Verso l’Internazionale Antifascista

Contro il fascismo e per la pace. Iniziativa ad Ancona organizzata dal Centro Studi Nazionale “Domenico Losurdo”, dall’Associazione Italia Cuba Senigallia e da Il Punto Rosso “U. Terraccini” di Jesi

Di Laura Baldelli

Sabato 30 novembre ad Ancona una partecipata iniziativa a sostegno e rilancio dell’Internazionale Antifascista partita dal Venezuela dopo il tentato golpe subito dopo le democratiche elezioni che hanno visto la riconferma di Maduro presidente.

Iniziativa importante anche perché ricuce quelle fila dei comunisti e delle comuniste che militano in diverse formazioni, quel lavoro fatto assieme che era il fulcro della politica partecipata, del confronto e dei legami tra militanti.

Alessandro Volponi

Ha introdotto e coordinato gli interventi ed il dibattito tra i partecipanti, Alessandro Volponi, presidente del Centro Studi Nazionale “Domenico Losurdo”, che ha sottolineato come fino a qualche decennio fa fosse impensabile dover riprendere a studiare il fascismo, sia quello storico e soprattutto quello emergente che si mette al servizio dei potenti; ma da storico Volponi ha ricollegato  quando furono piantati i semi cattivi: finita la seconda guerra mondiale, morto F.D.Roosvelt, la caccia alle streghe del maccartismo e la guerra fredda, hanno cancellato la storia vera della guerra di liberazione dal nazifascismo, occultando l’enorme contributo dell’Urss e dell’Armata Rossa, nonché delle brigate partigiane in Europa, proclamando invece come unici liberatori gli Usa. Volponi cita intellettuali come Thomas Mann, che non era certo comunista, il quale si rifiutò di vivere nella nuova Germania Federale, criticando le nuove democrazie che reclutavano i criminali tedeschi; proprio come scelse un intellettuale marxista come Bertolt Brecht che dall’esilio tornò a vivere a Berlino est. Oggi invece, quando i risultati elettorali non sono graditi, gli Usa attaccano i governi eletti democraticamente. Infatti il Venezuela ha la grande colpa di aver ripreso possesso delle proprie risorse nazionali, che in mano alle multinazionali del petrolio non redistribuivano il reddito dei copiosi guadagni al popolo venezuelano, impedendone la crescita democratica.

Una ventata di vera partecipata democrazia ci è arrivata dal video di Geraldina Colotti, che porta sempre una diretta testimonianza dal Venezuela, informandoci di come l’imperialismo Usa destabilizzi le democrazie. La compagna Geraldina era presente durante la campagna per le elezioni in Venezuela lo scorso luglio, celebrando la vittoria e la riconferma del presidente Maduro: elezioni limpide e democratiche, svoltesi alla presenza di osservatori internazionali. In questi giorni la compagna Geraldina è a Caracas per il Congresso dell’Internazionale Antifascista, in cui ci si confronta per sviluppare un’agenda di lotta comune contro il capitale internazionale che destabilizza le economie con i bloqueo e le sanzioni, le economie dei paesi socialisti come Cuba e il Venezuela, con il fine di distruggere le democrazie popolari con veri e propri golpe mediatici, diffondendo false notizie. Eppure il livello della democrazia partecipata del Venezuela noi ce la sogniamo, perché nelle democrazie occidentali è l’unico momento di coinvolgimento popolare, mentre in Venezuela la Costituzione Bolivariana include la partecipazione popolare su molti fronti decisionali, partendo a livello locale e periferico, in cui i cittadini decidono e legiferano territorialmente nelle municipalità; oggi sono ancora più rafforzati dall’istituzione di giudici di pace per la risoluzione di conflitti: queste sono le grandi trasformazioni necessarie per abbattere lo stato borghese. Ma la lotta contro i poteri mediatici, che diffondono menzogne sulle piattaforme social, necessita la coalizione di tutte le forze antimperialiste e fasciste per combattere l’intossicazione sociale delle aggressioni mediatiche della cosiddetta guerra ibrida. Ciò che accade in Venezuela, a Cuba, in Palestina e in Medio Oriente, in Ucraina ci riguarda, mette a repentaglio le nostre democrazie, e l’avanzata delle destre in Europa ne è la prova.

La parola passa a Sergio Ruggieri del Punto Rosso di Jesi, compagno da sempre presente nelle lotte dei lavoratori davanti ai luoghi di lavoro, ha evidenziato come le mistificazioni delle menzogne mediatiche: recentemente ad Ancona all’Università della pace si è istigato alla rivolta in Venezuela per ripristinare la democrazia; ma il compagno Sergio è stato testimone oculare nel 2004, come membro dell’osservatorio internazionale e conosce il potere in mano ai cittadini delle Municipalità, dove le decisioni sono assembleari, mentre noi, una volta praticato l’esercizio del voto, il nostro diritto alla parola rimane inascoltato e non ha più alcun potere. Noi non siamo neanche in grado d’immaginare il livello di democrazia partecipata del popolo venezuelano che decide di sanità, viabilità, questioni abitative e scolastiche. Noi neanche le sogniamo e così neanche le rivendichiamo.

