Violenze e disordini mettono a soqquadro la capitale della Georgia, Tbilisi. Tutto è iniziato lo scorso 28 novembre, dopo che il primo ministro della Georgia, Irakli Kobajidze, ha annunciato che il governo avrebbe sospeso i negoziati di adesione all’Ue. Una nuova Euro Maidan è alle porte?
da ActualidadRT, 3 dicembre 2024, versione italiana a cura di Fosco Giannini

In Georgia continuano per il quinto giorno consecutivo (mentre scriviamo è il 3 dicembre 2024) le massicce proteste, con numerosi scontri tra manifestanti e polizia, che utilizza idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla.
I disordini sono iniziati dopo che il 28 novembre il primo ministro georgiano, Irakli Kobajidze, ha annunciato che le autorità avrebbero sospeso i negoziati di adesione all’Unione europea.
L’appello del Presidente agli studenti
Secondo le stime citate dalla stampa locale, la maggioranza dei manifestanti è rappresentata da giovani. La presidente della Georgia, Salomé Zurabishvili, nata a Parigi e di nazionalità francese e georgiana, in contrasto con le posizioni espresse dal capo del governo Kobajidze, ha addirittura invitato gli studenti a scendere in piazza per “esprimere la loro solidarietà” alle lotte antigovernative e agli altri manifestanti, al fine di far passare la linea dell’entrata della Georgia bell’Ue.
Il Patriarcato della Chiesa ortodossa georgiana ha definito “estremamente grave e allarmante” questo appello della presidente rivolto agli studenti a partecipare alle manifestazioni antigovernative, visti i violenti scontri che già si verificano nelle strade.
“In tali circostanze, le dichiarazioni rivolte agli studenti e ai minori in generale, fatte dalla presidente della Georgia, sono particolarmente sbagliate poiché volte alla crescita dell’odio e della divisione popolare, mentre si dovrebbe cercare di ridurre la polarizzazione e neutralizzare la violenza nella società, al fine di salvaguardare la società e le sorti delle stesse giovani generazioni”, si legge nel comunicato dell’organismo religioso.
Che cosa sta accadendo?
Significativo è il fatto che almeno cinque ambasciatori georgiani si siano dimessi in seguito all’annuncio del primo ministro Kobajidze. Il primo giorno della protesta la presidente, Salomé Zurabishvili, si è invece unita ai manifestanti davanti al palazzo del Parlamento a Tbilisi.
In totale, dal 28 novembre, durante i disordini avvenuti a Tbilisi, sono state arrestate 293 persone. Secondo il Ministero degli Interni georgiano, 143 agenti di polizia sono rimasti feriti.
Nei giorni scorsi, i manifestanti hanno lanciato pietre, fuochi d’artificio, oggetti incendiari, bottiglie di vetro e di ferro contro le forze dell’ordine. Secondo i rapporti, decine di persone – tra cui manifestanti, giornalisti e agenti di polizia – sono rimaste ferite durante gli scontri.
“Strumento di ricatto”
Secondo il capo del governo, Kobajidze, l’Unione europea utilizza il processo negoziale in corso come “strumento di ricatto” contro la Georgia e non chiede riflessioni, “ma solo atti diretti all’abbandono della dignità della Georgia e alla sua subordinazione a Bruxelles”.
“Si tratta dell’annullamento della legge sulla trasparenza delle ONG, dell’imposizione di sanzioni che porterebbero al collasso dell’economia georgiana con le stesse mani della Georgia, del rilascio dell’ex presidente Mikhail Saakashvili , ecc. “, ha affermato il primo ministro georgiano.
Il capo del governo ha spiegato che entro il 2028 il Paese sarà economicamente preparato per avviare i negoziati con Bruxelles e adempiere a oltre il 90% dei suoi impegni, inclusi nell’accordo di associazione con l’Ue.
Allo stesso modo, il premier Kobajidze ha assicurato che “lo scenario del Maidan ucraino non si ripeterà in Georgia”, riferendosi agli eventi accaduti in Ucraina tra il 2013 e il 2014, quando scoppiarono manifestazioni dopo la sospensione dell’entrata nell’Ue. “A differenza dell’Ucraina nel 2013, la Georgia è uno Stato indipendente con istituzioni forti e, soprattutto, persone sagge e con esperienza”, ha osservato il capo del governo.
Lo stesso Kobajidze ha denunciato che i politici dell’opposizione sacrificano e mandano allo sbaraglio i giovani nelle proteste eseguendo gli ordini dei loro “capi” esterni e ha affermato che la presidente Zurabishvili dovrà lasciare, per le gravi posizioni contrarie agli interessi della Georgia, il suo incarico. A sua volta, la presidente ha annunciato, in un discorso minaccioso, che le proteste si svolgeranno in conformità con la Costituzione del Paese, definendo inoltre “illegittimo” il governo del paese e assicurando che non si dimetterà dal suo incarico anche se il suo mandato scade in questo stesso dicembre 2024.
Nel frattempo, la Corte costituzionale della Georgia non ha accolto la richiesta della stessa presidente Zurabishvili di dichiarare incostituzionali le elezioni parlamentari dello scorso 26 ottobre, vinte dal partito al governo “Sogno Georgiano”, riferisce l’agenzia” Batumelebi News”, riportando anche il fatto che, per la stessa Corte Costituzionali, “la Georgia è una repubblica parlamentare in cui il presidente ha poteri nominali” .
Come reagisce l’Occidente?
Molti paesi e leader mondiali hanno già iniziato ad “interloquire” positivamente e strumentalmente con l’aumento della violenza nel paese. L’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, ha criticato il governo della Georgia e ha affermato che esso “non sostiene il popolo e la sua scelta di un futuro europeo”. La funzionaria estone ha detto che “si rammarica dei segnali provenienti dal partito Sogno Georgiano di non seguire il percorso della Georgia verso l’Ue e la scelta democratica del paese”. Aggiungendo che “ciò avrà conseguenze dirette da parte dell’Ue”.
Quella della signora Kallas non è l’unica pressione esterna che subisce il legittimo governo georgiano. La settimana scorsa gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione della loro partnership strategica con Tbilisi. Secondo una dichiarazione rilasciata a nome del portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller, la decisione è stata presa a causa di “varie azioni antidemocratiche”del partito al governo.
“Rivoluzione arancione”
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato che “tutto ciò che accade in Georgia è una questione interna della Georgia” e ha aggiunto che “Mosca non ha interferito e non intende interferire in questi processi”. Allo stesso tempo, il portavoce presidenziale ha sottolineato che è evidente che in Georgia “si sta tentando di destabilizzare la situazione “.
“Abbiamo assistito a eventi simili in altri paesi. Probabilmente l’equivalente più diretto che si può stabilire è quello di Euro Maidan in Ucraina: vi sono tutti i segni di un tentativo volto a mettere in campo una nuova rivoluzione arancione”, ha affermato Peskov.
