di Laura Baldelli, della redazione di “Futura Società”
Castelferretti (Ancona): a proposito della presentazione del Manuale Popolare per la costruzione del partito comunista, di Fosco Giannini

Venerdì 14 febbraio presso la sede, ormai storica, di Castelferretti (Ancona), finalmente la presentazione del volume Manuale Popolare per la costruzione del Partito Comunista di Fosco Giannini, dopo numerosi appuntamenti in giro per l’Italia. Il libro, edito da Ventura edizioni, già dall’immagine di copertina evoca la costruzione che parte da solide fondamenta, opera grafica creata da Licia Fiordarancio. Il “manuale” è andato a ruba dopo le presentazioni d’eccezione del compagno Alberto Sgalla, professore di diritto ed economia e scrittore e del compagno Alessandro Volponi, professore di storia e filosofia e presidente del Centro Studi Nazionale “Domenico Losurdo”; ha introdotto il libro e condotto il dibattito il compagno Stefano Tenenti, coordinatore di Prospettiva Unitaria delle Marche.
L’evento ha richiamato compagne e compagni da tutte le Marche, da Pesaro a Fermo, da Fabriano fino a Foligno, sconfinando nell’Umbria.
Nell’introduzione il compagno Tenenti ha richiamato l’attenzione sulla densità dei contenuti, frutto del lavoro di molti anni del compagno Giannini, che con tenacia non ha mai perso la speranza e l’entusiasmo di costruire una forza comunista, che in questi anni si è tradotta in studio per un’analisi profonda dallo scioglimento del Pci nel 1991, anno che ha visto anche la bandiera rossa ammainata al Cremlino, fino ad oggi, continuando a lavorare, dialogando e coinvolgendo altre forze comuniste; articoli e saggi che dal 2012 sono stati pubblicati in riviste e giornali, ma anche interventi ai convegni, come il primo che apre il libro: Da Livorno alla Bolognina: ascesa e declino della nozione d’internazionalismo. La nozione di internazionalismo nella storia del Pci. I temi attraversati sono tanti, tutti attuali, indispensabili per una chiave di lettura del contemporaneo, dall’esercito europeo alla russofobia, dalle analisi su Stalin ed Engels alla nuova via al socialismo cinese, da Putin all’Ue, dalla strafottenza di Musk e Trump al V° capitalismo, da una giornata per la memoria del popolo palestinese alla lotta contro la guerra che è lotta di classe, dalla strage di morti sui luoghi di lavoro all’AI, dall’Ucraina alla Siria, ma anche la strage compiuta sulle donne e non poteva mancare, per la costruzione di un vero partito comunista, rievocare la concezione leninista e gramsciana del compagno Pietro Secchia.
Tenenti sottolinea che il libro dà risposte alle domande “interessate”: la forma partito è superata? Il comunismo non è morto? Ma oggi il contesto storico non è sfavorevole?
Il volume è arricchito dalla puntuale prefazione della compagna Adriana Bernardeschi, la direttrice di Futura Società e l’intervista all’Autore del compagno Luigi Basile, caporedattore della nostra rivista, che ripercorre la formazione e l’azione di studio e di lotta di Giannini, che considera fondante per suo impegno politico, la passione per la poesia.
Tenenti introduce il compagno Sgalla, che con rigore scientifico, supportato da una grande capacità di chiarezza, ha evidenziato quanto Giannini abbia messo in comunicazione passato e presente e come tutti i saggi e gli articoli siano rivolti al futuro e focalizzati su due aspetti importanti: quale partito per il nuovo millennio e quale forma partito nell’attuale fase politica.
Le caratteristiche principali devono poggiare sull’essere un partito d’avanguardia e di massa.
Rilevante è stato ristudiare e riproporre il pensiero e l’esempio di Secchia, importante il legame con il lavoro, specie oggi che, dopo la sparizione del fordismo e dell’operaio-massa, non c’è più la socializzazione tra i lavoratori, mentre siamo nell’era del V° capitalismo di Musk e Trump. Un tempo la forza del Pci si sviluppò con le cellule di produzione che si avvicinavano ai soviet, in grado di sviluppare “una sapienza collettiva” esplicitata come collaborazione tra scienza e produzione. Inoltre Sgalla ha sottolineato la transizione cinese, che ha saputo inglobare il mercato, rendendolo funzionale per lo sviluppo creativo, perché il Pcc è il garante in quanto coordina, dirige e vigila con grande scienza e sapienza il processo produttivo. Oggi dobbiamo essere all’altezza del nuovo capitalismo che plasma tutto, ogni aspetto della vita umana dal piacere al dolore.
La parola è passata al compagno Volponi, che con ancora altri punti di vista e diverso stile retorico, ha parlato di convinzioni stabili nel tempo per il compagno Giannini, che mai ha abbandonato le vesti del militante intellettuale d’azione, forte nell’ideale e nella pratica quotidiana.

Volponi ha sottolineato l’idea che un nuovo partito comunista debba avere idee chiare e condivise, evitando le esperienze passate nate per “gemmazione”, proprio comprendendo le cause profonde che portarono alla fine del Pci ed ha evidenziato quanto quello che divide attuali forze comuniste siano le questioni internazionali. L’intervento di Volponi ha aperto molte parentesi importanti, dando un carattere multi-inter-disciplinare e portando alla memoria storica i grandi eventi e temi affrontati dal Pci e la ricchezza della critica filosofica marxista. Con grande capacità di narrazione ha ricordato gli anni in cui il Pci, il partito tutto dedito alle conquiste sociali per i lavoratori e le lavoratrici che andavano dallo Statuto dei lavoratori, alla scuola di massa, al Ssn, fosse stato costretto all’impegno sui diritti civili che non erano certo la priorità degli inizi anni ’70, come ad esempio il referendum per la legge sul divorzio. Era il tempo in cui il Pci si avviava ad amministrare localmente e successivamente si avvicinava la fase Berlinguer, lontanissima da Lenin, che dovette affrontare momenti del nostro Paese davvero terribili come il rapimento e la morte di Aldo Moro, la strategia della tensione e la questione morale. Si andava palesando quel distinguo tra il marxismo orientale e occidentale con riferimenti al grande pensiero di Engels, di György Lukács, ma anche quel modo di pensare chiuso del “feticismo della purezza” che ha criticato e condannato altre vie alla costruzione del socialismo; così i danni dell’Eurocomunismo che abbandonava quell’idea di mondo che apparteneva al concetto d’internazionalismo. L’intervento di Volponi ha ricordato come nacque la Ddr, le differenze tra Stalin e Lenin, tra tattiche e strategie politiche con l’intento preciso della rievocazione del passato per comprendere il presente.
Il riferimento più forte oggi è quello dell’obiettivo del nuovo capitalismo senza consumi, che è come progettare la fine dell’umano: Trump circondato dai magnati dell’hi-tech. Gli Usa sembrano solo saper progettare solo armi di distruzione di massa.
Non potevano mancare i ringraziamenti dell’autore, che ha ribadito che una forza comunista deve avere grandi “cervelli” perché la sfida è altissima, la lotta sarà durissima, ma quando mai i comunisti non hanno affrontato sfide impossibili?
Per finire un momento di leggerezza e fraternità con una cena casalinga preparata dalla compagna Valeria Conti e dal compagno Franco Alessandrini, dopo un pomeriggio che ha nutrito i nostri cervelli e la nostra speranza.
