Ai compagni e alle compagne delegati al 25° Congresso del Partito Comunista (Svizzera)
Ai membri del Comitato Centrale
Al Segretario politico del Partito, compagno Massimiliano Arif Ay

È per noi motivo di orgoglio e soddisfazione, oltre che conferma del legame di solidarietà e di amicizia che ci lega al vostro Partito, prendere parte attivamente, con una nostra delegazione, ai lavori dell’importante 25° Congresso del Partito Comunista (Svizzera). Allo stesso tempo, è per noi una opportunità preziosa per un saluto che intenda essere né liturgico né rituale, bensì occasione di riflessione e di dialogo, sui temi strategici dell’attualità di fase regionale e internazionale, e sui nuclei fondamentali della discussione e dell’elaborazione politica che impegna i vostri lavori.
Essi sono infatti racchiusi nei due snodi politici di stringente attualità, che alludono alle questioni salienti del dibattito politico nel vostro Paese, ma che rivelano sullo sfondo l’intera dimensione di questioni dirimenti di ampia portata: il ruolo e la funzione, storica e politica, dell’Unione Europea e l’iniziativa da assumere sui temi della neutralità, e, in definitiva, della pace e della guerra, che sempre più si manifesta e si afferma come vera e propria “cifra” politica del nostro tempo.
Le due questioni sono strettamente intrecciate, al punto che la stessa Unione Europea, nei suoi documenti ufficiali, non esita ormai a definirsi “complementare e interoperabile con la Nato”; che l’Unione Europea è sempre più protagonista, insieme con la Nato, della militarizzazione dei nostri territori, delle politiche di riarmo, a partire dall’inquietante riarmo strategico della Germania, e della prosecuzione a oltranza della guerra di natura imperialistica lungo il suo fianco orientale; e, ancora, che la stessa Unione Europea alimenta questa deriva bellicistica e questa politica di riarmo con il più grande piano di riallocazione di risorse finanziarie cui abbiamo potuto assistere dal dopoguerra ad oggi, con impegni finanziari programmati per oltre 800 miliardi di euro e con il più imponente spostamento di risorse pubbliche dalle spese sociali (scuola, istruzione, sanità, pensioni, assistenza sociale) alle spese militari, con sempre maggiori investimenti in armi e preparazione alla guerra.
Sin dalla sua costituzione, l’Unione Europea non è il sogno, agitato dalla propaganda delle classi dominanti, di un “continente di pace dall’Atlantico agli Urali”; sin dalla sua costituzione, l’Unione Europa è la dura realtà del coordinamento dei mercati e dei capitali, al servizio delle logiche del profitto e dell’accumulazione, contro le rivendicazioni e le lotte delle classi lavoratrici, per contenere e contrastare l’Unione Sovietica, prima, e oggi, strategicamente, la Russia e la Cina, e per ostacolare e impedire i processi di emancipazione e di trasformazione che pure si muovono, a livello nazionale, per dare corpo e sostanza alla possibilità di una trasformazione in senso socialista dei nostri Paesi.
Come una gabbia che imbriglia queste rivendicazioni, queste lotte e queste speranze, è proprio l’Unione Europea, infatti, il principale fattore di compressione dei diritti e delle prerogative del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici nei nostri Paesi e su scala continentale; ed è ancora l’Unione Europea, insieme con la Nato, ad agitare concretamente lo spettro della guerra, e allontanare la speranza, sul nostro continente, della pace entro cui costruire spazi di democrazia, emancipazione, lavoro, dignità.
Il tema della Risoluzione politica posta all’attenzione del vostro Congresso, “Una sinistra patriottica e per la pace: No Ue – No Nato”, riassume i compiti che la fase politica impone, in particolare in Europa, a tutte le forze di progresso, socialiste, marxiste e leniniste, ed enuclea i temi fondamentali che condividiamo integralmente e su cui anche in Italia, come Movimento per la Rinascita Comunista e nell’ambito della Piattaforma “Uniti per il Partito Comunista”, siamo impegnati nella nostra lotta.
Facciamo nostra, in tal senso, l’avvertenza di quell’ineguagliato “cervello” del movimento operaio e comunista che è stato ed è Antonio Gramsci, in base alla quale la teoria senza prassi è vana, ma la pratica senza teoria è cieca. “La coscienza di essere parte della forza egemonica, cioè la coscienza politica – scrive Gramsci – è la prima fase di una ulteriore e progressiva autocoscienza, cioè della unificazione della pratica e della teoria. Anche l’unità di teoria e pratica non è un dato di fatto meccanico, ma un divenire storico; ecco perché lo sviluppo del concetto-fatto di egemonia rappresenta un grande progresso filosofico, oltre che politico-pratico”.
Tanto nell’orizzonte dell’elaborazione, quanto nel cimento della costruzione, abbiamo bisogno di una sinistra che sia, al tempo stesso, patriottica e internazionalista, antimperialista e popolare; e per costruirla è tanto necessaria quanto attuale una soggettività politica, il Partito, fondato nel marxismo e nel leninismo, che sia avanguardia organica e intellettuale collettivo, “orientatore” e “costruttore”, ancora con Gramsci, del movimento di classe e della spinta necessaria per la trasformazione delle nostre società in senso socialista. Una sinistra, dunque, come nella vostra Risoluzione, patriottica, internazionalista, per la pace vera, con giustizia sociale, e contro le guerre dell’imperialismo.
Occorre, per questo, delineare strategicamente e attrezzare programmaticamente le nostre comuni parole d’ordine: No Ue – No Nato. Per il nostro Paese, l’Italia, stretta nella morsa delle politiche di austerità e di rigore dettate dai parametri imposti dall’Unione Europea e letteralmente occupata da una fitta trama di oltre 120 basi e strutture militari Usa e Nato, la lotta contro la Ue e la Nato, la lotta per l’uscita dell’Italia dalla Ue e dalla Nato, non è solo una lotta politica e strategica, bensì perfino questione di dignità e di democrazia, di autodeterminazione e di sovranità.
Si tratta, evidentemente, di un cimento formidabile, ma non utopistico, né velleitario, purché sappia costruire consenso ed egemonia nella società, attivare le energie e il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, entusiasmare e galvanizzare le giovani generazioni, che pure si cimentano, sui temi specifici, in campagne e mobilitazioni, sollecitare le migliori energie intellettuali.
E purché, in conclusione, sappia innescare relazione e coordinamento tra di noi e con tutte le forze che, su scala continentale, sono animate dagli stessi indirizzi programmatici e dagli stessi orientamenti strategici – per la liberazione dei nostri Paesi e, in definitiva, del nostro continente, dalla gabbia dell’Unione Europea, dell’euro e della Nato, per un diverso ordine delle relazioni internazionali su scala continentale e mondiale, per un diverso orientamento, autonomo e indipendente, della nostra politica di difesa, della nostra politica estera e delle nostre relazioni internazionali.
Di fronte al mondo multipolare che sempre più si afferma e avanza, di fronte al crescente e promettente protagonismo del Sud globale e al ruolo fondamentale della Cina socialista, di fronte al mondo nuovo che pure viene emergendo, sappiamo che grande e comune è il lavoro che si staglia innanzi a noi e siamo certi che dal vostro 25° Congresso emergeranno contenuti, indicazioni e orientamenti strategici che rafforzeranno la comune battaglia per la democrazia, per la pace, per il socialismo.
Buon congresso, compagni e compagne, e, come ci mostra l’eroica resistenza di Cuba socialista: Unità, Lotta, Battaglia, Vittoria!
04.11.2025
