del Nord, e oggi, a Napoli, per l’Assemblea del Mezzogiorno. Si tratta di appuntamenti importanti nel processo di costruzione di una rete sempre più ampia e di un lavoro sempre più unitario intorno agli assi del Coordinamento, contro la Nato e la presenza della Nato nel nostro Paese, contro le logiche di guerra e l’occupazione militare e per rilanciare iniziativa e mobilitazione per la pace, la solidarietà internazionale e internazionalista, l’autodeterminazione dei popoli, la lotta contro il riarmo e le spese militari, e per sempre maggiori investimenti, invece, in diritti e politiche sociali.
Tra le tante, tre sono le questioni di maggiore portata politica su cui avviare un percorso di mobilitazione. Anzitutto, «Fuori l’Italia dalla Nato, Fuori la Nato dall’Italia» deve sempre meno rappresentare una parola d’ordine ideologica, astratta, e sempre più caratterizzarsi, invece, come parola d’ordine politica, efficace. Occorre cioè impostare una piattaforma politica e un percorso di lotta contro la presenza delle basi Usa e Nato nel nostro Paese, per l’uscita dell’Italia dalla Nato, di lotta contro la Nato e per lo smantellamento della Nato. Ciò richiede non solo di attraversare tutti gli ambiti di intervento, sul piano politico, sociale, delle iniziative di mobilitazione e delle attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica più ampia, in una vera e propria campagna di cittadinanza democratica impegnata contro la guerra e per la pace, ma comporta anche di ragionare insieme intorno alle strategie per contrastare la presenza e il condizionamento Usa e Nato nel nostro Paese e per affermare l’esigenza della piena sovranità del nostro Paese nella definizione della propria politica internazionale, in particolare nella direzione del “Sud globale” e del mondo multipolare.
D’altra parte, ed è questo un ulteriore tema politico, la lotta contro la Nato sarebbe incompleta e inefficace se non si declinasse anche nel senso della lotta contro l’Unione europea e contro il governo. L’Unione europea si definisce ormai stabilmente “complementare e interoperabile” con la Nato, vede nella Nato il pilastro della propria politica estera e di difesa, è di fatto una componente del “sistema Nato esteso” nell’imporre l’agenda e le guerre dell’imperialismo. L’Ue sempre più si percepisce e si rappresenta “in guerra” (basti vedere l’esposizione finanziaria e militare dell’Ue nel contesto ucraino) ed è l’artefice di un colossale piano di militarizzazione e di riarmo che non significa solo un piano di investimento di oltre 800 miliardi di euro ma anche una strategia di complessiva erosione dei diritti sociali e di smantellamento delle politiche sociali.
La lotta contro il governo, qui in Italia, contro l’imperialismo italiano, è l’altro terreno essenziale di iniziativa. La pulsione autoritaria e l’insofferenza nei confronti della Costituzione repubblicana e antifascista che questo governo esprime vanno infatti di pari passo con la costruzione di un “fronte interno” come retrovia del “fronte esterno” degli impegni di guerra che vedono protagonista il nostro Paese: l’Italia è impegnata in 40 missioni militari, con un impiego medio all’estero di ca. 8.000 unità, e, solo sul versante ucraino, una spesa di ca. 3 miliardi all’anno, una spesa militare giunta a 34 miliardi di euro e programmi di riarmo per oltre 73 miliardi.
Spesa militare, riarmo, militarizzazione delle scuole, delle università e dei luoghi del sapere, militarizzazione delle città e dei territori, spinta autoritaria e torsione repressiva, per la quale basterebbe leggere quanto previsto nell’ultimo decreto sicurezza e la violenta repressione contro gli spazi di agibilità democratica e gli spazi di autorganizzazione sociale (non solo a Milano, con il Leoncavallo, e a Torino, con l’Askatasuna, ma anche a Napoli, con Officina 99, il Gridas, Insurgencia, il Carlo Giuliani, il Civico 7, il Cap 80126, Banchi Nuovi) sono parte di una medesima strategia contro la quale è necessario attivarsi in maniera coordinata e unitaria.
È questo l’ultimo punto, più generale: costruire la più ampia unità di azione e di lotta tra le forze politiche, sindacali, sociali e culturali impegnate contro la guerra e contro la Nato, sviluppare un vero e proprio fronte di massa contro le politiche di guerra e di militarizzazione, e coinvolgere nella maniera più ampia possibile tutti e tutte, in un programma vero di iniziativa e di lotta, contro l’imperialismo, contro la guerra e per la pace.
Riferimenti:
Il sito del Coordinamento Nazionale No NATO: www.noguerranonato.org/coordinamentonazionale
Bilancio Difesa 2026: l’Italia tra impegni NATO e prudenza contabile: www.geopolitica.info/bilancio-difesa-2026-italia
Il riarmo italiano è già in corso, con programmi per 73 miliardi di euro: www.milex.org/2025/04/04/il-riarmo-italiano-e-gia-in-corso-con-programmi-per-73-miliardi-di-euro
Immagine: Milex www.milex.org
