di Fosco Giannini

L’8 agosto del 1956 rimarrà per sempre, nella storia, come una delle più grandi tragedie del mondo del lavoro. Al Bois du Cazier di Marcinelle, bacino carbonifero di Charleroi, in Belgio, persero la vita 262 minatori. Alle 7 del mattino 274 “uomini neri” scesero lungo i vari livelli della miniera, un mostro sotterraneo che sprofondava nelle viscere della terra per 1.035 metri, viscere nelle quali i minatori si accingevano ad affrontare un turno bestiale, in quelle condizioni estreme, di 8 ore. Dopo circa mezz’ora dalla discesa dei lavoratori, un carrello rimase incastrato in un montacarichi che si trasformò in un violento ed enorme proiettile il quale, colpendo con estrema potenza i cavi elettrici e le condutture dell’olio, provocò un incendio che rapidamente si propagò ovunque, portando ad una morte orribile 262 dei 274 minatori scesi nel ventre della miniera. Dei 262 deceduti 95 erano belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 algerini, 3 ungheresi, 2 francesi, uno inglese, uno olandese, uno russo, uno ucraino e ben 136 italiani. Da allora sino ad oggi, nell’approssimarsi di ogni 8 agosto, un fiume di retorica si leva da tante, malsane, sponde politiche, sindacali, istituzionali e mediatiche italiane subordinate al potere, una retorica che è giunta ad istituzionalizzare la tragedia dell’8 agosto 1956 attraverso la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”; una retorica sul “sacrificio” dei lavoratori immigrati nel mondo che, con le improvvide parole utilizzate dal presidente Mattarella nell’8 agosto 2023 (“Con il loro operato hanno contribuito a promuovere i più alti valori sociali e culturali che animano la Costituzione repubblicana e la stessa casa comune europea, a cominciare dal diritto al lavoro”) è giunta ad un livello francamente disgustoso, poiché si può davvero pensare alla morte orribile dei 136 minatori italiani nell’inferno di Marcinelle come un sorta di tributo alla Costituzione italiana e all’unità europea, rimuovendo brutalmente il fatto che quei lavoratori italiani bruciati nel fuoco fossero invece lì, in quell’inferno, solo per fuggire dalla miseria e dalla disoccupazione italiana e in testa, mentre morivano, non avevano certo gli articoli della Costituzione, il senso della patria e l’amore per la casa comune europea? Di fronte all’ancora viva, per il suo immenso portato politico, sociale e simbolico, tragedia di Marcinelle, le parole consuete e consunte della retorica e queste, particolarmente del presidente Mattarella, inducono davvero a sentimenti di rabbia, indignazione e repulsione.
In verità, l’orrenda cortina fumogena che si è innalzata anno dopo anno, e ancora s’innalza, attorno all’orrore di Marcinelle, tende scientemente a nascondere almeno tre grandi questioni che quella stessa tragedia ha sempre evocato e sempre più, impattando profondamente con la realtà odierna, oggettivamente evoca.
La prima questione è quella dell’immensa emigrazione italiana nel mondo: tra il 1861 e il 1985 hanno lasciato l’Italia, per ragioni di fame e sopravvivenza e senza più farvi ritorno, quasi 19 milioni di italiani. Un intero popolo che, al di là delle parole scarlatte e maligne, nel loro tradimento della verità, che Mattarella ha usato nel 2023 per i morti di Marcinelle, non sono certo partiti, per l’Argentina, gli Usa, la Francia, la Germania, il Belgio, per portare ovunque il loro amore per la nostra Costituzione e per i primordi dell’Unione europea, ma solo la rabbia e il dolore di chi deve fuggire da casa per sopravvivere. Questo, la retorica indecente delle forze politiche del potere e della cultura borghese italiane, in relazione a Marcinelle, non lo hanno mai detto, come ora le forze della destra, neofasciste e razziste italiane, da Fratelli d’Italia alla Lega, non vogliono e non possono certo ricordare-poiché le loro odierne politiche violentemente contrarie all’immigrazione e all’accoglimento salterebbero per aria-quanto il popolo italiano abbia dovuto, per sopravvivere, fare ricorso all’emigrazione nel mondo e alla fuga dolorosa dal proprio paese. Ogni volta che le forze politiche del potere conservatore-reazionario italiano piangono le finte lacrime e lanciano la retorica su Marcinelle, un meccanismo ideologico dalla capacità censoria perfetta scatta a cancellare la relazione tra i 136 morti italiani a Marcinelle, morti per emigrazione, e la politica neofascista che esse stesse praticano contro l’attuale immigrazione verso l’Italia.
