La nostra solidarietà all’Associazione Centro Sociale Culturale Villa Paradiso di Bologna.

Segreteria nazionale MpRC

Nel clima di guerra legato alla postura assunta dal nostro Paese come “cobelligerante di fatto”, al seguito degli Stati Uniti, nella guerra che la Nato ha scatenato contro la Federazione Russa in Ucraina, episodi di censura, talvolta vere e proprie intimidazioni e aggressioni, pesanti restrizioni degli spazi di conflitto sociale e di agibilità democratica, il caso di Villa Paradiso a Bologna è salito agli onori delle cronache nazionali.

Dopo 40 anni di attività, oltre 500 soci/e, una quantità inesauribile di eventi, conferenze, incontri, proiezioni di film e presentazioni di libri, corsi per tutte le età, attività sociali di partecipazione civica e di inclusione sociale, peraltro in una zona sostanzialmente priva di spazi di incontro e di relazione, l’Associazione Centro Sociale Culturale Villa Paradiso sarà costretta a interrompere le proprie attività e lasciare la sede.

Formalmente, la motivazione risiede in un atto del Comune di Bologna, una delibera comunale dell’8 gennaio scorso che prevede il cambio di destinazione dell’immobile che sarà trasformato in un centro per la “promozione del benessere di comunità al fine di insediarvi interventi innovativi sul welfare di prossimità”.

Praticamente, tuttavia, si tratta dell’unica, tra le 21 Case di Quartiere con la convenzione in scadenza, a subire un intervento di questo tipo. Contro Villa Paradiso, più che una riconfigurazione della destinazione d’uso, sembra dunque si sia scatenata una vera e propria censura e cancellazione, che fa seguito alle polemiche, scatenate soprattutto dal PD, contro alcune iniziative ospitate nello spazio, quali la proiezione del film “Il Testimone” e l’iniziativa dal titolo “Russia Corea Popolare. Una lunga storia di amicizia”.

Oggi 15 gennaio, si è tenuta la conferenza stampa sulla cacciata da Villa Paradiso; sabato 18 gennaio, dalle ore 17.30, è in programma l’assemblea pubblica, per richiamare l’attenzione, come segnala il post dell’evento, su “censura, repressione, fermare il dissenso?” (www.facebook.com/events/966001984856917); lo stesso giorno, sabato 18, dalle ore 15.00, in Piazza della Mercanzia, è in programma il presidio contro la guerra e contro la censura di guerra, indetto con il titolo “non un soldo, non un soldato per le guerre della Nato!”, promosso dal Coordinamento No NATO Emilia Romagna (www.facebook.com/photo?fbid=122119899746619236).  

Le politiche di guerra, l’oltranzismo atlantico, la censura di regime, la militarizzazione dei territori, la deriva securitaria, sono, pur con accenti e sfumature diversi, politiche che accomunano, in Italia, la destra reazionaria al governo e il PD dell’opposizione di palazzo. È appena il caso di ricordare che è il PD la forza di maggioranza al governo della città di Bologna ed è il PD, nelle sue risoluzioni, il più convinto sostenitore del regime di Kiev con un “impegno chiaro e netto a sostenere l’Ucraina con tutti gli strumenti possibili compreso il supporto militare”.

Come Movimento per la Rinascita Comunista, insieme con tutte le forze impegnate nella costruzione del progetto comune di Prospettiva Unitaria, continueremo a essere in piazza, a Bologna e in tutte le città, per ribadire il nostro no alla guerra e alle politiche di guerra dell’imperialismo, a lottare contro la censura di regime, la militarizzazione dei territori, la deriva securitaria, a ribadire il nostro impegno per la pace con giustizia sociale, la solidarietà e l’amicizia tra i popoli.

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