si è costituita ad Ancona una nuova associazione di lavoratori, un collettivo che prende il nome di Unione Portuali Autonomi Dorici (UPAD). Comunicato Stampa del Partito Comunista di Unità Popolare.

COMUNICATO STAMPA

Il Partito Comunista di Unità Popolare apprende che si è costituita ad Ancona presso le maestranze del Cantiere Navale una nuova associazione di lavoratori, un collettivo che prende il nome di Unione Portuali Autonomi Dorici (UPAD).

Il Partito saluta con particolare attenzione e condivisione degli obiettivi il nuovo Collettivo che nasce in un contesto nazionale e internazionale particolarmente complicato e foriero di pericoli, compresi quelli associati a scenari di guerra sempre più probabili che provengono dall’imperialismo USA ma anche dalle scellerate politiche della vecchia Europa su riarmo e russofobia.

L’UPAD ci pare, soprattutto, un’associazione sindacale che si propone di riportare al centro della discussione il tema delle condizioni di lavoro, della sicurezza e della rappresentanza degli interessi dei lavoratori che da troppo tempo ormai sono trascurati dai cosiddetti sindacati “storici”  sempre più relegati però in posizioni concertative.

Al centro delle rivendicazioni c’è, innanzitutto, il mancato riconoscimento del lavoro portuale come lavoro usurante, nonostante turni irregolari, lavoro notturno, mansioni fisicamente gravose e l’assenza di una programmazione settimanale. Nei porti di medie dimensioni come Ancona, spiegano i lavoratori, l’organizzazione del lavoro avviene spesso giorno per giorno, in base all’arrivo delle navi, con continui cambi di orario e di mansione. «Il lavoro portuale è a 360 gradi – raccontano –: si passa dal gruaggio al facchinaggio, si lavora con caldo, freddo e pioggia, anche di notte. È difficile comprendere perché non venga considerato usurante». Una condizione che, secondo Upad, accomuna molti porti italiani, soprattutto quelli non paragonabili per dimensioni e flussi a Genova o Trieste.

Tuttavia, la nuova associazione, non si limita alla pur necessaria attività di tutela dei lavoratori ma annuncia la partecipazione allo sciopero internazionale dei porti del 6 febbraio, che coinvolgerà oltre 20 scali in Europa, nel Mediterraneo e in Italia. Hanno già confermato l’adesione i lavoratori portuali di Genova, Trieste, Livorno, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Crotone e Palermo, unendosi ai portuali di Casablanca, Tangeri, Pireo e Bilbao. Un asse di solidarietà operaia che punta a bloccare la logistica di guerra a livello globale

La sintonia del PCUP su questa decisione non può altro che essere totale perché un riuscito “blocco” del passaggio delle armi attraverso i Porti sarebbe un messaggio potente e inequivocabile ai “Signori della Guerra” di varia natura e provenienza.

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