Di Lorenzo Fascì
I telegiornali nazionali hanno denunciato la fuga di un detenuto dal carcere di Opera a Milano.
Fatto, questo, gravissimo. Non doveva succedere.

Ma in Italia, purtroppo, ci limita a divulgare la notizia ma non si usa più approfondire la questione. In Italia il corpo della Polizia Penitenziaria è ridotto (con progressività crescente) al lumicino. Credo che manchino 1/3 di agenti rispetto alla pianta organica minima.
Ma, per quanto grave, la notizia va letta ancora più in profondità.
La pianta organica è tarata su un numero di detenuti x. Invece il numero di detenuti effettivamente presenti nelle case circondariali e notevolmente maggiore. Le carceri, tutte o quasi, sono strapiene, le celle ospitano più detenuti di quelli previsti. E allora le carenze reali sono molto più importanti del dato formale.
Orbene, il Governo non lo sa? Il Ministro di Grazia e Giustizia non lo sa?
Certo che lo sanno. Figuriamoci se non lo sa l’attuale Ministro che è stato Procuratore della Repubblica. Eppure nessuno affronta seriamente la questione la situazione diventa sempre più drammatica:
– in primo luogo per gli agenti che vivono il loro compito con estrema ansia coscienti di non essere numericamente sufficienti a gestire una situazione straordinaria e complicata.
- poi per i detenuti costretti a vivere la vita carceraria già difficile in sé, in condizioni spesso inaccettabili:
D’altronde, purtroppo, che il Governo si giri da un altro lato e si limiti a fare vuoti slogan è diventata una abitudine!
Ecco perché è importante che in un paese democratico esista una opposizione forte e reale, che costituisca il pungolo alle deficienze di chi governa.
Ecco perché è necessaria la ricostruzione del Partito Comunista
