Yemen. Israele ha bombardato gli impianti petroliferi di Hodeidah. Coinvolto nell’attacco un aereo italiano. Droni e missili balistici yemeniti hanno colpito obiettivi israeliani. Paura israeliana per la risposta dello Yemen

Da Resumen /Medio Oriente; fonte: “Al Mayadeen” del 21 luglio 2024. Versione italiana a cura di Fosco Giannini

Decine di persone sono rimaste ferite o uccise, soprattutto a causa delle ustioni, negli incendi provocati dagli attacchi israeliani sul territorio dello Yemen di sabato 20 luglio ultimo scorso, ma Sana’a, la capitale, ha avvertito che il nemico non riuscirà a dissuaderlo dal suo totale sostegno alla causa palestinese.

Il Ministero della Sanità dello Yemen ha riferito di decine di feriti e martiri, per lo più gravemente ustionati, a seguito degli attacchi israeliani agli impianti di stoccaggio del petrolio nel porto di Hodeidah, sul Mar Rosso, nella parte occidentale del paese.

A sua volta, il corrispondente della rete “Al Mayadeen” ha confermato gli attacchi mirati alla centrale elettrica di Ras Kutheb, a Hodeidah.

Come è stato spiegato in dettaglio, le squadre della protezione civile yemenita hanno lottato per spegnere gli incendi nelle strutture danneggiate dai bombardamenti.

Secondo le fonti yemenite consultate, questi attacchi israeliani sono stati effettuati in coordinamento con le forze statunitensi e, data la natura degli obiettivi raggiunti, è evidente che il nemico ha agito alla cieca, ma la sua aggressione riceverà una risposta, una dura risposta.

Da parte sua, un portavoce dell’esercito sionista ha confermato la responsabilità di Tel Aviv in questa operazione contro lo Yemen.

I media israeliani hanno descritto, sulla base di fonti ufficiali statunitensi, la partecipazione di 25 aerei da combattimento F-35, che hanno attaccato in serie diversi obiettivi nello Yemen.

Allo stesso modo, una piattaforma mediatica israeliana ha rivelato il coinvolgimento di un aereo dell’esercito italiano per fornire carburante agli aggressori nello spazio aereo dello Yemen.

Tuttavia, il capo della delegazione negoziale di Sana’a, Mohammad Abdul Salam, ha chiaramente affermato che “Se l’intenzione di questo attacco è quella di fare pressione sullo Yemen per costringerlo a ritirare il suo sostegno alla Striscia di Gaza, questo è un sogno che non si avvererà per il nemico israeliano, che invece si accorgerà della risposta yemenita”.

Non è stata, questa di Mohammad Abdul Salam, un’affermazione retorica: droni e missili balistici yemeniti hanno colpito, dopo l’attacco di Netanyahu, obiettivi israeliani

Le forze armate yemenite hanno poi, immediatamente, portato avanti, domenica 21 luglio, due importanti operazioni a Eilat e nel Mar Rosso, con droni e missili balistici a sostegno del popolo palestinese oppresso e in risposta all’aggressione statunitense-britannico-israeliana contro il paese.

È stato il portavoce delle forze armate yemenite, generale di brigata Yahya Sari, ad annunciare il lancio di due operazioni militari di successo contro importanti obiettivi israeliani.

Esplosioni di missili balistici hanno colpito diverse aree di Umm al-Rashrash (Eilat) nel sud della Palestina occupata e la nave americana Pumbaa nel Mar Rosso.

Le azioni dei combattenti yemeniti sono avvenute a sostegno del popolo palestinese oppresso e della sua resistenza e in risposta all’aggressione americano-britannico-israeliana contro il paese.

Il generale Sari ha rimarcato sia il pieno diritto dello Yemen a difendersi dall’aggressione della coalizione occidentale, che l’intenzione dello Yemen a continuare il proprio sostegno alla causa dell’eroico popolo di Palestina.

Ha inoltre ribadito la volontà di non fermare le manovre offensive nella zona marittima designata contro navi israeliane, americane e britanniche, finché non cesseranno il massacro e l’assedio nella Striscia di Gaza.

Domenica 24 luglio i media israeliani hanno raccontato il suono delle sirene a Eilat, Israele.

Da parte sua, l’esercito israeliano ha affermato di aver intercettato un missile balistico lanciato dallo Yemen tramite il sistema HTS, ma nel contempo gli stessi media israeliani parlano del timore di una risposta dello Yemen all’attacco israeliano.

Dopo l’attacco di sabato 20 luglio al porto di Hodeidah, nello Yemen occidentale, la popolazione israeliana è in massima allerta per la possibile reazione di Sana’a.

Israele teme fortemente la risposta dello Yemen all’attacco al porto di Hodeidah, e la sua aeronautica militare si è dichiarata in “grande allerta” in tutta l’entità occupante, ha sottolineato “Channel 12” sabato 20 luglio.

Secondo i media, l’aviazione israeliana, per dare fuoco agli impianti di stoccaggio del carburante nel porto e ad una centrale elettrica, ha organizzato ben 10 raid nel governatorato dello Yemen occidentale,

Il commentatore militare del “Canale israeliano 13”, Alon Ben David, ha parlato di un’“Intesa generale, oltre lo Yemen, volta ad avviare attacchi contro Israele e per questo l’esercito di occupazione sionista è in grande allarme e si sta ansiosamente preparando al conflitto”.

“Potremmo assistere ad   un lancio più significativo e potente di missili balistici contro Israele, perché lo Yemen ha questa capacità, e ha anche droni speciali, che richiedo molto tempo per essere intercettati”, ha rimarcato David.

Anche la marina israeliana ha alzato il livello di allerta nella zona di Eilat, riporta il sito “Israel Hayom”.

Secondo i media israeliani, i ministri sionisti hanno ricevuto una convocazione personale dal Capo del Consiglio di sicurezza nazionale per impedire la fuga di informazioni prima dell’attacco nello Yemen  e i ministri sono stati severamente invitati a non rivelare a nessuno i dettagli della  convocazione di una riunione straordinaria presso la sede centrale del Ministero della Sicurezza.

L’incontro, convocato per le 14.30 (ora locale), è durato quattro ore e si è concluso con l’approvazione dei piani di aggressione, hanno riferito diversi media.

Secondo i commentatori locali, il gabinetto politico è obbligato ad approvare tale operazione perché può portare alla guerra, e nel caso dello Yemen la risposta sarà importante.

Quando è iniziata la serie di attentati contro lo Yemen, nella sala di comando del ministero israeliano erano presenti il ​​primo ministro Benjamin Netanyahu, il capo della sicurezza Yoav Gallant e il capo di stato maggiore Herzi Hallen.

Nel caso di un’operazione di tale portata, “Channel 12” ha dato per scontato il coordinamento con gli Stati Uniti e altri partner della regione, come l’Egitto, per rendere l’azione efficace.

Da parte sua, il sito “Israel Hayom” ha sottolineato come i ministri del consiglio ristretto abbiano criticato il fatto che l’incontro sia avvenuto mentre gli aerei da combattimento israeliani erano già diretti nello Yemen per effettuare l’attacco.

Alla sessione segreta era presente anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ma non ha partecipato al voto perché era stato invitato dopo l’inizio dell’operazione, precisa il sito.

Altri media israeliani hanno fatto riferimento ad un presunto dialogo tra Galant e il Segretario alla Difesa americano, venerdì sera, per informarlo quale sarebbe stata la risposta del regime israeliano al drone yemenita fatto esplodere a “Tel Aviv”.

 

Lascia un commento