La “debacle” delle Ferrovie dello Stato. Una profonda crisi dei Trasporti entro la crisi generale dello “Stato Sociale”

Nota Stampa del MpRC della Calabria

Da utenti storici dei treni come mezzo di trasporto siamo costretti a registrare un totale ed evidente disservizio. Non c’è un treno che non manifesta qualche difetto lungo il tragitto. Porte che non si aprono, bagni che non funzionano, ritardi costanti negli arrivi. Eppure parliamo dei treni di bandiera: i famosi “Freccia Rossa”.

Nel frattempo i costi dei biglietti sono schizzati alle stelle. Mediamente Reggio Torino costa 180/190 euro. E ciò quando, in questa epoca, si può raggiungere la stessa meta con un aereo a prezzi medi di 50 euro, cioè un terzo del biglietto Trenitalia. I telegiornali quasi quotidianamente registrano ritardi o guasti.

Che succede?

E evidente che c’è un calo di attenzione, un crollo degli investimenti da parte del Ministero dei Trasporti. Bisognerebbe rinnovare il parco dei treni. Troppo vecchi e troppo logori. Bisognerebbe soprattutto rivedere l’efficientamento della rete. I binari esistenti non sono più sufficienti a soddisfare la domanda. Non parliamo della rete infrastrutturale al sud e nelle isole.

Siamo indietro di almeno 3 decenni.

Molto spesso i ritardi si accumulano in quanto i treni in arrivo, non trovano l’accesso libero alle stazioni principali in qunato occupati da altri treni. Ora, convinti che questa nostra critica è condivisa da tutti i cittadini che utilizzano il treno come mezzo di trasporto, vogliamo avviare una battaglia politica per stimolare il governo a cambiare radicalmente rotta; a impegnare risorse adeguate; ad avviare investimenti al fine di fare tornare i trasporti ferroviari a standard adeguati sia in termini di efficienza che di costi. Occorre pensare un nuovo Master Plan che ripensi l’Italia dei Trasporti Ferroviari e così riformare la rete dei trasporti – di lunga e breve percorrenza – adeguandola alle attuali esigenze, ben diverse certamente di quelle che potevano essere i bisogni dei primi decenni del secolo scorso quando è stata realizzata la “nervatura” principale dei trasporti ferroviari.

Certo ci vorrebbero delle grandi risorse: per esempio investire la metà delle risorse che oggi si intende impegnare per acquistare armi e\o basterebbe investire le ingenti somme del bilancio accantonate per soddisfare il paraonico e faraonico progetto Salviniano del Ponte sullo Stretto per dare, per esempio, alla Calabria ed alla Sicilia una rete ferroviaria dignitosa.

Vogliamo ricordare che l’Italia è quotidianamente percorsa da lavoratori che dal Sud si recano per lavoro al Nord e non è ammissibile che lo Stato dimentichi i bisogni di tanti cittadini che periodicamente vorrebbero tornare alle loro famiglie; ai loro luoghi di origine, ma in queste condizioni ciò appare più un sogno che una realtà.

La verità che lo “Stato Sociale” che è stato l’obiettivo, l’azimut dei primi governi del dopo guerra, realizzato grazie alla grande e tenace spinta del Sindacato e dal P.C.I., oggi appare una locuzione cancellata dal vocabolario dei governi recenti.

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