Gianmarco Pisa

Lo sciopero di venerdì 6 lo sciopero generale, tardivo per denunciare la desertificazione industriale e sociale dei territori, il declino del welfare state, i decreti sicurezza, il federalismo e le autonomie regionali, il premierato, può essere un segnale della ripresa del conflitto sociale e di classe? Così chiude l’intervento Ruggieri e passa la parola a Gianmarco Pisa, operatore di pace, attivista internazionalista a Caracas nella fase di costruzione dell’Internazionale Antifascista, nonché membro del Centro Studi “Domenico Losurdo” e responsabile Esteri del Movimento per la Rinascita Comunista.

Pisa evidenzia che l’Internazionale antifascista del Movimento Bolivariano è contro la guerra ed è per la pace e lo sviluppo dei popoli, che oggi è messo repentaglio dal contesto internazionale, in cui la caduta dell’egemonia del liberalismo e l’avanzata dei Brics, genera ferali colpi di coda del capitalismo predatorio che si serve anche di nuovi fascismi e di guerre per riprendersi la supremazia. Noi in Italia conosciamo il fascismo come regime nazionale e dittatura aperta alle frange più reazionarie della borghesia, un totalitarismo che ha annullato il pluralismo delle libertà. Oggi l’Internazionale antifascista individua nel fascismo contemporaneo quella odiosa superiorità di concezione ideologica, sociale, che si traduce in azioni discriminatorie violente di diritti e libertà. La lotta alle discriminazioni deve essere un altro elemento di trade-union e convergenza tra le forze politiche e le nazioni per combattere i fascismi. Inoltre oggi in Europa e nel mondo occidentale c’è un processo di autoritarismo che calpesta le Costituzioni nazionali, la Francia infatti, dopo le ultime elezioni, dove il fronte della sinistra ha vinto, Macron ha messo in atto un golpe bianco, impedendo le consultazioni per la formazione di un nuovo governo, una forma di autoritarismo violento contro i lavoratori e le lavoratrici.

Un evidente nesso tra il capitalismo e il fascismo, avvenne nel settembre 2019 con la risoluzione dell’UE che equiparò nazismo e comunismo, un altro atto politico violento e antistorico, in cui il gruppo dei deputati del Pd votò a favore, assieme alle destre, in cui erano raggruppate Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Per questo è importante rilanciare contro la minaccia fascista sempre al servizio del grande capitale.

Fosco Giannini ha evidenziato come in questi giorni, in Turingia, Sahra Wagenkecht, leader della nuova sinistra di classe del Bsw, stia stringendo, per arginare i nazifascisti dell’Alleanza per la Germania (primo partito in Turingia) un’alleanza governativa con i socialdemocratico della Spd e i conservatori della Cdu, ricordando anche che il trattato sull’Ue, meglio conosciuto come trattato di Maastricht, che definiva le regole e i parametri dell’Ue, fu firmato il 7 febbraio 1992, a poco più di un mese di distanza dal 26 dicembre 1991, quando venne ammainata la gloriosa bandiera sovietica dalle cupole del Cremlino e fu proclamata l’autodissoluzione formale dell’Urss.

Da queste date iniziarono anche i saccheggi delle democrazie: in Italia ci si inchiodò al pareggio di bilancio e alla modifica del titolo V della Costituzione italiana; si tradirono i principi solidali ispiratori della Carta Costituente, fino ad arrivare ad oggi sull’Autonomia differenziata,  la legge sul premierato e il decreto sicurezza PDL 1666, che aprono la strada ad una nuova deriva fascista che discrimina e distrugge diritti e libertà.

Le compagne ed i compagni presenti, espressione delle associazioni antifasciste del territorio, sono intervenuti esprimendo la propria adesione ed impegno, riconoscendo un pericolo internazionale e nazionale della deriva fascista al servizio dell’imperialismo, aprendo molti elementi di confronto che meritano ulteriori approfondimenti, soprattutto sul tema: “quale democrazia?”; proprio su questa domanda centrale ha risposto Pisa , ribandendo che i comunisti/e all’idea di democrazia come valore universale, preferiscono una democrazia diretta, dall’approccio dialettico e che solo la democrazia partecipata con potere deliberativo può dirsi espressione popolare.

Approccio dialettico significa sperimentare e creare nelle varie realtà nazionali: in Urss ci fu la democrazia consiliare dei soviet, oggi in Venezuela c’è la democrazia partecipata, a Cuba i consigli rivoluzionari. È molto importante abbattere la mistificazione del pensiero unico dell’informazione borghese diffusa di un unico modello di democrazia socialista.

Su questo si basa la vera costruzione della pace, non quella del pacifismo belante, i comunisti/e lottano pe l’affermazione del protagonismo delle masse popolari contro l’imperialismo che si nutre di guerre.

La pace contro la guerra.

Con queste nuove sfide nate dal dibattito lanciato dal pubblico c’è la promessa per nuovi incontri di confronto, ampliando anche la partecipazione di altre forze ed associazioni antifasciste.

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