Di Leonardo Locci

L’unico strumento in mano ai lavoratori per difendere i propri diritti, lo sciopero, subisce un ennesimo attacco da parte della commissione di garanzia nominata dal governo Meloni, preposta a limitare, negare, gli spazi della protesta nel mondo del lavoro.
Infatti, ai sindacati che hanno indetto lo sciopero nazionale del 3 ottobre scorso, organizzato per condannare l’attacco israeliano alle imbarcazioni della Flotilla, che fu un vero e proprio atto di pirateria in acque internazionali, la commissione di garanzia ha inflitto una sanzione di 20 mila euro di multa ai sindacati CUB, SGB, USB e CGIL, di 10 mila euro al sindacato COBAS e 2.500 euro a UNICOBAS e COBAS Sardegna.
È stato sanzionato il mancato rispetto della rarefazione, la distanza di almeno 10 giorni tra diverse azioni di sciopero, ed il mancato preavviso di almeno 10 giorni sulla data dello sciopero.
Tutti ricordiamo la brutalità dell’arrembaggio delle forze militari sulle imbarcazioni che tentavano di aprire un varco nel muro eretto da Israele per impedire ogni soccorso alla popolazione di Gaza e l’enorme indignazione popolare che ha portato a riempire le strade e le piazze del nostro Paese. È in questo contesto che fu indetto lo sciopero di condanna contro Israele e non era certo il caso, per la gravità della situazione di genocidio a Gaza, di rispettare le formalità macchinose della legge antisciopero.
È evidente che la funzione della commissione di garanzia da quando fu varata è sempre stata palesemente quella di non regolamentare il diritto di sciopero, come eufemisticamente viene spacciato dal pensiero dominante, bensì quello di impedirlo e negarlo disarmando completamente il lavoratore dell’unico strumento di lotta e protesta di cui dispone.
Non è l’unico attacco che si accinge a sferrare l’attuale governo Meloni al mondo del lavoro; infatti, nella finanziaria 2026 in via di approvazione in parlamento è previsto che al lavoratore sottopagato non venga più riconosciuto il diritto alle somme pregresse dei 5 anni di arretrati nel caso un giudice gli dia ragione in una causa di lavoro, facendo un enorme regalo ai padroni e incoraggiandoli nella loro opera di sfruttamento dei propri dipendenti.
Il Partito Comunista di Unità Popolare sosterrà le lotte che verranno organizzate per respingere fermamente gli attacchi al diritto di sciopero che fa parte della più generale guerra di classe che il padronato sta da anni portando avanti contro il mondo del lavoro.
L’esperienza acquisita fino ad oggi dal 1990, anno in cui è stata varata la legge antisciopero 146/90, ha dimostrato che la forza contrattuale del mondo del lavoro nello scontro con il padronato si è talmente fiaccata da mettere i lavoratori in condizioni debolezza, alla perdita di potere di acquisto dei propri salari e alla precarizzazione dei rapporti di lavoro.
I lavoratori potranno risalire la china e riappropriarsi dei propri diritti e della propria dignità solamente se in futuro potranno esercitare pienamente e senza limitazioni il fondamentale ed essenziale diritto di sciopero.
Su questo percorso di lotta il Partito Comunista di Unità Popolare è strettamente unito con i lavoratori.
