COSA SUCCEDE IN IRAN? CONTRO OGNI RIVOLUZIONE COLORATA – IL NEMICO NON È L’IRAN, MA GLI USA.

Negli ultimi giorni l’Iran è al centro di una nuova ondata di agitazioni sociali e politiche, nate ufficialmente come reazione alla grave crisi economica, all’inflazione galoppante e alla svalutazione della moneta nazionale, che hanno spinto anche giustamente migliaia di persone a manifestare, in molte città del Paese. Secondo fonti e ONG occidentali le proteste sono state caratterizzate da repressione brutale e gratuita da parte delle forze dello Stato, blackout delle comunicazioni e centinaia di arresti e vittime civili.

Il Partito Comunista di Unità Popolare osserva con attenzione questi eventi, ma ritiene fondamentale inquadrare correttamente ciò che sta avvenendo. Non possiamo anzitutto accettare indiscriminatamente le informazioni che giungono da fonti controllate dal totalitarismo “liberale”. Fonti alternative parlano infatti di molteplici violenze e assassinii avvenuti da parte degli stessi manifestanti: si tratta di azioni terroristiche fomentate e organizzate da agenti della CIA e del Mossad, delle quali i media occidentali compiacenti ovviamente non parlano.

Non si può quindi parlare per questi fatti di un semplice moto spontaneo o di una “rivoluzione democratica”: dopo aver calato gli eventi in un quadro geopolitico e ideologico più ampio appare chiaro che quello che sta accadendo in Iran è un nuovo tentativo di “rivoluzione colorata”, che giunge 72 anni dopo la prima che portò alla caduta di Mossadeq, reo a suo tempo di aver nazionalizzato il petrolio locale a danno degli anglosassoni. L’attuale fase storica si configura come fase avanzata della terza guerra mondiale in corso, contrassegnata da scontri tra l’imperialismo occidentale e una vasta area del mondo che si raccoglie attorno ai BRICS. In questo contesto, l’instabilità sociale in Paesi come l’Iran, alleato strategico per Cina e Russia, non può essere disgiunta dalle pressioni esterne e dalla manipolazione geopolitica da parte delle potenze occidentali alla ricerca di un cambio di regime favorevole agli interessi statunitensi, israeliani ed europei.

È evidente come segmenti di queste proteste siano strumentalizzati – anche mediaticamente – per giustificare interventi politici e militari da parte dell’Occidente, in particolare degli Stati Uniti e Israele, e per indebolire un Paese che costituisce, in Medio Oriente, un punto di riferimento per la resistenza agli interventi imperialisti, unico Paese a contrastare il genocidio di Israele. Le dichiarazioni e gli auspici di quanti, dall’estero, incitano alla caduta del regime teocratico, vengono utilizzati come grimaldello per modellare narrazioni finalizzate a legittimare un cambio di alleanze nell’area, con ricadute dirette sugli equilibri strategici globali.

Vediamo nell’Iran contemporaneo, al pari del Venezuela, bersaglio ricorrente della politica estera statunitense e dei suoi alleati, un esempio di resistenza alle pressioni egemoniche di Washington e nel caso iraniano anche di Israele. Le “insurrezioni” in Venezuela e il costante tentativo di destabilizzazione che quel Paese subisce da decenni dimostrano come il modello di intervento “democratico” occidentale non sia altro che un’operazione di potere mascherata da liberazione popolare.

Non esiste in Iran una forma organizzata che possa portare oggi l’Iran verso una società migliore, il rischio è che con un intervento USA, l’Iran possa fare la fine della Libia, con guerre tribali, o una balcanizzazione del territorio come successo per la Jugoslavia o quello che sta succedendo in Siria, con a capo regimi farlocchi che fanno gli interessi dell’imperialismo occidentale, delle grandi multinazionali e della finanza. Indebolendo anche la resistenza palestinese e di tutti quei popoli e di quella parte di mondo che sta provando a contrapporsi all’imperialismo occidentale, pensiamo a Cina, Russia, Cuba, Venezuela, i Paesi africani come Burkina Faso e tanti altri.

Ecco perché il nostro sostegno all’Iran si colloca nel quadro più generale dell’opposizione all’aggressione imperialista USA/NATO, e non significa ovviamente in alcun modo endorsement del modello politico o socioeconomico vigente nell’Iran teocratico, né tantomeno auspicio della sua importazione in Italia. Il nostro appello è rivolto alle classi popolari occidentali: non lasciarsi ingannare dal linguaggio delle potenze imperialiste che vogliono strumentalizzare lo scontento sociale per finalità di dominio e controllo geopolitico.

Per il PCUP, la solidarietà internazionale non equivale a supporto ideologico incondizionato a un regime o a un modello statale specifico, ma è solidarietà contro l’aggressione imperialista e per la costruzione di un mondo multipolare e veramente indipendente dalle logiche di sfruttamento e dominio. Contro ogni rivoluzione colorata, che non è altro che un’azione di guerra mascherata, gridiamo forte e chiaro che il nemico non è l’Iran ma gli USA, e che rivendichiamo un mondo in cui ogni popolo possa autodeterminarsi disponendo di sovranità nazionale e popolare. In pari tempo continuiamo a ribadire che il compito e l’interesse dei lavoratori del nostro Paese è quello di partecipare alla costruzione di un’alternativa politica di sistema che ponga al centro l’uscita dell’Italia dalla NATO e dall’UE, le strutture principali dell’imperialismo occidentale a guida statunitense con l’immediata richiesta di adesione ai BRICS per entrare a far parte di quella parte del mondo che aspira alla libertà

CONTRO OGNI RIVOLUZIONE COLORATA – IL NEMICO NON È L’IRAN, MA GLI USA

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