Seconda questione: nel pianto da prèfiche che l’attuale potere politico italiano emette ogni 8 agosto su Marcinelle, mai si stabilisce una relazione tra il passato e il presente, tra le miniere e le fabbriche tedesche, belghe, francesi, inglesi dove soffrivano e morivano come mosche, nell’inferno di quel lavoro ancora per tanta parte vetero industriale, migliaia e migliaia di lavoratori italiani e la situazione odierna nel mondo del lavoro in Italia; sono cioè rimossi due fatti giganteschi del presente italiano: le migliaia di operai e lavoratori che oggi muoiono nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in Italia e le condizioni, spesso spaventose, nelle quali gli odierni immigrati venuti in Italia lavorano nelle fabbriche, nei cantieri navali ed edili e nelle terre del caporalato. Hanno già forse dimenticato, Mattarella, gli esponenti della conservazione e della reazione, i cantori retorici di Marcinelle, la morte e il braccio perduto nella polvere di Satnam Singh, il ragazzo indiano sfruttato come un asino nei campi dell’Agro Pontino?
Terza questione: non è stato solo Mattarella ad affermare, con un terribile grigio cinismo presidenziale, che le morti dei minatori italiani a Marcinelle sarebbero stati anche un tributo alla nascente casa comune europea, ma anche tanta parte dei media del potere, tra cui il Corriere della Sera di quest’ultimo 7 agosto 2024, che si è allineato al presidente titolando addirittura, per il paginone lacrimoso e mellifluo sulla tragedia del 1956, “L’Europa nasce a Marcinelle”. Assumendo, attraverso questo orrore ideologico, la stralunata, se non fosse tragica, tesi del presidente della Repubblica secondo la quale i 136 italiani sarebbero morti per il futuro dell’Ue, ma peggiorandola, se fosse possibile, asserendo chiaramente che è da Marcinelle stessa che nasce l‘Europa.
Senonché, come si dice, dio acceca chi non vuole vedere e il Corriere della Sera, attraverso la sua perversa menzogna, rovescia la propria stessa tesi dicendo finalmente, quanto inavvertitamente, la verità: poiché sì, è proprio nell’orrore del fuoco del profitto padronale di Marcinelle che, potremmo dire, è nata l’Unione europea iperliberista, anti antioperaia, antipopolare del Trattato di Maastricht, per il quale certo non avrebbero parteggiato – consapevoli della sofferenza e della fuga dalla terra natia e dalla vita originaria che procura il capitalismo – i 19 milioni di italiani polverizzati per disperazione nel mondo. Come certamente non avrebbero parteggiato per l’Italia e per la casa comune europea, al di là delle gravi fumisterie parolaie di Mattarella, i 136 minatori italiani morti a Marcinelle, molto consapevoli, politicamente consapevoli, come ci ha detto la storia, che i 140mila italiani emigrati in Belgio venivano sfruttati e trattati come “lumpenproletariat” dal capitalismo belga e che tanta parte della popolazione belga (attraverso un leghismo di massa ante litteram) offendeva gli italiani con le parole “sales, macaroni!” (andatevene maccaroni!) e che era stato lo stesso Alcide De Gasperi, capo del governo italiano, ad affermare, in relazione alla questione dell’emigrazione sottoproletaria di massa italiana: “Che imparino le lingue” Che emigrino!”.
Come si può, per concludere, affermare, come ha fatto il presidente della Repubblica e l’intero battaglione di piangenti costruttori delle menzogne sulla tragedia di Marcinelle, che i 136 minatori italiani sono morti per la casa comune europea e, dunque, per l’Unione europea, se alla stessa base dell’emigrazione italiana di massa in Belgio c’era l’accordo Italia-Belgio, l’accordo di scambio “uomini-carbone” per il quale l’Italia inviava in Belgio forza lavoro a poco prezzo e senza diritti, se non quello dello sfruttamento selvaggio e tante volte della morte, e il Belgio garantiva all’Italia, per ogni mille lavoratori inviati, tra le 2.500 e le 5mila tonnellate di carbone, a seconda dei livelli di produzione?
Questo era l’accordo siglato tra il premier italiano De Gasperi e il governo di Bruxelles già il 23 giugno del 1946, un accordo che anticipava la feroce essenza liberista dell’Unione europea che stava in quegli anni prendendo corpo nella forma della “cooperazione tra stati europei”.
Era già l’Europa del grande capitale che anticipava l’odierna forma dell’Ue come unità sovranazionale del grande capitale transnazionale europeo.
Se volesse guardare le cose con onestà intellettuale, partendo da questi dati oggettivi, ripeterebbe di nuovo, presidente Mattarella, che la morte dei minatori italiani di Marcinelle fu un tributo alla casa comune europea?
